Bruxelles striglia l’Italia, la correzione dei conti è pari a zero

Bruxelles – Nonostante lo stallo politico italiano abbia convinto Bruxelles a tacere il più possibile per non alimentare una campagna elettorale mai finita, la Commissione europea comincia a mettere le cose in chiaro al Governo che verrà. La crescita è sempre troppo bassa, all’ultimo posto in Ue, e gli sforzi per aggiustare i conti, in particolare per far scendere il debito, non sono sufficienti. Anzi, gli interventi sul saldo strutturale sono “pari a zero” nel 2018, avverte il commissario agli affari economici Pierre Moscovici. Un quadro che per la Ue potrebbe anche peggiorare: se l’incertezza politica si protraesse, i mercati potrebbero agitarsi e lo spread ricominciare a salire. Il Tesoro non è d’accordo sull’aggiustamento dei conti: “Il Governo ha stimato una riduzione di un decimo di punto percentuale nel 2018, a partire da un saldo 2017 migliore delle stime precedenti”, scrive in una nota.

Ma nelle previsioni economiche di primavera della Commissione il deficit strutturale resta invariato a 1,7% nel 2017-18, e peggiora a 2% nel 2019. Ovvero, per il 2018 gli sforzi “sono pari a zero, questi sono fatti che emergono dalle nostre previsioni e possiamo anche trarne delle conclusioni in termini di sorveglianza dei conti”, ha sottolineato Moscovici. In sostanza, non solo l’Italia non ha fatto la correzione di 0,3% richiesta lo scorso autunno, ma l’anno prossimo amplierà lo sforamento. Il numero preciso dello scostamento dagli impegni di risanamento verrà reso noto il 23 maggio, quando la Commissione pubblicherà la nuova valutazione dei conti pubblici assieme alle raccomandazioni specifiche per l’economia di ogni Paese. Ma non dovrebbe esserci nessuna richiesta immediata di correzione, per non ipotecare l’azione di un Governo che ancora non c’è. Del resto, anche il Tesoro spiega che c’è tempo per valutare i conti 2018, perché “la contabilità definitiva potrà essere apprezzata soltanto nella primavera 2019”. Per allora, molte cose potrebbero cambiare. Un nuovo esecutivo potrebbe realizzare degli interventi più pesanti per il bilancio, oppure la protratta incertezza potrebbe deprimere di nuovo la crescita. Un rallentamento la Ue già lo vede: dopo un Pil 2018 stabile a 1,5%, ci sarà un calo a 1,2% nel 2019. Nel Def si stimava un calo più contenuto, a 1,4%. “I rischi per le prospettive di crescita sono diventati più inclinati verso il basso”, avverte Bruxelles nel capitolo sull’Italia, sottolineando che “l’incertezza sulle politiche è diventata più pronunciata e, se prolungata, potrebbe rendere i mercati più volatili e intaccare il sentimento economico e i premi di rischio”.

I pericoli di una frenata ci sono per tutta l’Eurozona, e vengono soprattutto dagli Usa e da una guerra commerciale che, anche se solo minacciata, già provoca effetti negativi sull’andamento dell’economia. Un ulteriore rallentamento della crescita metterebbe l’Italia in difficoltà anche con il debito, perché dopo il “picco” raggiunto nel 2017 (131,8%), scende a 130,7% nel 2018 e 129,7% nel 2019, “principalmente come risultato di una crescita più forte del pil nominale”.

Una buona notizia per l’Italia arriva dai dati sulla disoccupazione: “I trend positivi del mercato del lavoro, iniziati nel 2015, continueranno”, con l’occupazione che crescerà “in linea con l’attività economica ma anche beneficiando degli sgravi di tre anni per l’assunzione dei lavoratori giovani”. E “grazie all’aumento della partecipazione, la disoccupazione scende” a 10,8% nel 2018 e 10,6% nel 2019, scrive la Commissione.