Ok dei Paesi Ue al rinnovo dell’autorizzazione sul glifosato per 5 anni

Bruxelles – Alla fine, i Paesi dell’Ue hanno votato per rinnovare per cinque anni l’autorizzazione del controverso erbicida glifosato. A favore si sono espressi 18 paesi, nove i contrari e un astenuto. L’Italia è tra quelli che hanno votato contro. “L’Italia già adotta disciplinari produttivi che limitano l’uso del glifosato a soglie inferiori del 25% rispetto a quelle definite in Europa al fine di portare il nostro Paese all’utilizzo zero del glifosato entro il 2020”, ha detto all’ANSA il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina. E anche il presidente francese Emmanuel Macron annuncia di aver chiesto al suo governo di “assumere le disposizioni necessarie affinché l’uso del glifosato venga vietato in Francia non appena verranno trovate delle alternative, al più tardi tra tre anni”. La vicenda doveva essere ‘chiusa’ prima del 15 dicembre, data di scadenza dell’attuale autorizzazione. Dopo due votazioni fallite e divisioni che scandiscono il percorso del glifosato ormai da quasi due anni, si è arrivati al Comitato d’appello, dove una ‘non decisione’ da parte dei 28 avrebbe messo Bruxelles in una posizione scomoda: decidere in autonomia, cosa che il presidente Jean-Claude Juncker non voleva perché, ha ripetuto più volte, gli Stati membri devono assumersi le loro responsabilità; oppure, essere portata davanti alla Corte di giustizia europea dall’industria per non aver rispettato le regole. A spostare gli equilibri, aprendo la strada alla decisione finale, a quanto apprende l’ANSA, è stato il voto positivo della Germania. Rispetto alla riunione del 9 novembre scorso, in cui i Paesi non erano riusciti a trovare un accordo, si sono espresse a favore Romania, Bulgaria, Polonia e Germania, che in precedenza si erano astenute. Con Francia e Italia si sono invece opposti Belgio, Austria, Grecia, Croazia, Lussemburgo, Cipro e Malta. Astenuto il Portogallo.

IL CASO E IL DIBATTITO SCIENTIFICO – Il glifosato è un erbicida a largo spettro d’azione e a basso costo che viene utilizzato per eliminare la piante infestanti; è stato sintetizzato per la prima volta nel 1950 dal chimico svizzero Henri Martin, ma è stato commercializzato come diserbante (cioè erbicida) nel 1974 dalla Monsanto con il nome commerciale di Roundup®. Attualmente sono molte le aziende che lo sintetizzano, nella sola Europa è prodotto da circa 14 aziende ed è presente in oltre 750 diserbanti.  I più grandi utilizzatori di glifosato sono gli Stati Uniti, l’Argentina, il Brasile, il Sudafrica e la Cina, tuttavia l’agricoltura intensiva ne fa largo uso; è utilizzato anche nella pratica agricola della semina su sodo, che ha un impatto benefico sulla qualità dei suoli. La sostanza è al centro del dibattito scientifico e politico per i potenziali rischi per la salute umana e per l’ambiente: si ritiene infatti che crei inquinamento ambientale, riduca la biodiversità e che possa arrivare negli alimenti. Secondo lo Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro – Organismo dell’OMS), il glisofato è risultato “probabile causa di tumori”, perché in grado di danneggiare il dna. A riprova di ciò, vi sono soprattutto alcuni studi sui topi che hanno dimostrato che il glifosato è in grado di causare tumori nei reni e nel tessuto connettivo.  Un parere più cauto è stato dato dall’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), la quale ritiene il glifosato “probabilmente non cancerogeno”. Secondo il Comitato per la valutazione del rischio dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa), il glifosato non dovrebbe essere classificato come cancerogeno, mutageno o come sostanza con effetti sull’apparato riproduttivo, sia per gli animali che per gli esseri umani. Il Comitato di esperti conferma che la sostanza può causare gravi danni agli occhi e risultare tossica per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata. Uno studio della University of California, San Diego, pubblicato dalla rivista Jama, sostiene che l’erbicida si accumuli nell’organismo e la sua presenza nei tessuti sia in continua ascesa. I ricercatori hanno monitorato un campione di popolazione del sud della California dall’introduzione della sostanza sul mercato: sono state selezionate 100 persone, verificando il tasso di glifosato nelle urine tra il 1993 e il 1996, vale a dire immediatamente dopo l’immissione sul mercato, e tra il 2014 e il 2016. Nelle 70 persone con livelli di sostanza rilevabili, la quantità è passata da 0,024 microlitri di media per litro a 0,449. I valori trovati, scrivono gli autori, sono più alti di quelli registrati da studi simili in Europa e, anche se sono al di sotto delle soglie di sicurezza, potrebbero essere comunque pericolosi. “Studi sull’uomo e sugli animali – scrivono – suggeriscono che l’esposizione cronica a erbicidi basati sul glifosato può portare ad effetti negativi per la salute”.

LO SCONTRO TRA GLI STATI UE – La discussione tra i 28 dell’Ue nei mesi si è sviluppata intorno a diverse opzioni che si distinguono essenzialmente per l’ipotesi di durata della licenza: 5, 7 e 10 anni. Per mesi è mancata la maggioranza qualificata (55% dei paesi che rappresentano il 65% della popolazione) necessaria anche per negare il rinnovo, posizione resa pubblica da Paesi come Belgio e Lussemburgo. “Proposte di rinnovo per 10, 7 e 5 anni non sono passate – ha scritto su Twitter il ministro dell’ambiente del Granducato, Carole Dieschbourg, dopo la riunione del 9 novembre – quindi nessun voto oggi. Decisione in novembre. Servono passi chiari verso il divieto del glifosato”. “No al glifosato! Un’eliminazione graduale è necessaria”, ha twittato anche il premier belga Charles Michel. In realtà, la transizione verso un’agricoltura a glifosato zero, idea avanzata dal Parlamento europeo, non è mai stata sul tavolo. 

LE POSIZIONI DI COMMISSIONE E PARLAMENTO – La proposta avanzata dalla Commissione Ue ai 28, dunque, era rappresentata da un rinnovo dell’autorizzazione del glifosato di 5-7 anni, abbassati poi ufficialmente a 5, invece dei 10 inizialmente previsti, questo per tenere almeno parzialmente conto della posizione dell’Europarlamento, che lo vorrebbe invece eliminare gradualmente nell’arco di 5 anni. Martedì 24 ottobre, infatti, il Parlamento europeo ha approvato con 355 voti a favore e 204 contrari una risoluzione non vincolante che chiede di non rinnovare la licenza dell’erbicida glifosato e di eliminare gradualmente il commercio e l’utilizzo di tale prodotto entro la fine del 2022. Il cambio di rotta della Commissione è avvenuto “in considerazione del voto dell’Europarlamento e delle conoscenze scientifiche a livello europeo e internazionale”, ha spiegato il portavoce dell’esecutivo comunitario, Margaritis Schinas.

LA DECISIONE – Oltre a rinnovare la licenza dell’erbicida, la decisione a cui gli Stati sono giunti ribadisce le misure di salvaguardia e le raccomandazioni già approvate dall’Ue nel 2016, come il divieto di prodotti contenenti miscele di glifosato e poe-tallowamine, l’obbligo di ridurre al minimo l’utilizzo dell’erbicida in aree come parchi e giardini pubblici, campi sportivi e aree ricreative, e le limitazioni agli usi in fase di pre-raccolta. Soddisfatto il commissario Ue alla salute Vytenis Andriukaitis: “Il voto dimostra che siamo in grado di condividere la responsabilità collettiva nel processo decisionale”.

LE REAZIONI – Gli Stati membri “hanno fatto orecchie da mercante alla richiesta del Parlamento europeo di eliminare gradualmente il glifosato”, attacca il gruppo dei socialisti dell’Eurocamera. E’ stata una “decisione scellerata che non tiene conto di accreditati studi scientifici sulla potenziale dannosità del pesticida” attacca Marco Zullo (M5S). All’opposto altri gruppi politici, come i conservatori dell’Ecr, per i quali il voto è stato “una vittoria della scienza su chi semina paure”. Con il rinnovo della licenza la Commissione europea e molti governi hanno “tradito la fiducia dei cittadini”, sostiene la direttrice delle politiche alimentari di Greenpeace Europa Franziska Achterberg. Di avviso opposto il Copa e la Cogeca, che rappresentano le organizzazioni agricole e delle cooperative europee. Le associazioni avrebbero voluto un’autorizzazione per 15 anni e sottolineano come l’Ue non “abbia seguito le proprie agenzie per la valutazione del rischio” (Efsa e Echa). “Nonostante le schiaccianti prove scientifiche”, lamenta Ecpa, che rappresenta l’industria della chimica, la licenza sarà “solo per un periodo di 5 anni”. In Italia la Coldiretti torna a chiedere di applicare le misure di salvaguardia ai prodotti extra-Ue, in particolare il grano duro importato dal Canada, dove è comune l’uso del glifosato nella fase pre-raccolta. Cia e Confagricoltura accolgono con soddisfazione la notizia perché la decisione è “basata su pareri scientifici”.

IL SONDAGGIO DELLE ONG – Secondo un sondaggio a campione finanziato dalle organizzazioni SumOfUs e WeMove.EU, effettuato su 5000 cittadini in cinque Stati europei, tra cui l’Italia, “una schiacciante maggioranza” di cittadini europei era a favore di un divieto immediato del glifosato. “L’80% dei tedeschi, il 79% dei francesi, l’84% degli italiani, il 77% dei portoghesi e l’81% dei cittadini greci sono fermamente contrari all’uso del glifosato e a favore di un divieto immediato”, si legge in una nota delle ong.

DIVIETI IN ITALIAIl 22 agosto 2016, a seguito di una decisione della Commissione europea, in Italia sono scattate le restrizioni al commercio e le modifiche all’impiego del glifosato, con un decreto del Ministero della Salute. L’erbicida non si può più usare in alcune aree frequentate da bambini e anziani e in pre-raccolta in agricoltura per ottimizzare i raccolti o la trebbiatura, e sono state revocate le autorizzazioni all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari che lo contengono. In particolare, è vietato l’uso di prodotti fitosanitari con glifosato nelle aree “frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie”. “E’ necessario che le misure precauzionali introdotte a livello nazionale riguardino coerentemente anche l’ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati con modalità analoghe – precisa il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo -, come il grano proveniente dal Canada, dove viene fatto un uso intensivo di glifosato proprio nella fase di pre-raccolta”. Un principio, continua la Coldiretti, che deve essere ben evidenziato anche nell’ambito dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada (Ceta), dove si prevede invece l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato. Circa 1,2 miliardi di chili di grano, conclude la Coldiretti, sono sbarcati lo scorso anno dal Canada, dove viene fatto un uso intensivo di glifosato nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato. “Sul glifosato, come su tutte le altre questioni, le decisioni delle istituzioni europee devono essere basate sempre su pareri scientifici e non ideologici”, sottolinea invece la Confagricoltura. “Si sta facendo un grande polverone mediatico – prosegue  – che non tiene conto che i due organismi scientifici europei di riferimento in materia – l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e l’Echa (Agenzia europea per le sostanze chimiche) – hanno fornito solide prove scientifiche a sostegno dell’autorizzazione del glifosato”. “I pareri forniti dalle due istituzioni scientifiche difatti evidenziano che non sussistono pericoli per la salute umana e per l’ambiente – aggiunge l’Organizzazione agricola -. La molecola inoltre viene anche utilizzata nell’agricoltura conservativa e consente di prevenire l’erosione del suolo, di ridurre le emissioni di gas a effetto serra e di aumentare la materia organica nel suolo”. “Se non verranno adottate scelte consapevoli da parte dei decisori politici europei, il rischio è che, da una parte si screditeranno gli organismi scientifici dell’Unione europea, dall’altra l’agricoltura si troverà sempre più in difficoltà, potendo disporre di un numero sempre minore di principi attivi per la protezione delle colture – conclude Confagricoltura -, senza contare che impedirne l’utilizzo vorrebbe dire favorire i paesi terzi che esportano verso la Ue, dato che per loro il glifosato resterebbe a completa disposizione”.