Cop25 a Madrid, l’obiettivo è rafforzare gli impegni dell’Accordo di Parigi

Bruxelles – E’ con due recenti emergenze sullo sfondo, quella della foresta amazzonica in fiamme e quella di Venezia sott’acqua, che si è aperta a Madrid la 25/a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop25). In un paio di settimane, fino al 13 dicembre, gli sherpa prima e poi i ministri dell’Ambiente dei 196 Paesi partecipanti (197 con l’Ue) devono affrontare diverse questioni chiave, prima fra tutte alzare gli sforzi per ridurre i gas a effetto serra all’origine del riscaldamento globale e di fenomeni climatici estremi. La “Conferenza delle parti” (Cop) si svolge sotto la presidenza del governo del Cile (che ha dovuto rinunciare ad ospitare l’evento per via dei disordini interni), presidente è la ministra dell’Ambiente cilena, Carolina Schmidt Zaldivar, e ha il supporto logistico del governo spagnolo. Il trasferimento è stato finanziato da nove Paesi e dall’Ue. Tra i leader confermati, il primo ministro spagnolo Sanchez, quello francese Philippe, la cancelliera tedesca Merkel, il presidente della Cop26 che si terrà a Glasgow nel 2020, O’Neill, una serie di democratici americani, e il debutto della nuova presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Attesa anche Greta Thunberg, l’icona del movimento giovanile per il clima ‘Fridays for future’.

APERTURA, L’APPELLO ONU – Sperare in un mondo migliore oppure capitolare. E’ la scelta che deve fare l’umanità, che subisce i disastri provocati dal cambiamento climatico, secondo il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterrez, che ha usato questa immagine aprendo i lavori della Cop25 a Madrid. Nel discorso inaugurale alla 25/a Conferenza mondiale delle nazioni Unite sul clima, Guterres ha lanciato un appello all’azione contro il global warming e chiesto ai rappresentanti dei 196 Paesi partecipanti se vogliono davvero essere ricordati “come la generazione che ha messo la testa sotto la sabbia, che si gingillava mentre il pianeta bruciava”. Il segretario generale delle Nazioni Unite ha ricordato recenti studi scientifici secondo cui i gas serra hanno raggiunto livelli record avvertendo che non c’è altro tempo da perdere. Se non si agisce subito abbandonando il carbone, ha ammonito, “tutti i nostri sforzi per combattere i cambiamenti climatici sono destinati a fallire”. Deluso dall’azione “insufficiente” dei grandi inquinatori (Cina, Usa, India), li ha esortati ad intensificare gli sforzi altrimenti “l’impatto su tutte le forme di vita del pianeta, compresa la nostra, sarà catastrofico”. Dalla ministra dell’Ambiente del Cile, Carolina Schmidt, è arrivato l’appello ad impegnarsi prima della deadline del 2020 (quando ciascun Paese dovrà presentare il proprio piano climatico) ad aumentare i tagli di CO2 e ad essere sensibili verso i Paesi più poveri e vulnerabili all’aumento delle temperature.

I DOSSIER – Rafforzare gli impegni dei piani climatici (Ndc-Nationally Determined Contributions) per tagliare la CO2, fissare le regole sui “Mercati del carbonio”, arrivare a un accordo su come aiutare i paesi vulnerabili a far fronte agli impatti climatici a cui non possono adattarsi (“Perdite e danni”), decidere come utilizzare le raccomandazioni contenute negli ultimi rapporti su agricoltura e oceani del gruppo intergovernativo degli scienziati per i cambiamenti climatici (Ipcc). Sono i dossier di maggior rilievo sul tavolo dei negoziati a Madrid.

  • Impegni climatici – L’auspicio è un impegno più ambizioso da parte dei Paesi che hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi nel 2015 (Trump ha avviato la procedura di revoca) nei nuovi piani per il clima che dovranno essere presentati nel 2020. Questi piani – noti come Contributi determinati a livello nazionale (Ndc) nel gergo delle Nazioni Unite – devono essere aumentati di almeno cinque volte, secondo gli scienziati dell’Agenzia ambientale dell’Onu (Unep), per raggiungere a fine 2100 l’obiettivo di aumento medio della temperatura globale di 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali. Le quattro richieste principali avanzate già a settembre a New York dall’Onu sono: nessuna nuova centrale a carbone dal 2020, abbandonare i sussidi per i combustibili fossili, presentare piani climatici più ambiziosi nel 2020, lavorare sui piani per raggiungere emissioni zero di carbonio entro il 2050.
  • Mercati del carbonio – I Paesi stanno tentando (per la terza volta) di fissare le regole sui mercati del carbonio (previste dell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi del 2015). Gli esperti dicono che sarà una delle contrattazioni politiche più difficili durante il vertice. Si tratta di decidere i criteri dello scambio di “compensazioni” utilizzate dai paesi e dalle grandi imprese. E’ un gioco di equilibri complesso considerando i grandi inquinatori Cina, India o Brasile.
  • Paesi vulnerabili (Meccanismo ‘Loss&Damage’) – L’aumento dei costi delle perdite e dei danni legati agli eventi climatici estremi spinge i Paesi vulnerabili colpiti a chiedere che l’organismo delle Nazioni Unite che governa la questione – Meccanismo Internazionale di Varsavia (Wim) – abbia accesso al sostegno finanziario per poter chiedere risarcimenti. I governi devono rivederlo assieme alla governance. Oxfam ha affermato che oltre 20 milioni di persone all’anno sono costrette nei paesi più poveri ad abbandonare le proprie case a causa di catastrofi provocate dal riscaldamento globale e che i cambiamenti climatici sono la prima causa al mondo di migrazioni forzate interne, incidono 3 volte di più dei conflitti.
  • Raccomandazioni scienziati – Gli ultimi due rapporti dell’Ipcc sugli impatti del clima sulla terra e su oceani e criosfera, che indicano al mondo l’urgenza di dimezzare le emissioni tra il 2020 e il 2030. A Madrid si deciderà come utilizzare le raccomandazioni degli scienziati.
  • Contributi di regioni, città, imprese e investitori – I delegati della Cop discuteranno anche il futuro dell’action agenda (l’unico modo in cui ad esempio le aziende, le città e le regioni possono impegnarsi formalmente con i paesi dell’Unfcc) e il futuro delle ‘Misure di risposta’, che riguardano i paesi e le comunità svantaggiate dal passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio.

IL GREEN DEAL UE –  L’Unione europea, con il suo Patto Verde per l’Ambiente, può fare da traino ai Paesi che producono più gas serra in uno sforzo collettivo di taglio delle emissioni. E infatti, la neo presidente dell’Ue Ursula von der Leyen ha confermato che “tra 10 giorni la Commissione europea presenterà il suo ‘Green Deal’. Il nostro obiettivo è di essere il primo continente neutro dal punto di vista climatico entro il 2050. Se vogliamo raggiungere questo obiettivo, dobbiamo agire ora”. Ha poi assicurato: “Siamo pronti a contribuire con il nostro accordo europeo a un accordo verde globale”. La tedesca ha sottolineato che “tutti sanno quanto sia urgente” intervenire contro i cambiamenti climatici per avviare quell’inversione di tendenza che avrà bisogno di “una generazione” per dare frutti. “E’ nell’interesse comune fare il massimo”, ha detto poi con il pensiero rivolto ai Paesi meno entusiasti come la Polonia.  Il Patto Verde sarà dunque presentato all’Europarlamento mercoledì 11 dicembre e sarà al centro della strategia geopolitica e di sviluppo economico dell’Unione. Il primo vero banco di prova per la politica ‘green’ dell’Europa sarà comunque il vertice Ue in programma a Bruxelles per il 12 e 13 dicembre prossimi.

GLI USA – I membri democratici del Congresso Usa, guidati dal presidente della Camera, Nancy Pelosi, hanno affermato che gli Stati Uniti rimangono impegnati nell’accordo sul clima di Parigi nonostante il presidente Donald Trump abbia deciso di recedere (cosa che accadrebbe comunque dopo il 4 novembre 2020). Alla Cop, la delegazione ufficiale Usa è guidata dall’ambasciatore Marcia Bernicat, un alto funzionario del Dipartimento di Stato.

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