Manovra: le prossime tappe e i rischi per l’Italia

Bruxelles – Stime di crescita troppo ottimistiche, misure che fanno fare retromarcia al cammino di riforme strutturali finora percorso dall’Italia in linea con le raccomandazioni Ue, deviazione senza precedenti dei parametri di bilancio: sono le ‘accuse’ della Commissione Ue, argomentate nella sua Opinione sul Documento programmatico di bilancio, respinto al mittente.

Di seguito i contenuti principali:

  • RETROMARCIA SU RIFORME. Bruxelles ritiene che per rafforzare la crescita serva una strategia “globale di riforma”. Ma contesta quella della manovra, perché le misure “indicano un chiaro rischio di retromarcia su riforme adottate in linea con le raccomandazioni Ue”. L’abolizione della Legge Fornero “fa retromarcia sulle riforme precedenti che puntellano la sostenibilità del debito”, il condono “può scoraggiare la già scarsa conformità al fisco, implicitamente premiando comportamenti non conformi” e “la riduzione delle tasse sulle imprese che investono sono disinnescate dall’abolizione delle agevolazioni fiscali”.
  • CRESCITA TROPPO OTTIMISTA. L’Italia prevede di ridurre il rapporto debito/Pil ma la sua stima “è soggetta a larghi rischi al ribasso, visto che si basa su proiezioni di crescita ottimistiche, privatizzazioni dello 0,3% del Pil all’anno dal 2019 al 2021 e l’attivazione delle clausole di salvaguardia nel 2020 e 2021”.
  • DEBITO SALE. “L’Italia non rispetterà il benchmark di riduzione del debito né nel 2018 né nel 2019” in base alla manovra presentata. La deviazione senza precedenti del deficit strutturale è pari a 1,4% del Pil. Questo non solo vuol dire che rischia l’apertura di una procedura per debito eccessivo, che può portare tra diversi mesi anche a sanzioni pecuniarie, ma non è protetta in caso di shock macroeconomici. Inoltre, aumenta il fardello che pesa “sugli standard di vita delle future generazioni”.

“Un passo alla volta”, ha risposto il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici a chi chiedeva se e quando l’Italia finirà sotto procedura per debito eccessivo. Ma il cammino verso questo esito pare ormai segnato, a meno che nei prossimi giorni lo scontro tra Roma e Bruxelles non si trasformi in un vero ‘dialogo costruttivo’.

Ecco le prossime tappe del percorso in atto e i rischi che corre l’Italia

– 26/10. L’agenzia di rating Standard&Poor’s aggiornerà la sua valutazione sui titoli di Stato. Un declassamento potrebbe portare a una nuova fiammata dello spread

– 5/11. Il ‘caso Italia’ sarà sul tavolo dell’Eurogruppo. Nessuna decisione formale è attesa, ma Tria dovrà confrontarsi con 18 colleghi che non la pensano come lui

– 8/11. La Commissione pubblicherà le previsioni economiche aggiornate, nuovo momento della verità per le stime su cui si basa la manovra dell’Italia

– 13/11. Termine ultimo per presentare a Bruxelles una nuova bozza della legge di bilancio.

– 21/11. La Commissione pubblicherà il parere definitivo sulla legge di bilancio.

– Novembre-dicembre. La Commissione potrebbe adottare un nuovo parere, stavolta negativo, sul debito e la sua sostenibilità

– Fine 2018. Stop al programma ‘quantitative easing’ e quindi fine degli acquisti dei titoli di Stato da parte della Bce

– Gennaio 2019. Possibile apertura della procedura per debito eccessivo contro l’Italia per violazione delle regole sul debito. La procedura prevede un monitoraggio dei conti nazionali da parte dell’Ue ancora più stretto, la risoluzione del problema al più presto possibile e, in caso di persistere della violazione, l’imposizione di una multa che può arrivare fino allo 0,2% del Pil.

LA PROCEDURA PER DEBITO ECCESSIVO, UN’ARMA SPUNTATA – La procedura per debito eccessivo (tecnicamente chiamata ‘procedura per deficit eccessivo relativo al debito’), che l’Italia rischia da tempo, è stata finora sempre evitata grazie alla flessibilità concessa dall’Ue e alla promessa di aggiustamenti strutturali in parte rinviati di anno in anno, e che adesso gravano sul 2018. Con l’opinione negativa sulla manovra 2019, può scattare in qualunque momento perché riguarderà una deviazione che si trascina dal 2017, quindi non c’è bisogno di aspettare aprile 2019 per avere i dati ‘consolidati’ del 2018. La procedura ha però tempi piuttosto lunghi: per arrivare alle sanzioni serviranno non meno di 5-6 mesi. Primo passo è la stesura del rapporto sulla sostenibilità del debito, che Bruxelles può decidere in qualunque momento e argomenta la necessità di avviare la procedura. Sul rapporto si esprimono anche gli sherpa dell’Ecofin. Bruxelles fa quindi una nuova opinione sul debito eccessivo e propone all’Ecofin di dichiarare l’esistenza di tale deviazione. Quindi prepara una raccomandazione dove fissa una data limite per correggere il deficit strutturale. Sei mesi in caso di violazione contenuta, tre mesi se è grave. Anche su questa deve esprimersi l’Ecofin. Se il Governo non rispetta la scadenza, la Commissione fa una nuova raccomandazione all’Ecofin che fissa la multa da pagare (0,2% del Pil) finché non i conti non saranno corretti.