Non solo Catalogna, gli indipendentisti in Europa

Bruxelles – Il 1 ottobre è il turno del referendum catalano, nel 2014 c’era stato quello in Scozia, nel 2010 il Belgio sembrò sull’orlo di un divorzio tra fiamminghi e valloni: sono gli esempi più recenti di come separatismi e indipendentismi attraversano ancora l’Europa, simili a fiumi carsici che di tanto in tanto riemergono in superficie.

  • CATALOGNA – La situazione a Barcellona è diventata incandescente dopo la Guardia Civil spagnola ha attuato un blitz nelle sedi del governo catalano arrestando 12 persone, 10 delle quali alti funzionari fra cui il braccio destro del vicepresidente Oriol Junqueras, Josep Maria Jovè. La mossa, che costituisce una svolta nella strategia di Madrid per impedire il referendum sull’indipendenza del 1 ottobre, ha provocato la protesta spontanea di migliaia di persone, che sono scese in piazza in difesa delle istituzioni catalane, bloccando alcune strade del centro di Barcellona. Il presidente Carles Puigdemont ha immediatamente convocato una riunione urgente del suo governo. “Stanno attaccando le istituzioni di questo paese, quindi i cittadini. Non lo permetteremo” ha reagito su twitter Junqueras. Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha detto che la risposta di Madrid alla sfida dell’indipendenza catalana “non può essere diversa da quella decisa”. Nell’aula del Congresso dei deputati spagnolo a Rajoy si è duramente contrapposto il dirigente della sinistra repubblica catalana Gabriel Rufian: “Tolga le sue sporche mani dalla Catalogna”, gli ha intimato. Il blitz contro le istituzioni catalane ha provocato la dura reazione anche di Podemos: “E’ una vergogna – ha detto il segretario Pablo Iglesias – in Spagna tornano a esserci detenuti politici”. Il sindaco di Barcellona Ada Colau, eletta con Podemos, ha denunciato “uno scandalo democratico”. Secondo la tv pubblica Tve, la polizia spagnola nella giornata di lunedì 19 settembre, ha sequestrato negli uffici di una società di posta privata 45mila convocazioni inviate per la costituzione dei seggi elettorali. Il ministro delle finanze spagnolo Cristobal Montoro intanto ha confermato il blocco delle finanze del governo di Barcellona deciso venerdì dal governo di Madrid.

Oltre alla Catalogna – in questo momento sotto i riflettori dell’attualità – ecco una mappa delle altre aree dell’Unione europea a più forte trazione ‘localista’.

  • SCOZIA – Nel 2014, un referendum ha respinto la secessione dal Regno Unito con il 55%. Ora i separatisti vorrebbero tornare alla carica ma la premier Nicola Sturgeon ha rimandato una seconda consultazione a dopo la Brexit. Sentimenti separatisti e indipendentisti animano anche frange della popolazione nel Galles e nell’Irlanda del Nord.
  • BELGIO – La spaccatura tra le due identità di fiamminghi, di lingua olandese, e valloni, francofoni, riemerge a ogni tornata elettorale. Tra il 2010 e il 2011 il Paese è rimasto 18 mesi senza governo. E’ il re a mantenere di fatto l’unità dello Stato.
  • PAESE BASCO – Dopo aver rinunciato alla violenza nel 2011, il gruppo indipendentista dell’Eta ha consegnato il suo arsenale l’8 aprile di quest’anno. 43 anni di lotta armata contro lo stato spagnolo, iniziata alla fine della dittatura franchista, hanno fatto 829 morti. Ora si punta ad una maggiore autonomia della regione.
  • CORSICA – A maggio l’Assemblea Corsa ha votato una legge che ha fatto della lingua regionale la seconda lingua ufficiale dell’isola, dopo il francese. “La lotta di liberazione nazionale non è finita”, ha annunciato il Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica (Flnc) ancora quest’estate.
  • SLESIA – Anche la Polonia ha i suoi separatisti, nella regione meridionale della Slesia, fortemente industrializzata, germanizzata nel Medioevo e dove si parla una lingua a sé. Il Movimento per l’autonomia della Slesia è arrivato a prendere circa il 9% alle elezioni regionali nel 2010.