Green Deal, 1000 mld di investimenti per un’Europa neutra entro il 2050

Bruxelles – La nuova Commissione europea ha debuttato con un passo da “uomo sulla Luna”, come lo ha battezzato la presidente Ursula von der Leyen: il Green Deal trasformerà l’Europa nel primo Continente neutro per il clima entro il 2050. E’ un cambio di paradigma dell’economia, che dall’energia fossile deve passare alle rinnovabili, della società che deve convertirsi ai consumi sostenibili, e delle imprese la cui produzione dovrà diventare amica dell’ambiente. Il piano di von der Leyen per la lotta al cambiamento climatico si propone di generare fino al mille miliardi di investimenti nei prossimi 10 anni per neutralizzare l’impatto delle attività economiche sull’ambiente.

Dal Fondo per una transizione ecologica equa (Just Transition Fund, con l’acronimo inglese Jtf) da 7,5 miliardi, ideato per facilitare il percorso degli Stati membri verso la neutralità climatica entro il 2050, l’Europa centro-orientale, ancora indietro nei progressi climatici e nella conversione industriale che avrà costi economici e sociali, dovrebbe ricevere ingenti investimenti. Secondo dati pubblicati da Bruxelles, la Polonia otterrebbe 2 miliardi di euro: attraverso il cofinanziamento nazionale e altri aiuti finanziari, il paese dovrebbe poter mobilitare fino a 27,4 miliardi di euro nel periodo 2021-2027. Importante beneficiaria è la Germania, con investimenti stimati in 13,4 miliardi di euro. Confermata è la dotazione per l’Italia: 364 milioni di euro per investimenti pari a 4,8 miliardi. La distribuzione dei finanziamenti dipenderà da specifici progetti di riconversione ambientale ed economica che i Paesi dovranno presentare alla Commissione europea per ottenerne l’approvazione.

GLI STATI MEMBRI – Dopo una lunga discussione al vertice Ue di dicembre 2019, gli Stati membri hanno raggiunto un accordo a 27 per fissare al 2050 il raggiungimento dell’obiettivo della neutralità climatica dell’Unione. L’intesa, ha spiegato la cancelliera tedesca Angela Merkel, è stata trovata grazie a una soluzione di compromesso che ha consentito di superare le resistenze della Polonia: Varsavia avrà tempo fino a giugno 2020 per decidere sulla sua adesione alla strategia destinata a fare dell’Ue la prima regione al mondo a zero emissioni. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen si è detta molto soddisfatta per il “forte sostegno” ricevuto dai Paesi membri al suo Green Deal. E ha espresso la sua comprensione per la posizione della Polonia, un Paese “ancora fortemente dipendente dal carbone” e che per questo ha bisogno di più tempo per vedere quali saranno gli strumenti finanziari all’interno del fondi di transizione che la potranno accompagnare sulla strada della riconversione delle sue fonti energetiche. Nelle conclusioni del vertice è stata data anche risposta alle preoccupazioni della Repubblica Ceca, ma anche della Francia, sulle prospettive dell’energia nucleare, affermando che il Consiglio europeo “rispetta i diritti di ogni Stato membro di decidere il suo mix energetico”. In particolare, si legge ancora nelle conclusioni, “alcuni Paesi hanno indicato che useranno l’energia nucleare” come parte di questo mix.

TABELLA DI MARCIA UE – Entro il 2021 la Commissione Ue presenterà tutte le proposte necessarie per trasformare l’Europa in un’economia verde a emissioni zero entro il 2050. Ecco le principali tappe di questo percorso:

  • Gennaio 2020 – Presentazione del meccanismo finanziario per accompagnare la transizione.
  • Marzo 2020 – Lancio di un Patto Ue per il clima. Proposta di legge per emissioni zero al 2050. Presentazione di una strategia per la biodiversità al 2030 e di nuovo piano d’azione per l’economia circolare
  • Giugno 2020 – Valutazione dei piani nazionali energia-clima
  • Estate 2020 – Piano per aumentare la riduzione delle emissioni al 2030 dal 40% attuale al 50-55%
  • Ottobre 2020 – Norme a sostegno del piano strategico per le batterie e l’economia circolare
  • Entro il 2020 – Inserimento obiettivi sviluppo sostenibile nel controllo sui conti pubblici (semestre Ue) e proposta per emissioni zero da impianti siderurgici entro il 2030
  • Giugno 2021 – Revisione del sistema Ets e della direttiva sulla tassazione dell’energia
  • Entro il 2021 – Revisione della normativa sugli aiuti di Stato per investimenti in energia e clima e proposta per misure di difesa da importazioni ‘inquinanti’.

RIVOLUZIONE VERDE UE, 50 INIZIATIVE IN 2 ANNI – La ‘rivoluzione verde’ si articola su una cinquantina di iniziative che dovranno essere varate nei prossimi due anni. Ecco un quadro delle principali azioni che Ursula von der Leyen prevede di mettere in campo e di cui fa parte anche l’inserimento degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile nel semestre europeo sui conti pubblici:

  •  Ue a emissioni nette a zero nel 2050. La Commissione propone di aumentare gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 dall’attuale 40% al 50-55% (rispetto al 1990), con conseguente revisione di buona parte della legislazione sul clima approvata negli ultimi cinque anni. L’Ue ha annunciato inoltre di dotarsi di un meccanismo, da applicare alle importazioni in alcuni settori, per assicurare condizioni di parità di concorrenza all’industria europea rispetto ai Paesi terzi. La conformità all’Accordo di Parigi diventerà parte di tutti gli accordi commerciali.
  • Energia. I piani nazionali energia e clima del 2023 (prima revisione) dovranno riflettere le nuove ambizioni climatiche dell’Ue. Annunciate iniziative su l’integrazione e la digitalizzazione delle reti, risparmio energetico degli edifici, fonti rinnovabili, revisione del quadro regolamentare delle infrastrutture energetiche (TEN-E). Prevista anche la revisione anche la direttiva per la tassazione dell’energia.
  • Economia circolare. Bruxelles vara un nuovo piano di azione per l’economia circolare che darà priorità al riutilizzo dei materiali, con iniziative soprattutto su tessile, costruzioni, elettronica e plastica.
  • Mobilità e trasporti. Un milione di stazioni di ricarica per la mobilità elettrica sarà realizzato entro il 2025. Inoltre, sarà dato sostegno ai trasporti multimodali e saranno fissati standard più stringenti per le emissioni dei veicoli alimentati da motore a combustione.
  • Dal campo alla tavola. Saranno stabiliti insieme alle parti interessate obiettivi di riduzione dell’uso e il rischio di pesticidi chimici, fertilizzanti e antibiotici.
  • Biodiversità e inquinamento. Indicazione di nuove strategie per la biodiversità e la gestione delle foreste, e misure per suoli, aria e acque a ‘inquinamento zero’.
  • Risorse finanziarie. Per finanziare una ‘transizione equa’ servono 260 miliardi l’anno di investimenti pubblici e privati. La Commissione propone che l’Ue contribuisca con il 30% del fondo InvestEU – un meccanismo che sarà presentato nel dettaglio in gennaio – con il rafforzamento del fondo di modernizzazione dell’Ets e con la collaborazione con la Banca europea degli investimenti.

MA LA COP25 HA FALLITO I TARGET – I piani dell’Ue restano però ‘isolata’. La Cop 25 a Madrid, infatti, si è chiusa cercando di evitare un vero disastro. Quella che doveva essere la Conferenza Onu sui cambiamenti climatici all’insegna dell’ambizione non ha messo a segno gli obiettivi, nonostante il severo monito della scienza e le proteste di Greta Thunberg e della società civile in tutto il mondo. Non c’è stato accordo e la soluzione di alcuni nodi è rinviata al 2020. Nelle oltre due settimane di negoziati a Madrid, in quella che è stata la Conferenza delle parti (Cop) più lunga di sempre (cominciata il 2 dicembre e terminata il 15), una vittoria c’è stata, seppure a metà: quella dei Paesi vulnerabili, vittime degli eventi meteo estremi e di cui alcuni rischiano di sparire, come le piccole isole del Pacifico. Hanno costretto i Paesi più ricchi a indicare entro l’anno prossimo di quanto aumenteranno (quindi non è più un’opzione) gli impegni entro il 2030 per tagliare i gas serra, all’origine del riscaldamento globale e dei disastri ambientali. Era un punto non così formulato nell’Accordo di Parigi del 2015. Ora, è scritto chiaro e quindi alla Cop26 di novembre 2020 a Glasgow nessun Paese potrà più sottrarsi dall’indicare di quanto aumenterà il contributo nazionale (Ndc) sul clima. Solo così si potrà capire se c’è un gap fra gli impegni presi e quelli necessari per contenere l’aumento medio della temperatura globale entro 1,5 gradi entro il 2100 rispetto al periodo preindustriale. L’anno prossimo sarà perciò cruciale per salvare l’Accordo di Parigi. L’Italia è partner con la Scozia per la pre-Cop che avrà all’interno un evento dedicato ai giovani. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che aveva aperto la Conferenza dei 196 Paesi più l’Ue pronunciando tre volte la parola ‘ambizione’, si è detto “deluso” del risultato affermando che “la comunità internazionale ha perso una opportunità importante per mostrare maggiore ambizione”. In un tweet ha esortato: “Non dobbiamo arrenderci, e io non mi arrenderò”. Dello stesso tenore il tweet di Greta, la giovane attivista svedese che aveva anche partecipato ad alcuni eventi della Cop sottolineando che i governi non sembrano percepire l’urgenza e chiedendosi come possano non avere panico: “La scienza è chiara, ma la si sta ignorando. Qualunque cosa accada non ci arrenderemo. Abbiamo appena iniziato”. Nel braccio di ferro fra i Paesi ricchi e quelli vulnerabili, il risultato a favore dei più poveri e deboli è comunque frutto di un compromesso arrivato dopo trattative estenuanti di 14 giorni (nell’ultima plenaria era chiara la stanchezza tra errori e fretta di prendere l’aereo). L’altro punto cruciale era quello della revisione degli aiuti per le perdite e i danni (Loss and damage) che subiscono i Paesi vulnerabili (peraltro i meno responsabili dei gas serra) per cui si chiede ancora uno sforzo di risorse ai Paesi ricchi. Si è deciso di rinviare al 2020 come è stata rinviata anche la definizione delle regole sul mercato globale del carbonio.

 

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