Kurz incoronato cancelliere d’Austria, primo millennial alla guida di un Paese Ue

Bruxelles –  Con il 31,4% dei voti e i suoi 31 anni, il ministro degli Esteri uscente dell’Austria, Sebastian Kurz,  leader del Partito popolare austriaco (ÖVP), diventa il primo millennial a capo di un Paese europeo. Tuttavia, il suo partito non raggiunge una maggioranza tale da poter governare da solo. L’estrema destra del Partito della libertà austriaco (FPÖ) di Heinz-Christian Strache, si attesta al secondo posto con il 27,4%, terzi i socialdemocratici di SPÖ guidati dal cancelliere uscente Christian Kern, al 26,7%. Gli altri partiti che andranno a riempire lo scacchiere del nuovo Nationalsrat di Vienna sono i liberali di Neos (Nuova Austria e Forum Liberale), guidati da Matthias Strolz, stabili al 5%; e la lista Pilz, partito nuovo guidato dall’ex leader storico ambientalista Peter Pilz, che ha ottenuto il 4,1% dei consensi. Proprio il traguardo raggiunto da Pilz ha contribuito all’amara e inattesa nei numeri débacle per i Verdi (die Grünen) guidati dall’eurodeputata Ulrike Lunacek: per la prima volta – salvo sorprese dai voti per corrispondenza – gli ecologisti resteranno fuori dal Parlamento dall’ingresso nel 1986. I Verdi, che neanche un anno fa avevano festeggiato il successo di Alexander Van der Bellen alle presidenziali, sono crollati dal 12,4% delle politiche del 2013 al 3,3%, non riuscendo nemmeno a raggiungere la soglia di sbarramento del 4%. Questi i risultati restituiti dalle urne in Austria, dove domenica 15 ottobre si sono tenute le elezioni anticipate per la Cancelleria, un anno prima della scadenza naturale della legislatura, prevista per l’autunno 2018.

Il cancelliere in pectore Sebastian Kurz ha esultato in un mare turchese. “Questo voto – ha scandito – è un chiaro mandato per realizzare le riforme e i cambiamenti voluti dai cittadini”. Rimettere insieme i cocci della coalizione naufragata tra SPÖ e ÖVP – che ha ciclicamente caratterizzato lo scenario politico austriaco dal dopoguerra a oggi – sembra, almeno per il momento, un’impresa impossibile. Sotto Kurz, i popolari si sono invece avvicinati molto alle posizioni dell’estrema destra della FPÖ: assieme, quindi, potrebbero formare il nuovo governo, come già avvenuto tra il 2000 e il 2005, con Heinz-Christian Strache che potrebbe diventare vice-cancelliere.

L’affluenza alle urne rispetto al 2013 è cresciuta dal 74,4 al 79,9%. In Austria, dove possono votare anche i sedicenni, la presenza di Kurz avrebbe motivato la fascia d’età del primo voto: alla vigilia, l’85% ha detto di voler andare alle urne stavolta, nel 2013 furono il 70%.

TUTTO PREVISTO – I sondaggi pre-elettorali, tra cui l’ultimo dell’istituto Research Affairs, avevano ampiamente previsto l’incoronazione del giovanissimo leader dei popolari alla guida del paese.

Grazie a una netta sterzata a destra e a una campagna giocata sul contrasto all’immigrazione, in pochi mesi ‘Keiser Sebastian’ ha portato l’ÖVP fuori da una profonda crisi e verso il trionfo, guadagnando quasi l’8% rispetto alle elezioni del 2013. Un’impennata senza paragoni per un partito presente in Parlamento dal 1945: a Vienna, i socialdemocratici governano da 10 anni, e al loro fianco l’ÖVP ha fatto sempre da partito junior. La discesa in campo di Kurz ha scompaginato lo scenario politico nazionale: durante la campagna elettorale, nel giro di un giorno, i consensi del suo partito erano saliti dal 22 al 34%, confermati poi dalle urne.

IL WUNDERKIND DAL PUGNO DURO – Ha cambiato il colore del partito, da nero a turchese. Lo ha targato col suo nome, spingendosi, nella personalizzazione della campagna elettorale, anche oltre l’esperienza di Emmanuel Macron. Il suo talento politico è innegabile, e c’è chi lo ha già definito il “Metternich del XXI secolo”. Ma chi sia davvero Sebastian Kurz, che diventa cancelliere austriaco a 31 anni, il leader più giovane del continente e della storia del suo paese, resterà da vedere. Per ora è chiaro che il ‘Wunderkind’ che ha sorpassato la destra oltranzista di Heinz-Christian Strache, facendo il gioco dei populisti e cavalcando l’onda anti-migranti, ha un temperamento spregiudicato: più strategico che idealista. E questo potrebbe fargli meritare un posto accanto a leader post-ideologici del calibro di Emmanuel Macron, al quale spesso è stato paragonato, e della stessa Angela Merkel. L’operazione condotta in Austria, però, lascia qualche dubbio in più su Kurz, che dovrà probabilmente convolare a nozze con la destra oltranzista. Kurz ha promesso una riduzione delle tasse, “i cittadini devono avere più netto nelle loro buste paga”, ha ripetuto spesso, e non ha mai abbassato la guardia su profughi e migranti e la necessità di proteggere le frontiere. È questa del resto l’ossessione della politica locale, da quando l’emergenza migranti del 2015 ha messo a dura prova le capacità di accoglienza del paese nel cuore dell’Europa, che appoggiò la chiusura della rotta balcanica e che ha visto entrare in vigore qualche giorno fa la legge che bandisce burqa e niqab. Kurz ha rincorso la destra, appropriandosi di una visione intransigente sull’emergenza profughi e chiudendo le porte del paese. E oggi questa mossa è risultata vincente. Ora c’è chi teme “l’orbanizzazione dell’Austria” – espressione usata dai liberali del partito Neos dopo il risultato elettorale – e un inquietante avvicinamento ai paesi Visegrad, paventato da diversi analisti.

LA RIVOLUZIONE GENERAZIONALE – Il ragazzo prodigio che ha conquistato il Paese è entrato al governo 7 anni fa. Dopo l’incarico di sottosegretario, è stato nominato ministro degli Esteri a 27 anni. E il 15 maggio 2017, a 30 anni, ha assunto la guida dell’ÖVP. Un vecchio partito tradizionale, che oggi vede entrare in parlamento esponenti della società civile e giovanissimi deputati, che con la vecchia dirigenza nulla hanno a che fare. Si annuncia quindi innanzitutto una rivoluzione generazionale, sia pur portata avanti dai conservatori;  anche l’entourage di Kurz è composto da giovani, e i cronisti che hanno seguito la partita elettorale – in un paese di 8,7 milioni di abitanti che, diversamente dalla Germania, è in campagna elettorale permanente – hanno sottolineto l’entusiasmo di volontari pronti a lavorare fino a tardi ogni giorno con assoluta dedizione, seguendo l’esempio del loro leader, sepolto in ufficio fino alle 2 di notte. Kurz ha fatto fuori la vecchia guardia del partito e portato gente nuova: “Il 75% dei vecchi rappresentanti dell’ÖVP non entrerà in parlamento stavolta”, ha detto alla stampa alla vigilia delle elezioni Alexandra Föderl-Schmid, che fino a due mesi fa dirigeva il giornale austriaco ‘der Standard’. Il leader dei popolari austriaci proviene però dal sistema che egli stesso vuole ‘rivoluzionare’. Funziona così, ha spiegato lo scrittore Joachim Lottman alla rivista tedesca ‘Cicero’ qualche mese fa: “Lui entra in ascensore, e tutti lo odiano. Fino a quando arriva al quarto piano: a quel punto, lo amano tutti”. È lo stesso intellettuale che lo ha definito nuovo Metternich a spiegare in modo così esaustivo che Kurz ci sa fare: dismessi i panni del ragazzotto che andava in giro con la ‘Geilomobil’, un pulmino lanciato per divulgare lo slogan “nero è figo”, raggiungendo i giovanissimi nelle discoteche, ha assunto un atteggiamento estremamente professionale e un look ingessato da bravo ragazzo. Ma tutti quelli che lo conoscono raccontano della sua capacità di entusiasmare gli altri con il suo progetto per il Paese. “Ha un naturale talento politico, una spiccata intelligenza sociale e analitica, è in grado di raccogliere dati velocemente e prendere la decisione giusta. Per molti è quel tipo di liberale e di democratico che con un moderato populismo può mettere nell’angolo i populisti pericolosi”, scriveva un analista di der Standard ad agosto, citando Matteo Renzi ed Emmanuel Macron come possibili profili paragonabili. Ma che Kurz sia davvero democratico e liberale e non sia invece “un Orban in fiore” nessuno può davvero garantirlo, aggiungeva. Una prospettiva che non rassicura l’Europa. Finora, però, il futuro cancelliere ha sempre assicurato il suo europeismo, scartando l’ipotesi di un’uscita dell’Austria.

LE REAZIONI – “Kurz è il chiaro vincitore di questa tornata elettorale”, ha commentato il presidente austriaco Alexander Van der Bellen, ricordando che il risultato definitivo sarà comunicato solo giovedì, dopo lo spoglio dei voti per corrispondenza.

Il cancelliere uscente Kern si è presentato alle telecamere ammettendo la sconfitta: “In Austria, come è già avvenuto in altri paesi europei, assistiamo a una forte svolta a destra che evidentemente non favorisce i movimenti socialdemocratici”, ha detto, annunciando di voler restare in Parlamento anche se il suo partito dovesse passare all’opposizione.

“Questo resultato è una sconfitta dolorosa per tutti noi Verdi, una débacle pesante e un grande dispiacere”, ha detto la candidata dei Verdi, Ulrike Lunacek, pur augurandosi che i voti per corrispondenza possano, fino a giovedì, colmare il distacco del suo partito dalla soglia di sbarramento e farli entrare in Parlamento sul filo del rasoio.

Di segno opposto le reazioni dei popolari europei. “Congratulazioni per aver vinto le elezioni in Austria! Ora un governo che rafforzi la collaborazione in Ue”, ha detto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, salutando la vittoria di Sebastian Kurz. A fargli eco, il capogruppo del Ppe al Parlamento Ue, Manfred Weber, che su Twitter ha scritto: “Congratulazioni a Sebastian Kurz. Un risultato forte. Il Oevp è tornato. Ci vuole un nuovo inizio per l’Austria”. Anche il presidente del Ppe, Joseph Daul, ha affidato a Twitter la sua soddisfazione: “Congratulazioni a Sebastian Kurz e all’Oevp per la vittoria. Manterranno un’Austria forte in un’Europa forte”, ha scritto.

LO SPOSTAMENTO A DESTRA, IL CASO PRESIDENZIALI 2016 –  In Austria, la tendenza a virare a destra è presente già da alcuni anni. Il 24 aprile del 2016 si tennero le elezioni presidenziali; al ballottaggio, il 22 maggio, si affrontarono il candidato della destra ultranazionalista e antieuropeista di FPÖ, Norbert Hofer, e il candidato indipendente dei Verdi, Alexander Van der Bellen. Van der Bellen vinse, con uno scarto però minimo: appena 31.026 voti. Dopo un ricorso presentato da FPÖ e accolto dalla Corte Costituzionale austriaca, il ballottaggio si è ripetuto il 4 dicembre dello stesso anno. Durante i mesi di campagna elettorale, Hofer è stato spesso indicato come il favorito. A vincere, alla fine, facendo tirare un sospiro di sollievo all’Europa, è stato nuovamente Van der Bellen, con il 53,8% dei voti.