Francia e Germania trovano l’intesa, l’Olanda la blocca e approva 2 mozioni anti Eurobond

Bruxelles – Resta una partita difficile, ma dopo 16 ore di negoziato l’Eurogruppo comincia ad intravedere uno spiraglio. Germania e Francia si sono ricompattate e lavorano per l’intesa su una risposta economica alla crisi che sia all’altezza della situazione e delle aspettative di tutti: di chi vuole usare il Mes come prima arma di difesa e di chi vuole qualcosa di diverso per condividere il peso della ricostruzione, sotto forma di Eurobond. Sebbene sul tavolo ci sia una bozza di testo che punta al compromesso, prima di passare alle rifiniture resta da superare il blocco olandese su entrambi i fronti sensibili: no ad Eurobond e a Mes senza condizioni.

Il Parlamento olandese ha approvato due risoluzioni che esortano il governo a non accettare gli Eurobond e a tenere il punto sulla condizionalità per l’utilizzo del Mes. Le mozioni, presentate rispettivamente dal partito anti-Ue Forum per la democrazia (FvD) e da una formazione trasversale di deputati, non sono vincolanti, ma danno un chiaro indirizzo politico al governo impegnato nei negoziati all’Eurogruppo in vista della ripresa dei lavori fissata per oggi alle 17.

La prima mozione, a firma del leader della destra populista del FvD, Thierry Baudet, è stata approvata con 86 voti a favore su 150, registrando anche l’approvazione di tutti i 32 deputati del partito per la Libertà e la Democrazia (Vvd) del premier Mark Rutte. Il testo rileva che “vari commissari europei sostengono apertamente l’introduzione degli eurobond” e chiede al governo di “non accettare mai una proposta che abbia la conseguenza diretta che i Paesi Bassi garantiranno in una certa misura il debito pubblico di un altro Stato”. Pieno sostegno anche per la seconda risoluzione, proposta da un gruppo trasversale di deputati e approvata con 88 sì (a favore anche il partito di Rutte). “In caso di necessità dovremmo mostrare solidarietà reciproca in Ue”, ma “sostegno aggiuntivo non significa la creazione di un’unione del debito attraverso, ad esempio, gli eurobond”, si legge nel testo in cui gli eurodeputati invitano il governo anche a tenere il punto sul “rispetto delle condizionalità quando si utilizza il Mes”.

Il premier Giuseppe Conte è determinato: “Abbiamo bisogno degli Eurobond per non far perdere competitività a tutta l’Europa. È nell’interesse reciproco che l’Europa sia all’altezza della sfida, altrimenti dobbiamo assolutamente abbandonare il sogno europeo e dire ognuno fa per sé – avverte in un’intervista a Bild -. Ma impiegheremo il triplo, il quadruplo, il quintuplo delle risorse per uscire da questa crisi e non avremo garanzia che ce la faremo nel modo migliore”. Quello olandese è un veto “controproducente e incomprensibile” secondo una durissima presa di posizione dell’Eliseo, convinto che non potrà durare. Il ministro dell’Economia Bruno Le Maire assicura che la Francia “metterà tutto il suo peso in questa battaglia”, e con il collega tedesco Olaf Scholz ha già lavorato nella notte per favorire l’intesa.

Parigi, alleata di Italia e Spagna nella partita degli Eurobond, è riuscita a portare la Germania a bordo ammorbidendo le parole: nelle conclusioni non si parla in modo diretto di titoli comuni, ma di un Fondo per la ripresa, come proposto proprio dalla Francia qualche giorno fa. Una volta stabilita la necessità di un fondo nuovo, si discuterà di come alimentarlo: il Sud vorrebbe i titoli comuni, la Germania guarda ancora a risorse comuni già esistenti come il bilancio Ue. “Abbiamo parlato di un Recovery fund da sviluppare e bisogna accordarsi sui criteri di organizzazione. Questo dovrà essere il lavoro delle prossime settimane e mesi”, ha detto Scholz a Berlino dopo l’Eurogruppo. Il Recovery Fund sembra un concetto sempre più accettabile da tutti, anche se ancora non si entra nei dettagli di come alimentarlo. Ma non sarebbe impossibile trovare un compromesso su risorse comuni limitate che facciano da garanzia ad una limitata emissione di titoli. Circostanziando bene l’operazione e quindi il rischio da mettere in comune, può diventare digeribile per tutti. Ma non risolutiva, perché la potenza di fuoco di uno strumento che nasce con il freno a mano tirato non potrebbe mai raggiungere le molte centinaia di miliardi di euro sperati dai Paesi del Sud. Il Mes è quindi imprescindibile. L’Olanda, spalleggiata da Austria e Finlandia, non vuole ridurre troppo le condizioni per accedere agli aiuti del vecchio salva-Stati. E’ disposta ad azzerarle solo se i fondi vengono spesi per la sanità. Non vuole una riedizione della troika, ma insiste per lasciare alcune condizionalità di tipo macroeconomico. Ovvero: riforme e conti in ordine in cambio di aiuti. “Il Mes è prestatore di ultima istanza e secondo noi l’uso di questo fondo deve avvenire con una forma di condizioni. A causa della crisi attuale, dobbiamo fare un’eccezione e il Mes può essere usato senza condizioni per coprire i costi medici”, spiega il ministro olandese delle finanze, Wopke Hoekstra. Ma “per un sostegno economico di lungo termine, credo sia sensato combinare l’uso del Mes con alcune condizioni economiche”. L’Olanda vorrebbe passare la palla subito ai leader Ue, perché il tema è troppo delicato. Francia e Germania vogliono invece far arrivare ai leader almeno una bozza di compromesso, per non dare di nuovo l’idea di un Eurogruppo fallimentare. “Nessuno ha un vantaggio se l’Europa non riesce a mettere in piedi una reazione concreta e solida, qui non si tratta di Italia. Non abbiamo mai vissuto una situazione d’emergenza di questo tipo perciò sono i cittadini europei che si aspettano una soluzione europea”, ha detto Conte, ribadendo che nessuno chiede alla Germania né tantomeno all’Olanda “di pagare i nostri debiti”.

Sure, Mes, Bei, Eurobond: l’Eurogruppo decide sugli strumenti anti-crisi

Un piano Marshall per l’Ue, già mobilitati 2.770 mld, ora maxi piano anti-disoccupazione

La battaglia dei Coronabond, sette giorni per decidere

Bce al contrattacco, Quantitative Easing da 750 miliardi per emergenza pandemia