A Macron la maggioranza assoluta, campo libero su riforme. Crolla il Fn

Parigi – Alle elezioni legislative il partito En Marche! del presidente francese Emmanuel Macron sbanca con il 43,06% dei consensi. Dopo la vittoria alle presidenziali, è dunque sempre più in discesa la strada che porta da Parigi a Bruxelles. Il trionfo nelle politiche darà infatti al neo eletto presidente una maggioranza assoluta utile ad attuare tutte le riforme sociali ed europeiste del suo programma. Dopo la valanga di preferenze ottenuto al primo turno e le previsioni di uno tsunami elettorale, però, i francesi hanno imposto a Macron una correzione e hanno lasciato un margine agli altri partiti. Si è comunque spenta l’onda populista e anti-Ue del Front National: dopo la sconfitta nella corsa all’Eliseo, il partito di Marine Le Pen scende all’8,75%.

Le consultazioni sono state segnate, però, da un livello record di astenuti sia al primo che al secondo turno, con un dato finale del 57,36% di astensione tra gli aventi diritto. L’affluenza non è mai stata così bassa nella storia della Quinta Repubblica. I francesi sono stati chiamati a rinnovare i 577 deputati dell’Assemblée Nationale, la Camera bassa del paese, scegliendo tra oltre 7.800 candidati con uno scrutinio uninominale maggioritario a due turni. Ognuna delle 577 circoscrizioni in cui è divisa la Francia elegge un parlamentare.

In totale, l’alleanza europeista formata da En Marche! e dal centrista Mouvement Démocrate (MoDem), che ha incassato il 6,06% dei voti, arriva al 49,12% dei consensi. Il presidente potrà quindi contare su un bottino di 350 seggi (308 di En Marche! e 42 dei MoDem), ben oltre i 289 necessari per la maggioranza assoluta. Si tratta di uno scenario inimmaginabile prima dell’elezione presidenziale di Macron, quando lo spettro del populismo anti-europeista di Marine Le Pen preoccupava l’intera Ue. En Marche è seguito dai Républicains con il 22,23% e dal Front National all’8,75%. Più distanti ancora il Partito socialista, che ha ottenuto solamente il 5,68% delle preferenze, e la France Insoumise (sinistra radicale), con il 4,86%.

Dopo la sconfitta della Le Pen il 7 maggio, il Front National lacerato dalle faide è crollato all’8,75%. Il partito, che appena un mese prima alle presidenziali ha incassato quasi 11 milioni di voti e che considerava un risultato negativo non arrivare ai 15 deputati necessari per formare un gruppo parlamentare, al secondo turno ha ottenuto appena 8 seggi. Il segretario del Fn Nicolas Bay è stato eliminato al primo turno, ottenendo solamente il 22,78%. A dimostrare che il lato personalistico della corsa presidenziale era stato, per il Front National, un elemento chiave, c’è il risultato di Marine Le Pen, la sola a resistere tra i personaggi di spicco del partito: nella circoscrizione di Hénin-Beaumont, in cui ha fallito due volte l’elezione in passato, la leader di estrema destra ha vinto il ballottaggio contro l’avversaria di En Marche!. La Le Pen avrà al suo fianco in Parlamento solo altri sette colleghi.

L’impresa di formare un gruppo parlamentare riesce invece alla sinistra radicale anti-euro di Jean-Luc Mélenchon: seppur punita, La France Insoumise si è fermata al 4,86%, contro il 19,2% ottenuto dal leader nella corsa all’Eliseo, ma guadagna 17 seggi.

A subire una batosta ancora più clamorosa è il Partito socialista, che ha realizzato il peggior risultato della sua storia con il 5,68% delle preferenze. Il partito del presidente uscente François Hollande ha ottenuto soltanto 29 seggi in parlamento contro i 300 della passata legislatura. Benoit Hamon, candidato socialista alle presidenziali dove aveva raccolto solo il 6,36% dei voti, è stato eliminato al primo turno per soli 100 voti dall’avversario di destra (prima, staccata, la rappresentante di En Marche!). Spazzati via dal voto anche il segretario del partito Jean-Christophe Cambadelis, che si è dimesso subito dopo la chiusura delle urne al ballottaggio, l’ex ministra della cultura Aurélie Filippetti, l’ex ministro Jean Glavany (in parlamento dal 1993), e il più recente ex titolare dell’Interno, Mathias Fekl. Un congresso dovrebbe essere convocato entro la fine dell’anno.

Meno peggio ma sempre lontani anche Les Républicains, che hanno tenuto, ma vedono sfumare la scommessa di una coabitazione con i macronisti: ai ballottaggi di domenica 18 giugno la formazione neogollista guidata da François Baroin – e che diede al Paese presidenti come Jacques Chirac o Nicolas Sarkozy – ha ottenuto 113 seggi. Con l’alleanza con l’Union des démocrates et indépendants (Udi), fermi al 3,04%, i Repubblicani hanno ottenuto in totale il 25,27% e 130 seggi, e costituiscono la prima forza di opposizione a En Marche!-MoDem.

Quella tra En Marche! e MoDem è una delle maggioranze più schiaccianti degli ultimi 60 anni, dopo il record dell’alleanza Rpr-Udf del 1993 (484 deputati). Inesistente fino a un anno fa, il movimento lanciato da Macron ha polverizzato tutti i partiti che hanno segnato la storia politica transalpina, sconvolgendo il paesaggio politico. Dopo il primo turno, gli analisti avevano auspicato una reazione dei partiti tradizionali, così da garantire alla maggioranza di governo un’opposizione credibile e non ridotta a poche decine di deputati. Anche dai ranghi di La Liberté En Marche (Lrem) si sperava in una vittoria ampia ma non schiacciante, così da evitare al neonato partito – che presenta un esercito di debuttanti in Assemblée Nationale – di avere fra i propri seggi troppi politici completamente privi di esperienza. “Oggi non è una vera vittoria. La vera vittoria sarà tra cinque anni, quando le cose saranno davvero cambiate per la Francia”, ha detto il portavoce del governo e ministro dei rapporti con il Parlamento, Christophe Castaner. Spalancate dunque a EnMarche! e a un esercito di giovani, spesso novizi della politica, le porte dell’Assemblée Nationale, che conosce anche un numero record di 223 deputate donne. La palma di più giovane dell’emiciclo, però, va a un 23enne del Front National. Nell’anno zero della Francia, sono appena 140 i deputati riconfermati. L’assemblea è ringiovanita di cinque anni, con un età media per deputato di 48 anni e 8 mesi.

Seguendo alcune tendenze, si può notare che En Marche! durante il primo turno delle elezioni legislative si è imposto in quasi tutte le categorie economiche e sociali, a parte gli operari, che hanno preferito nuovamente il Front National. Ecco una mappa del voto del primo turno (il ballottaggio ne ha a grandi linee ricalcato l’andamento) secondo le stime realizzate dall’istituto Ipsos/Sopra Steria:

  •  GIOVANI E ANZIANI – En Marche! arriva in testa in quasi tutte le fasce di età. Tra i più giovani (18-24) ottiene il 32%, seguito dalla France Insoumise (Fi) con il 18%, e il Front National (Fn) al 14%. Il partito di Macron arriva secondo solo tra gli anziani con più di 70 anni. In questa categoria, Les Républicains (Lr) prendono il 34%, davanti alla compagine macroniana (33%). Molto indietro il Partito Socialista (Ps), con l’11%.
  • DISOCCUPATI, OPERAI, DIRIGENTI – Come per le presidenziali, il partito di Marine Le Pen si conferma primo tra le classi operaie con il 29% delle preferenze, seguito da En Marche! (26%) e Les Républicains (14%). I dirigenti, invece, hanno votato in massa il partito di Macron (36%), arrivato davanti a Lr (22%) e ai socialisti (15%). Stessa tendenza nella fascia dei pensionati, in cui si conferma En Marche! (34%) davanti alla destra repubblicana (30%), con il Ps e il Fn entrambi al terzo posto con il 10%. Anche tra i disoccupati il gradino più alto del podio spetta a En Marche! (32%), davanti al Fn (20%) e a Fi (18%).
  • CITTA’ E CAMPAGNA – Anche nelle zone rurali si registra un predominio macroniano con il 26% dei voti, cinque punti in più rispetto ai repubblicani. Nelle campagne, il Fn (18%) e la Fi (14%) superano i loro risultati a livello nazionale. En Marche! domina poi nelle città con meno di 20mila abitanti (41%) e in quelle con più di 100mila abitanti (32%). Nell’agglomerato urbano parigino predominio dei marcheurs (30%) e dei repubblicani (27%), con Mélenchon nettamente distaccato all’11%.
  • REDDITO – Tra le classi più agiate, con un reddito superiore a 3mila euro al mese, Macron ottiene una delle sue vittorie più importanti prendendo il 43% dei voti. Il 25% degli elettori appartenenti alle classi meno abbienti, con un reddito inferiore ai 1500 euro mensili, ha scelto invece Marine Le Pen, che supera Macron (17%) e Lr (16%). In questa fascia Mélenchon è fuori dal podio, con il 13%.