5G, tra ritardi nazionali su reti e nodo sicurezza: a che punto è l’Europa?

L’Europa deve spingere sulla connettività, senza però scendere a compromessi sulla sicurezza. Nelle conclusioni del vertice straordinario dell’1 e 2 ottobre a Bruxelles, i leader Ue hanno concordato sulla necessità di “accelerare la diffusione di infrastrutture di rete sicure e ad altissima capacità”, 5G e fibra su tutte, in tutta Europa. Con un’avvertenza: i governi devono applicare “restrizioni pertinenti sui fornitori ad alto rischio”, che “devono essere valutati sulla base di criteri oggettivi comuni”.

Per assicurare “la rapida diffusione del 5G in Ue”, gli Stati membri dovrebbero presentare a Bruxelles i loro piani nazionali per il dispiegamento della tecnologia “entro la fine di quest’anno”, hanno sottolineato i leader, chiarendo anche che dal punto di vista operativo il Recovery Fund sarà d’aiuto. Per lo sviluppo delle reti, infatti, gli Stati potranno decidere di attingere al Fondo impiegando le risorse comprese nel 20% di quelle da destinare al digitale.

Un’occasione da cogliere soprattutto per chi formalmente deve ancora assegnare una delle frequenze dello spettro 5G attraverso le tre bande ‘pioniere’ da 700 MHz, 3,6 GHz e 26 GHz richieste per la distribuzione della tecnologia in Europa. Nello specifico, secondo i dati dell’Osservatori sul 5G dell’Ue, sono 9 i Paesi che ancora mancano all’appello: Bulgaria, Croazia, Cipro, Estonia, Grecia, Lituania, Malta, Polonia e Slovenia.

A settembre 2020, i Paesi Ue e il Regno Unito hanno assegnato in media il 27,5% delle bande 5G. 

Bene invece l’Italia che, insieme alla Finlandia, è l’unico Paese ad aver già assegnato tutte e tre le bande pioniere.
In particolare, quella dei 700 MHz è stata assegnata in Italia, Danimarca, Germania, Francia, Finlandia, Ungheria e Svezia; lo spettro della banda 3,6 GHz è stata distribuita in Italia, Austria, Repubblica Ceca, Finlandia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Romania, Slovacchia, Spagna e Regno Unito; mentre la banda 26 GHz è stata assegnata in Italia e in Finlandia. L’Italia risulta anche tra i 14 Paesi che già usufruiscono dei servizi 5G (insieme ad Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito) e tra quelli con più di un operatore già attivo (TIM e Vodafone).

“Entro la fine dell’anno, ci sarà l’obbligo legale in tutti gli Stati membri di assegnare agli operatori le frequenze pionieristiche del 5G”, ha detto un funzionario dell’Ue, avvertendo che “se uno Stato membro non assegnerà queste frequenze, si troverà a violare il diritto dell’Unione”.

Nel 2016, infatti, gli Stati membri si erano impegnati – con il piano d’azione Ue sul 5G – a sviluppare le proprie infrastrutture di tlc di prossima generazione. Gli obiettivi includevano il lancio di servizi 5G in tutti i Paesi in almeno una grande città entro la fine del 2020. Un traguardo rafforzato poi con il codice delle comunicazioni elettroniche nel 2018, in cui l’Ue si è impegnata a migliorare la diffusione delle reti 5G garantendo la disponibilità dello spettro radio entro la fine di quest’anno.

Tuttavia, l’assegnazione delle tre bande pioniere ha subito una battuta d’arresto con la pandemia, su ammissione anche dello stesso commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton, che ha individuato i ritardi nell’implementazione delle reti in circa quattro mesi. Per rimediare alla situazione, il funzionario europeo ha riferito che la Commissione Ue potrebbe presentare un nuovo piano d’azione sul 5G come parte del Global Digital Compact, richiesto proprio dai capi di Stato e di governo al vertice per darsi obiettivi concreti sul digitale al 2030. “Se il prossimo anno presenteremo il Global Digital Compact al Consiglio europeo” con “gli obiettivi del 2030, dovremo esaminare da vicino le ambizioni sul 5G fissate alcuni anni fa e probabilmente alzare l’asticella“, ha detto il funzionario.

Nelle sue ultime raccomandazioni sulla connettività per gli Stati membri, Bruxelles si appella ai governi affinché promuovano gli investimenti in infrastrutture di connettività a banda larga ad altissima capacità, compreso il 5G, “fondamentale per la trasformazione digitale, la ripresa e la competitività”, sviluppando entro il 30 marzo 2021 un approccio comune basato su buone pratiche per il lancio delle reti. I governi nazionali, scrive l’esecutivo Ue, dovrebbero “ridurre i costi” di implementazione del 5G e “rimuovere gli ostacoli amministrativi non necessari”, con “misure armonizzate volte a garantire che i fornitori e gli operatori di rete possano condividere l’infrastruttura”, e “ottenere le autorizzazioni necessarie per la distribuzione”. Inoltre, i Ventisette dovrebbero “fornire un accesso tempestivo allo spettro radio 5G e incoraggiare gli investimenti degli operatori” delle tlc, nonché “stabilire un maggiore coordinamento transfrontaliero” a sostegno del 5G, “in particolare nei settori dell’industria e dei trasporti”. Quest’ultimo punto, insiste Bruxelles, è particolarmente importante per garantire “una copertura ininterrotta entro il 2025” alle principali vie di trasporto europee.

Tra i Paesi che a causa della pandemia sono stati costretti a rinviare le aste per le frequenze figurano la Spagna, l’Austria, il Portogallo, la Polonia e la Repubblica Ceca. “Dobbiamo assicurarci che la distribuzione avvenga a una velocità armonizzata”, ha affermato Breton, sottolineando che gli investimenti sul 5G dovranno essere inclusi “nei piani di ripresa” nazionali per accedere alle risorse del Recovery Fund.