L’Ue si spacca sui Balcani, Macron blocca i negoziati

Bruxelles – La porta dell’Europa è chiusa, almeno fino a nuovo ordine francese. Nonostante una grande maggioranza a favore, i leader Ue riuniti a Bruxelles non sono riusciti a raggiungere un accordo per avviare i negoziati di adesione con l’Albania e la Macedonia del Nord, rinviando la decisione a maggio 2020. Il veto della Francia, spalleggiata da Paesi Bassi e Danimarca, alla fine è stato più forte anche della raccomandazione formulata dalla Commissione europea e rischia di destabilizzare l’intera regione balcanica.

Al vertice Ue, durante una notte di negoziati, ci hanno provato un po’ tutti a convincere Macron a cambiare idea, dai presidenti Ue Juncker a Tusk, alla cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier Giuseppe Conte, ma il presidente francese, a dispetto di lunghe trattative, appelli e auspici, ha tenuto il punto, continuando a chiedere di riformare l’intera macchina decisionale Ue e dare all’allargamento maggiore credibilità prima di accogliere nuovi Stati all’interno dell’Unione. Nei Balcani, ha spiegato lo stesso Macron, “ci sono situazioni non ancora risolte, come la migrazione”. Non è servita nemmeno l’ultima carta messa sul tavolo dalla presidenza di turno Ue finlandese: separare i destini dei due Paesi balcanici. Sacrificare Tirana per salvare Skopje nel tentativo ultimo di tenere viva la prospettiva europea per la regione. “Se si fossero aperte le discussioni di allargamento solo con la Macedonia del Nord scartando l’Albania sarebbe stato un errore politico funesto nella regione”, la replica di Macron. Impossibile allora raggiungere l’unanimità necessaria a dare luce verde. Tutto rinviato, per la terza volta in due anni.

Un fallimento che ha innescato dure reazioni dalla maggioranza dei partner europei. “Sono molto deluso, non si trattava di dire sì o no a Macedonia del Nord e Albania per l’adesione, ma sì o no ad iniziare i negoziati. E’ stato un grave, pesante, errore storico”, ha detto Juncker. Parole allo stesso modo forti quelle di Conte, che ha parlato di “un grande schiaffo, un errore storico”, sottolineando che “se l’Europa crea questa angoscia nei Balcani occidentali non solo svantaggia se stessa ma rischia di avvantaggiare altri paesi che mirano ad ampliare la propria sfera di influenza”. Russia e Cina su tutti. E di comportamento “deplorevole” ha parlato Merkel, supportata dalla cancelliera austriaca Brigitte Bierlein e dal commissario Ue all’Allargamento, Johannes Hahn, spiegando che il processo di allargamento porterebbe anche benefici economici visto che potrebbe arrivare forza lavoro qualificata, che “in Germania manca”.

Sulla sponda balcanica il nulla di fatto europeo ha già messo in fibrillazione la politica interna, con il primo ministro macedone, Zoran Zaev, che ha chiamato elezioni anticipate nel Paese e fissato la data per le sue dimissioni al 3 gennaio. E, al di là della data del maggio 2020 indicata dai leader Ue, le speranze europee per Tirana e Skopje escono dal vertice ridotte al lumicino. “A Macedonia e Albania – sono le ultime parole di incoraggiamento di Tusk – dico di non arrendersi, non ho dubbi che un giorno diventerete membri dell’Ue”.