Milano beffata al sorteggio, la nuova sede dell’Ema ad Amsterdam

Bruxelles – La fortuna non ha sorriso all’Italia. Pur tecnicamente forte e in pole position nelle votazioni, Milano ha perso la scommessa per aggiudicarsi l’Agenzia europea del farmaco (Ema) in un’estrazione a sorte. Così l’Ema, che si trasferirà presto da Londra per la Brexit, andrà ad Amsterdam. Sostenuta da Grecia, Cipro, Romania, Malta e molti altri Paesi che hanno preferito mantenere la riservatezza, ora l’Italia mastica amaro dopo aver lavorato per mesi ad accordi e alleanze, rifiutando la logica dei blocchi, convinta che il lavorio forsennato di un team istituzionale bipartisan e compatto avrebbe portato a casa il risultato. E invece niente. “Grazie a Milano e grazie a tutti coloro che si sono impegnati per Ema, nelle istituzioni e nel privato. Una candidatura solida sconfitta solo da un sorteggio. Una beffa!”, ha twittato il premier Paolo Gentiloni. “Un’imponderabile e beffarda variabile”, l’ha definita il ministro degli Esteri Angelino Alfano.

Una procedura decisa da tutti e 27 i leader a margine del vertice di giugno, quella del sorteggio, ma che alcuni alti funzionari europei ora guardano con imbarazzo, indicandola come un “autogol”, un messaggio “devastante”, un assist per le forze euroscettiche. L’idea che la decisione sul futuro di centinaia di impiegati e di tutto l’indotto che ruota intorno a loro – oltre un miliardo e mezzo nel caso dell’Ema – sia stata affidata alla sorte, è il ragionamento che rimbalza da un palazzo Ue all’altro, non fa bene all’immagine dell’Europa. “Veramente un po’ assurdo essere esclusi perché si pesca da un bussolotto. Tutto regolare, ma non normale”, ha sintetizzato il sindaco di Milano Giuseppe Sala. “È possibile – ha aggiunto – che alla fine ci sia stato anche qualche accordo politico”. “La mia valutazione – ha precisato poi Sala rispondendo alle domande dei giornalisti – è che nelle prime due votazioni sia stato fatto valere il valore dei dossier, mentre dalla seconda votazione in poi sono partite le telefonate tra governi”.

“La monetina – ha rincarato il governatore lombardo Roberto Maroni – è triste, è il paradigma di un’Europa che non sa decidere. Non sa assumersi le responsabilità e lascia ad altri o alla sorte. Il modo peggiore per rapportarsi con i Paesi, un modo che genera non solo delusione ma anche tristezza. Un’Unione di Paesi che non sa decidere, nel bene e nel male, genera proprio questo sentimento. Penso occorra assumere qualche iniziativa, vedremo”.

Comunque, intrecciando di nuovo il suo destino con l’Olanda (anch’essa di recente esclusa dai mondiali e partner nel turno di presidenza al consiglio di sicurezza dell’Onu), l’Italia si trova ora a dover inghiottire un boccone amaro. “E’ come perdere una finale” di calcio “con la monetina. Sulla monetina non c’è influenza politica che tenga”, ha allargato le braccia il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, che ha seguito le due ore e i tre turni di voto attimo per attimo, fino al tuffo finale al cuore, quando dal recipiente con le palline è stata pescata quella con l’indicazione di Amsterdam.

LE VOTAZIONI – A pesare sui risultati, anche la stizzita astensione della Slovacchia, dopo che Bratislava è finita fuori dalla gara al primo round. E’ stata la ‘defezione’ del Paese di Visegrad a far approdare la partita al pareggio (13 a 13 al ballottaggio finale Milano-Amsterdam) dopo le aspettative deluse. Data in pole position fino all’ultimo in virtù del criterio politico della ridistribuzione geografica, la capitale slovacca è stata infatti schiacciata dalla statura tecnica di Milano (25 punti), Amsterdam e Copenaghen (20 punti ciascuno), senza possibilità di appello già alla prima votazione. La seconda ha eliminato la capitale danese, che era riuscita a guadagnare solo 5 punti; Milano era passata con 12 punti. Il capoluogo lombardo era in finalissima contro Amsterdam, che aveva ottenuto 9 punti alla seconda votazione, hanno riportato da fonti a Bruxelles. Secondo quanto si apprende Copenaghen aveva ottenuto 5 punti. Poi, l’epilogo beffa. Una sconfitta con accuse interne è stata invece quella spagnola, col ministro degli Esteri, Alfonso Dastis, che ha attribuito all’indipendentismo catalano di Carles Puigdemont la colpa dell’uscita immediata di Barcellona. Mentre il ministro degli Esteri danese Anders Samuelsen si è lamentato perché la Svezia “ha tradito la cooperazione nordica col voto a Milano”, facendo finire fuori dalla gara Copenaghen. Dalla corsa per l’Ema, nelle ultime ore, erano uscite anche Croazia e Malta per le scarse chance di vittoria, mentre l’Irlanda lo aveva fatto per concentrare le proprie forze sulla competizione per l’Autorità bancaria europea (Eba), finita anche in questo caso con un sorteggio che ha penalizzato Dublino, consegnando la vittoria a Parigi. Esclusa eccellente, in questo caso, la tedesca Francoforte, che tutti davano per vincente alla vigilia.

L’EBA A PARIGI – L’altra agenzia europea a dover preparare le valigie per lasciare Londra è l’Autorità bancaria europea (Eba), aggiudicata a Parigi. Anche la ricollocazione dell’Eba è finita per sorteggio, dopo una parità di voti tra la capitale francese e Dublino.

IL COMMENTO DELL’UE – La ricollocazione di Ema e Eba “è una diretta conseguenza e il primo risultato visibile della decisione del Regno Unito di lasciare l’Ue“, è stata la prima dichiarazione rilasciata dalla Commissione europea, che in una nota “accoglie con favore l’accordo di oggi” sulle due agenzie. La Commissione europea “seguirà da vicino il processo di ricollocazione e assisterà le agenzie”.

CHE COS’È L’EMA, L’AGENZIA CHE VALUTA I FARMACI NELL’UE – Con il suo staff di 775 persone, ma con altre 5mila che ‘gravitano’ attorno all’agenzia e un budget di 325 milioni di euro che genera un volume d’affari stimato di 1,5 miliardi di euro, l’Agenzia europea del farmaco Ema è responsabile della valutazione scientifica, della supervisione e della vigilanza su tutti i farmaci, umani o veterinari, commercializzati all’interno dell’Unione Europea. “L’Ema protegge la salute delle persone e degli animali nei 28 Stati membri e nei paesi dell’Area Economica Europea – si legge sul sito dell’agenzia – garantendo che tutti i farmaci disponibili sul mercato europeo siano sicuri, efficaci e di alta qualità”.

  • COME È COMPOSTA – La fondazione dell’Ema risale al 1995. Le sue commissioni scientifiche sono sette, ognuna su un settore specifico dell’attività. La supervisione è affidata a un ‘management board’ di 35 persone indipendente da governi, aziende o altre istituzioni. A capo dell’agenzia c’è un direttore generale, che al momento è l’italiano Guido Rasi.
  • APPROVAZIONE DEI FARMACI – I vari comitati dell’Ema valutano i dossier di richiesta di autorizzazione dei farmaci da parte delle aziende, anche coordinando ispezioni nei siti di produzione. Il loro parere è poi accolto dalla Commissione Europea, che materialmente concede l’autorizzazione, che è valida per tutti gli Stati membri. E’ possibile comunque chiedere l’autorizzazione anche ai singoli stati, anche se quella centralizzata è obbligatoria per una serie di patologie, per i farmaci orfani e per quelli biotech.
  • FARMACOVIGILANZA – L’Ema coordina la farmacovigilanza sul territorio europeo, ed è responsabile di diversi progetti di monitoraggio degli effetti avversi, come EudraVigilance. Su questo argomento è responsabile anche della produzione di linee guida e regolamenti, oltre che della comunicazione con il pubblico e della collaborazione con i pazienti.
  • ALTRE ATTIVITÀ – Fra le altre missioni dell’Ema c’è lo sviluppo di procedure per l’accesso rapido ai farmaci, soprattutto per malattie che non hanno terapia; la supervisione dello sviluppo dei farmaci pediatrici; l’attribuzione dello status di ‘orfani’ ai farmaci; lo sviluppo di linee guida sulla qualità, sicurezza ed efficacia dei farmaci, la cui osservanza da parte delle aziende deve essere riportata nei dossier che vengono sottoposti all’approvazione.