Rinviata la riforma del copyright Ue. Cos’è: nessuna ‘censura’ né tassa sui link

Bruxelles – Giovedì 5 luglio il Parlamento europeo riunito in plenaria a Strasburgo ha votato contro l’avvio dei negoziati fra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla proposta di direttiva per la riforma del copyright. Il testo tornerà dunque a essere esaminato e votato nel corso della prossima sessione plenaria a settembre. La decisione riguarda l’approvazione o meno del mandato a negoziare con Commissione e Consiglio Ue il testo finale della riforma.

L’Eurocamera si è spaccata in due al voto sulla proposta di direttiva per la riforma. A votare a favore 278 eurodeputati, mentre i no sono stati 318 e 31 gli astenuti.

Una lotta senza quartiere all’ultimo voto che ha mobilitato tutti, da Wikipedia al vicepremier Di Maio, dagli editori dell’Enpa ai musicisti dell’Impala, tra chi parla di bavagli a internet e fa profezie sulla morte della Rete, e chi invece rivolge appelli a tutela della sopravvivenza della stampa libera e dell’industria creativa e culturale. In gioco, gli interessi miliardari dei giganti del web, da Google a Facebook, ma anche la remunerazione di chi, dai giornalisti agli artisti, lavora per produrre molti di quei contenuti che riempiono il web. Questo lo scenario tra l’apocalittico e il distopico in scena alla vigilia della votazione sul copyright a Strasburgo. Nonostante la pesante campagna di lobby giocata senza risparmiare mezzi, l’iter, in realtà, è ancora lungo. Il contestato testo – in particolare degli articoli 11 sulla ‘link tax’ in realtà per accordi tra editori e piattaforme, e 13 sui ‘filtri’, per accordi tra industria creativa e piattaforme – adottato dalla commissione affari giuridici, infatti, è solo uno dei tre sul tavolo, insieme alla proposta originale della Commissione e alla posizione degli stati membri, con cui dovrà trovare un compromesso finale.

Tutti i gruppi politici, nonostante le posizioni di ‘scuderia’, si sono presentati al voto spaccati al loro interno con dissidenti. I popolari, di cui fa parte il tedesco relatore del provvedimento Axel Voss, erano favorevoli a dare il mandato, ma alcuni colleghi connazionali hanno votato contro. Lo stesso dicasi per i socialisti, dove per esempio tra gli eurodeputati Pd, favorevoli, c’erano comunque contrari come Daniele Viotti. Stessa spaccatura tra i liberali dell’Alde, ma anche Verdi e Sinistra unitaria, contrari, avevano chi invece ha votato a favore. Euroscettici e populisti, da Ukip a lepenisti, generalmente contro la maggior parte di qualsiasi misura Ue, erano contrari, ma nemmeno il loro fronte era coeso. Unica certezza, il ‘no’ dei 5Stelle, da sempre contrari.

“Il Parlamento europeo deciderà liberamente la sua posizione in merito alla legge europea sul copyright con l’obiettivo di proteggere l’interesse di tutti i cittadini. Non bisogna interferire con il lavoro del Parlamento e non si devono diffondere informazioni false e demagogiche”. Così in un tweet il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani poco prima del voto in aula.

“Ora finiamola con gli slogan delle lobby e cominciamo a cercare soluzioni”, ha scritto il vicepresidente al mercato unico digitale della Commissione Ue Andrus Ansip su Twitter dopo il voto negativo del Parlamento europeo che riapre la sua posizione sulla riforma del copyright. “Non dobbiamo accettare nessun compromesso che metta in pericolo la libertà d’espressione o i link” ma allo stesso tempo, ha sottolineato, “non dobbiamo accettare di lasciare senza protezione artisti e media di qualità”.

Il risultato dell’intesa attività di lobby svolta dai giganti della rete e da quanti prosperano rubando agli editori preziosi contenuti nonchè una “vergognosa” interferenza con il processo legislativo democratico realizzata attraverso argomenti esagerati e falsi: questo, in sintesi, il commento espresso in una nota da Carlo Perrone, presidente dell’associazione degli editori europei (Enpa) al voto con cui l’Europarlamento ha rinviato l’esame della riforma del copyright Ue.

“Oggi è un giorno importante, il segno tangibile che finalmente qualcosa sta cambiano anche a livello di Parlamento europeo”, ha commentato Luigi Di Maio, che nelle settimane precedenti aveva definito la riforma “un grave pericolo” che arriva “direttamente dall’Ue”, si tratta di “due articoli che potrebbero mettere il bavaglio alla rete”, minacciando di “non recepirla”. “La seduta plenaria di Strasburgo ha rigettato il mandato sul copyright al relatore Axel Voss smontando l’impianto della direttiva bavaglio. La proposta della Commissione europea ritorna dunque al mittente rimanendo lettera morta, il segnale è chiaro: nessuno si deve permettere di silenziare la rete e distruggere le incredibili potenzialità che offre in termini di libertà d’espressione e sviluppo economico”.

“Bavaglio alla rete e a Facebook respinto ora a Strasburgo anche grazie al no della Lega: non ci fermeranno”, commenta su Twitter il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

GLI ARTICOLI OGGETTO DI DISCUSSIONE – L’articolo 11 della proposta di direttiva europea sul copyright di fatto andrebbe a sanare un’anomalia storica e colmare una lacuna giuridica europea, ovvero la mancanza di tutele per le testate online, quando queste esistono invece per musica e film. Si tratta quindi di dare più potere negoziale agli editori nei confronti delle grandi piattaforme come Facebook o Google sulla remunerazione che possono richiedere per l’utilizzo della loro produzione giornalistica. Come del resto già avviene per le case discografiche o cinematografiche per film o canzoni. Tra l’altro, le nuove norme Ue non impongono nessun obbligo agli editori, al contrario viene lasciata loro la scelta commerciale se negoziare o meno una remunerazione con le piattaforme. Di conseguenza “garantire questo tipo di diritti agli editori non impatterebbe il modo in cui gli utenti condividono i link su internet”, sottolinea ancora la portavoce. I link sono tra l’altro già stati tutelati da diverse sentenze della Corte di giustizia Ue, e queste tutele vengono ribadite nella stessa bozza di direttiva della Commissione. Il testo del Consiglio Ue – per altro votato anche dall’Italia – protegge inoltre in modo esplicito anche gli snippet, ovvero titolo, testo breve e immagini di un link a un articolo. L’articolo “non è  una tassa Ue sui motori di ricerca”, sottolinea la portavoce al digitale della Commissione Ue, ma vuole solo “consentire all’industria editoriale di sviluppare nuovi modelli di business e assicurare che il giornalismo di qualità continui a prosperare nell’era digitale”.

L’articolo 13 lascia intravedere un obbligo di filtraggio ex ante, da parte delle piattaforme, dei contenuti caricati dagli utenti potenzialmente coperti da copyright. Questo “non è una censura e non costituisce un obbligo di monitoraggio generale, come confermato dai servizi legali”, spiega ancora la portavoce della Commissione europea. Non limita l’accesso” ai contenuti “né prende di mira gli utenti e la loro possibilità di caricare i contenuti, ma si indirizza alle piattaforme con una grande quantità di contenuti caricati dagli utenti di cui queste ne traggono profitto economico”, prosegue. L’obiettivo, precisa, “è rafforzare la posizione degli aventi diritto per negoziare ed essere remunerati per l’uso online del loro contenuto sulle piattaforme”. Si tratta quindi di accordi tra case discografiche o cinematografiche o artisti e Facebook, Youtube e così via.

WIKIPEDIA E LE ENCICLOPEDIE ONLINE – Nella giornata di martedì 3 luglio, Wikipedia Italia si è bloccata per protestare contro la direttiva sul copyright che verrà votata il prossimo 5 luglio dal Parlamento europeo in seduta plenaria. “Se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet – si legge sul sito italiano -. Anziché aggiornare le leggi sul diritto d’autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell’informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere”. La popolare enciclopedia online si è anche attivata con un banner per difendere la libertà di espressione sul web.  “La comunità italiana di Wikipedia – si legge sul sito – ha deciso di oscurare tutte le pagine dell’enciclopedia. Vogliamo poter continuare a offrire un’enciclopedia libera, aperta, collaborativa e con contenuti verificabili. Chiediamo perciò a tutti i deputati del Parlamento europeo di respingere l’attuale testo della direttiva e di riaprire la discussione vagliando le tante proposte delle associazioni Wikimedia, a partire dall’abolizione degli artt. 11 e 13, nonché l’estensione della libertà di panorama a tutta l’UE e la protezione del pubblico dominio”. La direttiva Ue – spiega ancora Wikipedia – ha già incontrato la ferma disapprovazione di oltre 70 studiosi informatici, tra i quali il creatore del web Tim Berners-Lee (qui), 169 accademici (qui), 145 organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica e di Wikimedia Foundation. Già ieri, con un banner presente su ogni pagina dell’enciclopedia libera, la comunità di Wikipedia aveva preso posizione in modo netto in difesa di una Rete aperta e contro la proposta di nuova direttiva UE sul copyright. La decisione è stata assunta dai volontari attivi sui wiki per sensibilizzare i deputati del Parlamento europeo in vista del voto del 5 luglio a Strasburgo.

Wikipedia e le enciclopedie online sono “automaticamente escluse” dai requisiti imposti dalle nuove regole Ue sul copyright in via di discussione. E’ quanto precisato in un comunicato stampa dell’Europarlamento. La stessa eccezione è ugualmente prevista dalla posizione adottata dagli stati membri al Consiglio. Una portavoce della Commissione Ue sottolinea poi che, anche con l’utilizzo di contenuti di parti terze come foto, “Wikipedia e altre enciclopedie online non ricadrebbero nell’ambito della proposta della Commissione”. “Il testo della commissione” affari giuridici dell’Europarlamento, si legge nel comunicato stampa dell’istituzione Ue relativo al voto del 20 giugno, “specifica anche che caricare contenuti su enciclopedie online in modo non commerciale, come Wikipedia, o piattaforme di software in open source come GitHub, saranno automaticamente escluse dal requisito di rispettare le regole sul copyright” del controverso articolo 13 che riguarda un sistema di verifica ex ante dei materiali coperti da copyright e caricati sulle grandi piattaforme a scopo di lucro. Per quanto riguarda la posizione adottata dal Consiglio il 25 maggio, ritorna ugualmente l’esplicita esclusione dalle nuove norme sui diritti d’autore per le enciclopedie online, insieme a siti di compravendita online, servizi di cloud, musei, biblioteche, archivi, insegnamento e il data mining per la ricerca scientifica. Nel testo del comunicato del Consiglio Ue si legge infatti che “i siti web che immagazzinano e forniscono accesso a contenuti per fini non lucrativi, come le enciclopedie online, archivi scientifici o educativi, o piattaforme di sviluppo di software open source, sono ugualmente non inclusi” dai provvedimenti dell’articolo 13 sul ‘gap di valore’ tra profitti e remunerazione degli autori. L’articolo 13, spiega quindi la portavoce al mercato unico digitale della Commissione Ue, si rivolge a quei servizi che riguardano “grandi quantità di contenuti protetti da copyright che sono stati caricati da utenti che ne non possiedono i diritti”. Un caso diverso, quindi, quello per esempio di Youtube da quello di Wikipedia. “I contributori a Wikipedia sono in primo luogo tutti creatori che possiedono i diritti per i loro contributi che rendono disponibili sotto la licenza creative commons”, quindi, sottolinea la portavoce, “anche se qualche contenuto di parti terze può essere usato in questi contributi, per esempio foto, per illustrare un articolo, la quantità di questo contenuto appare essere limitata e quindi Wikipedia e le altre enciclopedie online non rientrerebbero nell’ambito della proposta della Commissione”. Questo in quanto “sarà considerato che non danno accesso a grandi quantità di contenuti protetti non autorizzati”. Di conseguenza Wikipedia non ha l’obbligo di ‘filtrare’ attivamente nessun contenuto che vi verrà caricato. Resta chiaro, però, che se una voce dell’enciclopedia online fosse interamente copiata o alimentata da materiale coperto da copyright di cui non si hanno i diritti questo dovrebbe essere rimosso.

PROPOSTE DIFFERENTI – Il testo adottato dall’Europarlamento, rispetto a quello più equilibrato proposto dalla Commissione – che lasciava fuori questo tipo di contenuti autoprodotti – e a quello con misure mitigatrici degli stati membri, prevede invece misure con un impatto maggiore su utenti e piattaforme, rendendo necessari accordi ombrello tra i detentori dei diritti e le piattaforme per i contenuti individuali non a scopo commerciale ma che contengono per esempio immagini o musiche di per sé coperte da copyright, come video delle vacanze con una hit di sottofondo o i ‘meme’, immagini celebri rielaborate. Nel testo del Pe ci sono norme “pasticciate” – e secondo diverse altre fonti europee addirittura contraddittorie – che, accusano i consumatori del Beuc, rischiano di obbligare le piattaforme “a filtrare in modo sistematico i contenuti che gli utenti vogliono caricare”, quindi se “la giusta remunerazione dei creatori è importante”, però “i consumatori non devono essere la parte perdente”. Sul fronte delle tutele per gli editori, anche il testo dell’Eurocamera consente di continuare a postare gratuitamente i link agli articoli, anche se è più rigido rispetto alla posizione del Consiglio Ue. Sul data mining dei testi, invece, la posizione è allineata a quella dei 28, prevedendo un’eccezione sul copyright. Questa si estende al materiale didattico e museale.

La prima intesa dei 28 sulla riforma Ue del copyright, adottata dagli ambasciatori degli Stati membri, invece, riduce le tutele inizialmente previste dalla Commissione Ue, abbassando a un anno contro i 20 proposti dall’esecutivo la tutela dei diritti degli editori per l’uso online delle loro pubblicazioni. La protezione coprirà anche l’uso di parti di testo ma solo se sostanziali, ovvero se giudicate come tali sulla base dei criteri di originalità e lunghezza. Viene inoltre consentita un’eccezione obbligatoria sul copyright per il data mining su testi e dati in formato digitale nel settore della ricerca scientifica, oltre che per materiali didattici online e museali.  La direttiva inoltre assegna poi una responsabilità alle piattaforme per l’uso dei contenuti protetti dal diritto d’autore con l’obiettivo di chiudere il gap del valore tra profitti e remunerazione. A essere coinvolte, però, saranno solo quelle piattaforme il cui scopo principale è generare profitti dal fornire accesso a questo tipo di contenuti ‘protetti’ come musica, video e cosi’ via, caricati dagli utenti, tipo Youtube. Esclusi invece i servizi di cloud o i siti di compravendita come eBay, e le enciclopedie online come Wikipedia. Inoltre gli aggregatori di contenuti dovranno ottenere un’autorizzazione da chi detiene i diritti. Esenzioni alla responsabilità possono essere garantite però sulla base delle loro dimensioni.