Merkel e Macron spingono sul Recovery fund, l’accordo in Ue va chiuso a luglio

Berlino – Chi si aspettava una nuova proposta Merkel-Macron è rimasto deluso e la cancelliera ha messo le mani avanti: “Non ne serve un’altra”. Quello di cui l’Europa ha bisogno, hanno spiegato i due leader che oggi si sono incontrati al castello di Meseberg, vicino Berlino, è che l’accordo sul Recovery Fund arrivi a luglio. “Questa è l’assoluta priorità”, per il capo dell’Eliseo mentre anche da Bruxelles la presidente dell’Ue, Ursula Von der Leyen, insiste per un accordo prima della paura estiva. E le eventuali modifiche che risulteranno dal negoziato sulla proposta della Commissione Ue (un fondo da 750 miliardi di euro) non dovranno comprometterne la solidità: “Per me è importante che alla fine venga fuori dal dibattito uno strumento forte. Deve restare un fondo che aiuti, e che aiuti soprattutto i paesi più colpiti dalla crisi”, ha scandito la Cancelliera, alle prese dal 1 luglio con una delicatissima presidenza del semestre europeo.

Berlino e Parigi faranno ogni sforzo per convincere i cosiddetti “frugali” (Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia) a un’intesa, e l’agenda delle riforme interne cui si impegneranno i partner – con la Merkel che ha citato l’Italia – potrebbe fare da “ponte”, per superarne le resistenze. Sull’urgenza dell’approvazione, sollevata dal capo dell’Eliseo, era intervenuta anche la von der Leyen, che in un’intervista all’Handelsblatt ha chiarito: non si può andare in vacanza senza aver raggiunto un’intesa. E se il consiglio di metà luglio non porterà all’accordo, bisognerà farne un altro prima della pausa estiva. L’emergenza morde, convengono tutti di fronte alla “più grande crisi economica mai affrontata dalla seconda guerra mondiale”. Al loro primo incontro personale dall’esplosione della pandemia, Merkel e Macron hanno parlato a lungo, comparendo in ritardo davanti alla stampa, prima di proseguire la bilaterale con una cena di lavoro sulle relazioni internazionali, tra cui certamente anche della Cina.

Davanti ai giornalisti, i due hanno ribadito l’importanza del motore franco-tedesco per l’Ue: “Germania e Francia vogliono giocare un ruolo comune per rendere chiaro che l’Europa è il nostro futuro”, ha esordito Merkel, sottolineando che l’intesa fra Parigi e Berlino apporti “un impulso importante all’Europa”. “Sappiamo che se Francia e Germania sono d’accordo questo non significa che sia d’accordo l’Europa. Ma sappiamo che ce se Germania e Francia non sono d’accordo le cose non vanno meglio per l’Europa”. E dunque il Recovery fund “non fallirà a causa nostra”, è stata l’assicurazione. La cancelliera ha poi sottolineato che la proposta di ancorare il negoziato sul fondo e sul bilancio pluriennale europeo a un’agenda di riforme dei paesi partner sia strategicamente condivisibile. “Ciascuno a casa sua deve vedere cosa lo renderà più capace di affrontare il futuro”, ha spiegato. “Il presidente italiano ha fatto proposte per modernizzare il suo Paese”, ha detto per fare un esempio. E, da parte sua, ha parlato dello sforzo tedesco di “investire”, come sempre viene chiesto alla Germania di fare. Merkel spera in un’intesa veloce, anche se si è ancora lontani, ha ammesso parlando di trattative che restano difficili.

MES, A CHE PUNTO SIAMO?Intanto in Italia è vera e proprio guerra Pd-M5S sul Mes. Il nodo di Gordio del governo giallo-rosa, diventa oggetto di una lettera aperta di Nicola Zingaretti in cui il segretario del Pd, con nettezza finora inedita, chiede che sull’attivazione del fondo non ci siano più tergiversazioni. L’affondo del leader Dem ha innescato immediatamente l’effetto contrario, rendendo più solido e il muro di un MoVimento 5 Stelle segnato dalla tensioni interne. E rischiando di trasformare il voto in Aula sulle comunicazioni del premier prima del Consiglio Ue in un rebus ad altissima suspence. Il premier in questi giorni cercherà di dare una nuova sterzata al Recovery Plan italiano in un vertice di maggioranza tutto a sfondo economico: sul tavolo ci saranno infatti il dl semplificazioni e lo scostamento di bilancio per mettere in campo un decreto luglio che potrebbe arrivare fino a 20 miliardi. Ma il vero nodo resta quello del Mes. Il tema c’è e potrebbe essere connesso all’entità dello sforamento che verrà chiesto dal governo al Parlamento. Perché, se è vero che i fondi del Mes hanno valore retroattivo è vero anche che, sulla nuova “manovrina” e sul Recovery Plan da presentare a settembre, l’utilizzo o meno delle risorse del fondo salva-Stati light ha un peso strategico. Ma Conte, per ora, evita qualsiasi passo frettoloso. Il fondo Sure “sarà attivato”, ha spiegato il premier che tuttavia, risponde con una certa nettezza alla cancelliera Merkel, secondo la quale l’Ue non ha messo in campo il Mes o il fondo Sure “perché restino inutilizzati”. “Sul Mes non è cambiato nulla a far di conto sono io, con il ministro Roberto Gualtieri, i ragionieri dello Stato e i ministri”, è lo stop di Conte.

Con il Mes “oggi possiamo avere le risorse mai viste prima, la danza immobile delle parole, slogan, furbizie lasciamoli alle destre”, ha spiegato Zingaretti. La sortita rischia di far andare in fumo il piano di Conte: rinviare il voto sul Mes e sull’intero pacchetto di aiuti Ue a settembre, dopo l’intesa sul Recovery Fund. Il 15 luglio il premier sarà in Aula. La strategia sarebbe quella di mettere in campo una risoluzione di maggioranza esclusivamente incentrata sul Recovery Fund, oggetto del Consiglio Ue del 17-18. Ma è pacifico che le opposizioni presentino delle loro risoluzioni-trappola sul Mes, chi contro (come già fece Fdi), chi a favore, come PiùEuropa. E lì il rischio di un blitz di Iv (e forse anche di qualche parlamentare Pd) o di una sortita della fronda più vicina a Alessandro Di Battista è altissimo. Anche perché la posizione del M5S, sul Mes, non cambia. “Restiamo contrari, se debito deve essere facciamolo con lo scostamento di bilancio”, sottolinea Vito Crimi, capo politico del Movimento.

Una contrarietà a cui ha risposto anche il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. “Possiamo esaminare con grande attenzione e con tutti gli esperti del M5S in modo pragmatico i pro e dei contro – ha detto -, lo faremo al momento giusto e sono certo che tutti insieme raggiungeremo la soluzione più razionale. Il Mes è comunque debito e deficit, se sono spese aggiuntive va fatto uno scostamento, se si pagano fatture già fatte” invece non serve. “Sarebbe opportuno un approccio pragmatico”. Anche perché “su circa 37 miliardi di cui si parla” del Mes, visti i tassi di interesse, “a oggi si tratta di circa 500 milioni l’anno che in 10 anni fanno 5 miliardi che si risparmierebbero”, ha sottolineato il ministro, ricordando che il Mes fornisce “risorse, che vanno a debito pubblico non sono a fondo perduto come il Recovery Plan, ma tuttavia hanno tasso interesse”, che sarebbe “dello 0,08 sul decennale e 0,07 sul settennale”.