Catalogna: elezioni il 21 dicembre, Puigdemont in libertà vigilata in Belgio

Bruxelles – Dopo la dichiarazione di indipendenza della Catalogna e l’attuazione dell’articolo 155 da parte del governo di Madrid, avvenute il 27 ottobre a seguito del referendum catalano per l’indipendenza del 1 ottobre, il ‘President’ catalano Carles Puigdemont ha raggiunto con 5 ministri del suo Govern Bruxelles per “portare la questione catalana nel cuore dell’Europa”.

Il leader separatista è arrivato a Bruxelles il 30 ottobre con un pugno di fedelissimi e dal Belgio non per chiedere l’asilo, bensì l’internazionalizzare della sua lotta. I dirigenti catalani hanno viaggiato in auto fino a Marsiglia dove hanno preso un aereo per Bruxelles. Ad accompagnare il President, due ministri del suo partito, il Pdecat, Meritxell Borras e Joaquim Forn, e tre di Erc, Antoni Comin, Dolors Bassa e Maritxell Serret.

IL MANDATO D’ARRESTO, FERMO IN BELGIO – 3 novembre la giudice spagnola Carmen Lamela ha firmato il mandato di arresto europeo contro il Puigdemont e i quattro ministri che lo hanno accompagnato a Bruxelles.

Nella giornata di domenica 5 novembre, Puigdemont e i suoi ex ministri catalani hanno iniziato a collaborare con la giustizia belga e si sono consegnati alla polizia giudiziaria di Bruxelles, che li ha messi al corrente del mandato d’arresto europeo spiccato dalla Spagna nei loro confronti. Il giudice li ha interrogati individualmente, in presenza degli avvocati che hanno scelto il fiammingo come lingua di lavoro. Il giudice belga ha poi liberato Puigdemont e i quattro suoi ex ministri.

Ma l’ex presidente catalano non potrà lasciare il Belgio. Oltre all’obbligo di permanenza è stato deciso il ritiro del passaporto e dovrà comunicare il proprio domicilio e restare a disposizione del giudice. Le stesse misure cautelari valgono anche per quattro dei suoi ex ministri, sentiti anche loro dal giudice. Il caso passa ora alla Camera di consiglio del Tribunale di primo grado, che deve decidere entro 15 giorni se il mandato europeo emesso dalla Spagna può essere reso esecutivo. La sua decisione può essere appellata sia dagli accusati che dalla procura stessa.

Intanto, gli ‘esuli’ catalani tornano ad incassare il sostegno di una parte rilevante del Belgio, cioè i separatisti fiamminghi: il ministro dell’Interno Jean Jambon, nazionalista fiammingo, sollecita gli altri Stati europei e le istituzioni comunitarie a monitorare la situazione dei diritti in Spagna. La vicenda continua a creare tensioni anche nel Governo belga. Il ministro dell’interno Jambon, senza aver consultato il premier Michel, attacca le istituzioni Ue che giudica “parziali” nella vicenda catalana. “Sono cose successe in uno Stato europeo, mi chiedo cosa aspetti l’Ue a pronunciarsi. Se fosse successo in Polonia o in Ungheria, credo avrebbe avuto una reazione diversa”, ha detto, chiedendo alla comunità internazionale di vigilare sul rispetto dei diritti in Spagna. Puigdemont e gli altri “hanno solo applicato il mandato che hanno ricevuto dai loro elettori”.

CATALONGA COMMISSARIATA, LE MISURE DI RAJOY – La destituzione del presidente catalano e di tutti i suoi consiglieri, convocazione di elezioni per il 21 dicembre, scioglimento del Parlament per evitare un eventuale dibattito sull’investitura di un nuovo presidente. Sono state le principali misure di commissariamento della Catalogna decise dal governo del premier spagnolo Mariano Rajoy il 27 ottobre, dopo il via libera del Senato in base all’articolo 155 della Costituzione spagnola, oltre al siluramento del direttore generale dei Mossos d’Esquadra, la polizia locale. Non è invece passata invece la richiesta di mettere sotto controllo la radio-tv pubblica catalana.

  •  DESTITUZIONE GOVERN – Il premier, oltre a destituire tutto il Govern, ha chiuso l’ufficio della presidenza e della vicepresidenza catalana. Sono state chiuse le ‘ambasciate’, le delegazioni catalane nel mondo, nove in tutto, tra cui quella in Italia e presso l’Ue, e silurati i loro responsabili. Gli ex membri del governo di Barcellona devono ora comparire nei tribunali di Madrid.

 

  •  ELEZIONI – E’ stato lo stesso Rajoy a sciogliere il Parlament, con l’impegno di convocare elezioni il 21 dicembre.
  • POLIZIA – Il controllo dei Mossos d’Esquadra, che hanno competenze in materia di ordine pubblico e di polizia stradale (ma non di controllo delle frontiere) sono passate di fatto al ministero dell’Interno spagnolo. E’ stato silurato il direttore generale dei Mossos, Pere Soler.

LA FUGA DI PUIGDEMONT, IL SILENZIO DELL’UE – “L’Europa deve reagire”, ha detto Puigdemont ai giornalisti dopo essere arrivato a Bruxelles. I vertici dell’Unione europea sono però unanimi: “Per l’Ue non cambia nulla. La Spagna resta il nostro unico interlocutore”, è stata la reazione del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che allo stesso tempo ha invitato Madrid a evitare soluzioni di forza. L’Ue si è insomma stretta ancora una volta attorno al premier spagnolo Mariano Rajoy: nessun leader delle istituzioni ha incontrato Puigdemont. Con la loro fuga in avanti, le autorità catalane si ritrovano di fatto in fuorigioco in Europa, più isolate che mai sia dalle istituzioni dell’Ue sia dai governi del Vecchio Continente. Bruxelles e le altre capitali hanno condannato con nettezza il colpo di mano rappresentato dalla dichiarazione di indipendenza e hanno fatto quadrato intorno a Madrid, a sottolineare che la questione in Europa è vista da tutti come un affare interno spagnolo. Anche dal Dipartimento di Stato americano è arrivato un chiaro messaggio di sostegno a Mariano Rajoy. Il blocco europeo “non ha bisogno di altre crepe”, ha attaccato il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, usando parole dure “contro tutti i separatismi in Europa”. “Nessuno in Europa riconoscerà l’indipendenza della Catalogna”, ha rimarcato il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

INDIPENDENTISTI AVANTI NEI SONDAGGI – I partiti indipendentisti catalani (Erc, Pdc e Cup) ruotano attorno al 45% dei voti, secondo un sondaggio pubblicato da El Pais, in vista delle elezioni del 21 dicembre. In pratica circa due punti percentuali in meno del 2015. Il primo partito in assoluto è l’Erc col 27%. Se si prolungherà, il confitto catalano può costare fra lo 0,3% e il 2,5% del Pil nei prossimi due anni all’economia spagnola, secondo la Banca di Spagna. Nel ‘peggiore scenario’, cioè in caso di “tensione severa e prolungata”, l’impatto negativo nel 2018-2019 potrebbe essere del 2,5%, con un rischio di recessione per l’economia iberica.