2000 morti nel 2017: 85% degli arrivi in Italia, Ue ferma su ricollocamenti

Bruxelles – Non si arresta la strage di migranti nel Mediterraneo: sono quasi 2.000 le vittime dall’inizio dell’anno, secondo le stime dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim). Gli arrivi via mare in Europa proseguono senza sosta: sono 81.292 le persone sbarcate sulle coste europee nel 2017, l’85% di queste, in Italia. Col sopraggiungere dell’estate i numeri degli arrivi “potrebbero salire”, ha avvertito il commissario Ue alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos, che ha tentato di rassicurare ribadendo che l’Europa “è meglio preparata” rispetto al passato.

La Commissione Ue è impegnata con una serie di politiche mirate ad affrontare il fenomeno, in un mix equilibrato di responsabilità e solidarietà che parte dai ricollocamenti. Bruxelles fino ad oggi è riuscita a totalizzare circa 20mila ricollocamenti da Italia e Grecia (6.896 dall’Italia) sui 98.255 previsti entro fine settembre 2017. Dall’inizio dell’anno, 10.300 persone sono state ricollocate, un dato positivo sulla carta perché i ricollocamenti sono aumentati di 5 volte rispetto ai primi sei mesi del 2016, quando solamente 1.600 migranti avevano potuto beneficiare di questa misura.

Il trend dei ricollocamenti dall’Italia sta lentamente migliorando: Finlandia e Malta presto procederanno a completare la totalità dei ricollocamenti richiesti; Germania, Lussemburgo e i Paesi Bassi stanno mostrando progressi, rispettando tutti gli impegni mensili, mentre Croazia e Portogallo hanno di recente ricominciato ad aprire le proprie porte. Dall’altra parte, però, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Irlanda, Polonia, Slovacchia e Austria rimangono i soli Paesi dell’Ue a non avere ancora ricollocato un solo migrante dall’Italia. L’Austria ha fatto la sua prima promessa di ricollocare 50 persone dall’Italia solamente nel maggio 2017.

Ricollocamenti dall’Italia al 9 giugno 2017:

Paese Ue

Impegno formale

Ricollocamenti effettivi

Impegno previsto dal Consiglio Ue

Austria

50

462

Belgio

340

121

1397

Bulgaria

140

471

Croazia

46

18

374

Cipro

45

34

139

Repubblica Ceca

20

1.036

Estonia

8

125

Finlandia

779

653

779

Francia

970

330

7115

Germania

4.510

2.715

10.327

Ungheria

306

Islanda

Irlanda

20

360

Lettonia

105

27

186

Lichtenstein
Lituania

140

17

251

Lussemburgo

160

110

248

Malta

47

47

53

Paesi Bassi

725

612

2.150

Norvegia

815

812

Polonia

35

1.861

Portogallo

588

299

1.173

Romania

800

45

1.608

Slovacchia

250

Slovenia

75

35

218

Spagna

225

144

2.676

Svezia

1.399

228

1.388

Svizzera

900

649

Totale

12.942

6.896

34.953

In Grecia, la media delle persone destinate al ricollocamento dovrebbe restare stabile a 1.300 (i migranti registrati per la relocation sono 27.208), portando il totale delle persone ricollocate dal paese ellenico a 13.973. Circa 11.000 sono quelle ancora in attesa.

Occorre insistere sulla dimensione esterna, affrontando le cause alla radice delle migrazioni dall’Africa, destinando più risorse agli investimenti, dice l’Alto rappresentante dell’Ue, Federica Mogherini. Servono maggiori sforzi finanziari dagli Stati per migliorare le condizioni dei migranti nei campi in Libia, per far funzionare i programmi di ritorno assistito gestiti dall’Oim, e per proseguire col programma di formazione della Guardia Costiera libica. Tutte questioni cruciali per l’Ue, assieme alla riforma del regolamento di Dublino ancora arenata e alle resistenze sui ricollocamenti.

A giugno la Commissione europea ha aperto le procedure di infrazione a carico di Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca per i mancati ricollocamenti dei richiedenti asilo da Italia e Grecia, dando un chiaro segnale all’intransigenza dei Paesi di Visegrad sulle quote di distribuzione dei profughi. In 21 mesi, Budapest e Varsavia non hanno mai accolto un solo richiedente asilo. Praga solo 12, ma oltre un anno fa.

La stessa decisione potrebbe essere presa anche nei riguardi di altri “Stati anti-quote”, come l’Austria, che solo di recente si è impegnata ad aprire le porte ad una cinquantina di persone, o la Slovacchia, che col pretesto di ‘casting’ selettivi dei richiedenti asilo continua a rigettarne l’accoglienza.