La Slovenia ha un nuovo governo di centro-sinistra, rinuncia la destra anti-migranti

LUBIANA – Il 17 agosto 2018, oltre due mesi di distanza dalle elezioni del 4 giugno, il Parlamento sloveno ha votato a favore della nomina di Marjan Sarec, leader dell’omonima lista civica, seconda alle urne con il 12,7%, a premier incaricato alla formazione del nuovo governo. Sarec ha ottenuto 55 voti a favore, mentre 31 sono stati i contrari, ed è riuscito a formare un esecutivo di minoranza sostenuto da cinque partiti di centrosinistra (tra cui il suo), con l’apppoggio esterno di Levica (Sinistra). Il nuovo esecutivo per i prossimi cinque anni può contare sull’appggio di 43 deputati sul totale di 90, grazie all’appoggio della Lista civica omonima (LMS), dei Socialdemocratici (SD), del Partito Moderno di Centro (SMC), del Partito di Alenka Bratusek (SAB) e del Partito dei pensionati (DeSUS), a cui vanno ad aggiungersi i seggi di Levica. Sarec, 40 anni, è il più giovane primo ministro incaricato della storia della Slovenia. Ex sindaco di Kamnik, comune di circa 29 mila abitanti a nord di Lubiana, è salito alla ribalta della politica nazionale dopo che alle elezioni presidenziali del novembre scorso costrinse al ballottaggio il presidente in carica, Borut Pahor. Ex comico con un passato da giornalista radiofonico e imitatore, Sarec decise di capitalizzare quell’exploit candidandosi con una sua lista civica, senza un chiaro programma politico, alle elezioni anticipate dello scorso giugno.

Alle elezioni di giugno, il conservatore Janez Jansa e il suo Partito democratico sloveno (SDS), che sono su posizioni anti-migranti e alleati del leader nazionalista ungherese Viktor Orban, avevano vinto le elezioni politiche anticipate in Slovenia. Al partito democratico sloveno (SDS) di Jansa era andato il 25% dei voti e 25 deputati sul totale di 90Al secondo posto la Lista di Marjan Sarec (LMS)con il 12,6% e 13 deputati. Seguivano i socialdemocratici (SD) di Dejan Židan con il 9,9% e 10 deputati, e il Partito del Centro Moderno (SMC) del premier uscente Miro Cerar, al quale era andato il 9,7% e 10 deputati. Jansa non era però stato in grado di formare una maggioranza. A metà luglio, Jansa aveva quindi informato il presidente della Repubblica, Borut Pahor, di non poter contare su voti sufficienti in Parlamento.

Nel piccolo Paese ex jugoslavo confinante con l’Italia si era confermato alle urne il trend che nell’Europa centrorientale, e non solo, che vede regredire le sinistre a fronte invece dell’avanzata delle forze conservatrici e sovraniste che mirano a porre un argine al fenomeno migratorio, ponendosi a difesa degli interessi e della sicurezza dei propri cittadini. La Slovenia è stata attraversata da centinaia di migliaia di migranti in marcia lungo la rotta balcanica durante la crisi drammatica del 2015, e gli avversari politici di Jansa, dimessosi dalla guida del governo nel 2013 per uno scandalo di corruzione, avevano affermato che Orban ha finanziato la campagna elettorale dell’SDS tramite personaggi e organizzazioni a lui vicine.

A superare lo sbarramento del 4% necessario per entrare in parlamento sono stati anche gli estremisti di destra del Partito nazionale sloveno (Sns) con il 4,2% e 4 deputati.  In tutto sono nove le forze politiche entrate nel parlamento di Lubiana composto da 90 seggi.

L’affluenza alle urne, data inizialmente bassa, è risultata alla fine intorno al 51,8%, pressoché equivalente al 51,7% registratasi nelle precedenti politiche del 2014.