L’Ue ha riaperto a 15 Paesi: sì alla Cina ma non agli Usa

Bruxelles – L’Ue ha riaperto le sue frontiere. Ma non a tutto il mondo: per ora solo una lista di 15 Paesi potranno entrare nel vecchio continente, e tra questi restano fuori gli Stati Uniti. Ma anche la Russia ed il Brasile. Una scelta, quella presa a Bruxelles e che potrà essere rivista ogni due settimane in base all’andamento dell’epidemia, dettata dal timore di una nuova ondata di contagi, importati da quei Paesi dove il virus corre ancora velocemente. E che vede l’Italia cauta: la quarantena prevista dagli arrivi extra Schengen resta in vigore, ha infatti fatto sapere il ministro della Salute, Roberto Speranza spiegando che “la situazione a livello globale resta molto complessa. Dobbiamo evitare che vengano vanificati i sacrifici degli italiani negli ultimi mesi”. L’Ue ha dato il via libera ad una ristretta lista di paesi terzi. Includendo la Cina ma lasciando la porta chiusa agli Stati Uniti alla luce dei record dei contagi registrati nel Paese negli ultimi giorni. Non senza scatenare l’ira di Trump che ora potrebbe anche far scattare la rappresaglia, chiudendo le frontiere a stelle e strisce agli europei o agendo sui dazi. L’Italia ha scelto la linea della massima prudenza, mantenendo in vigore l’isolamento fiduciario e la sorveglianza sanitaria per tutti i cittadini provenienti dai Paesi extra-Schengen. La misura si applica anche ai cittadini dei 14 Paesi individuati dall’Ue nella “lista verde”, da e per i quali ci si può muovere liberamente dal 1 luglio, riferisce il contenuto dell’Ordinanza firmata da Speranza. Nel testo si aggiunge anche la comprovata ragione di studio ai motivi che consentono l’ingresso nel territorio nazionale. Le altre motivazioni per l’arrivo in Italia sono comprovati motivi di lavoro, di salute o l’assoluta urgenza.

Il via libera dell’Ue alla ‘lista verde’ è arrivato dopo una lunga maratona negoziale, trovando un equilibrio tra le esigenze sanitarie e quelle legate al turismo. Per ora fuori, oltre a Usa, Russia e Brasile restano anche India e Israele. Nell’elenco degli ammessi figurano l ‘Algeria, l’Australia, il Canada, la Georgia, il Giappone, il Montenegro, il Marocco, la Nuova Zelanda, il Ruanda, la Serbia, la Corea del sud, la Tailandia, la Tunisia e l’Uruguay, Paesi che al momento non destano particolari preoccupazioni per quanto riguarda i livelli di contagio. Nella lista c’è anche la Cina ma a condizione della reciprocità, dunque che ammetta sul suo suolo i viaggiatori provenienti dall’Ue. E il Regno Unito, ancora considerato Europa. Almeno fino alla fine del periodo di transizione sulla Brexit il 31 dicembre. “Stiamo entrando in una nuova fase con un’apertura mirata delle nostre frontiere esterne a partire da domani. I Paesi Ue hanno preso questa decisione in uno spirito di stretta collaborazione. Monitoreremo regolarmente la situazione”, ha twittato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. La proposta di raccomandazione da parte della presidenza di turno del Consiglio, la Croazia che domani cede il testimone alla Germania, resta comunque un atto giuridico, quindi non è vincolante. L’obiettivo è favorire un’azione coordinata degli Stati membri in un ambito a forte integrazione quale quello di Schengen. La lista di paesi concordata andrà comunque aggiornata ogni quindici giorni considerando l’evoluzione della pandemia. Intanto Coldiretti stima che la chiusura delle frontiere a 1,4 milioni di turisti Usa in viaggio durante l’estate in Italia produrrà una perdita particolarmente pesante, 1,8 miliardi.