Un piano di investimenti per idrogeno, la strategia energetica dell’Ue

Bruxelles – Produrre idrogeno da rinnovabili e procedere all’integrazione di reti, fonti e settori: sono queste le due leve che l’Ue vuole utilizzare per accelerare la rivoluzione a emissioni zero dell’energia europea. La Commissione europea ha infatti pubblicato due nuove strategie a lungo termine. La prima per integrare i sistemi energetici, perché diventino più ‘circolari’ e basati sull’elettricità da fonti rinnovabili. La seconda per creare un mercato per l’idrogeno pulito e per farlo diventare una fonte a emissioni quasi zero alternativa per le industrie a intenso consumo di energia, come quella siderurgica. Fino a immaginare un “futuro verde” per città come Taranto, “mantenendo allo stesso tempo la produzione di acciaio in Europa e dando un’aria molto più pulita ai cittadini”, ha ribadito il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, per il quale la conversione a idrogeno dell’ex Ilva è una specie di simbolo. Ma mentre si discute il futuro ‘verde’ della città una nuova tegola si abbatte sui lavoratori di ArcelorMittal: la società ha infatti informato i sindacati che dal 3 agosto ci sarà la proroga degli ammortizzatori sociali per un numero massimo di 8.152 dipendenti dello stabilimento di Taranto (distinti tra quadri, impiegati ed operai che, alla data della presente costituiscono l’intero organico aziendale al netto della struttura dirigenziale) attraverso la Cassa integrazione ordinaria guadagni per un “periodo presumibile” di 13 settimane. Intanto Timmermans spiega: “Possiamo farcela, anche se prenderà del tempo, ho già parlato con il governo italiano, che sta pensando a progetti per i prossimi 20 anni, mi auguro che lavori con noi per utilizzare anche lo strumento del Just Transition fund per un futuro che non è illusorio, è concreto”.

Perchè comunque la transizione si prospetta lunga. L’acciaieria sperimentale a idrogeno più avanzata in Europa è di un’azienda svedese, che ha iniziato il progetto nel 2018, stima di avere risultati non prima del 2025 e un acciaio a zero emissioni, o quasi, nel 2035. E la stessa strategia della Commissione indica che l’uso dell’idrogeno in nuovi settori tra cui la produzione di acciaio e la mobilità non potrà arrivare prima del 2024. Prima della tappa del 2024, inoltre, bisognerà ‘decarbonizzare’ la produzione di idrogeno creando un mercato per far aumentare gli investimenti. Oggi il mercato dell’idrogeno praticamente non esiste. E’ una piccola parte del mix energetico Ue e per il 90% è prodotto con fonti fossili che aumentano le emissioni. La capacità in Europa oggi è di circa 1 Gigawatt. Per aumentarla a 6 Gigawatt entro il 2024, la Commissione propone di sostenere finanziariamente non solo l’idrogeno ‘verde’ (prodotto con rinnovabili) ma anche quello ‘blu’, prodotto con gas in impianti dotati di sistemi di abbattimento o cattura delle emissioni, e il nucleare.

Per le associazioni ambientaliste, Wwf in testa, la strategia è “una maschera per le fonti fossili di energia”, con l’apertura al gas per la transizione che rischia di ritardare la decarbonizzazione industriale. “Dobbiamo creare un mercato, abbassare i costi di produzione, se si fa la battaglia contro l’idrogeno di transizione – replica Timmermans – si fa una battaglia contro la neutralità climatica”. Per sostenere gli sforzi a livello Ue, è nata un’Alleanza europea per l’idrogeno pulito, con rappresentanti di diversi governi europei, industria energetica tradizionale e delle rinnovabili e organizzazioni ambientaliste. I progetti per l’idrogeno potranno essere annoverati tra quelli di comune interesse europeo, sono previsti finanziamenti dal Recovery fund attraverso InvestEU (l’ex fondo Juncker), dal fondo per l’innovazione finanziato dal mercato delle quote Ets, dal programma per la ricerca Orizzonte Europa e dalle iniziative Connecting Europe Facility per l’energia e per i trasporti.