Lussemburgo al voto, il partito di Juncker peggio delle attese

Bruxelles – La grande rivincita del partito cristianodemocratico (Csv) del presidente della Commissione europea, ed ex premier lussemburghese Jean-Claude Jucker, non c’è stata. Il premier uscente, Xavier Bettel per ora resta in pista per formare un nuovo governo ed anche in Lussemburgo i verdi registrano un significativo successo: questo in sintesi il bilancio dei voti espressi ieri dai lussemburghesi che emerge a conclusione dello spoglio delle schede. Il premier uscente Xavier Bettel è stato ricevuto stamane dal capo dello Stato, il Gran Duca Henri Albert Guillaume, al quale, come prevede la prassi, ha presentato le sue dimissioni. Ma la stampa locale è sostanzialmente concorde nel ritenere che i risultati usciti dalle urne consentiranno al liberale Bettel – alleato dichiarato di Emmanuel Macron – quanto meno di provare ad andare avanti con la coalizione blu-rosso-verde che ha governato il Paese negli ultimi 5 anni, dopo 20 anni di premariato Juncker. La coalizione di Bettel è stata possibile grazie ai socialisti dell’Lsap del vicepremier uscente Etienne Schneider e del ministro degli Esteri Jean Asselborn, e ai Verdi di Dei Greng.

Il partito dei cristianodemocratici è piombato al 28%, il peggior risultato di sempre (-2 seggi rispetto alla passata legislatura). Nonstante i  numeri consentano a Bettel di restare in corsa, anche il suo partito Dp, di stampo liberale, è in peggioramento rispetto alle consultazioni precedenti, e perde un seggio. Avanzano i Verdi, che conquistano 3 seggi, mentre i socialisti (Lsap) ne perdono 3, pur trovandosi oltre il 16%. Crescono i consensi, anche se non in modo determinante, per l’Adr, una formazione populista che esiste da tempo ma che beneficia del vento in poppa per i partiti simili in Europa. Anche il numero dei seggi di altri due piccoli partiti sale, a sorpresa, si tratta dei Piraten e della Sinistra. L’affluenza alle urne è stata dell’89,62%, ma ad essere chiamati alle urne sono stati 256mila elettori, poco meno del 43% della popolazione del Granducato, dove quasi la metà degli abitanti (il 48%) è straniera e quindi senza diritto di voto alle legislative.