Unione europea, Africa e Onu varano insieme una task force per i migranti

Bruxelles – Una task force congiunta tra Unione europea, Unione africana e Onu per proteggere i migranti lungo le rotte della tratta, in particolare in Libia, e per accelerare i rientri volontari assistiti nei Paesi d’origine e le ricollocazioni dei richiedenti asilo. E’ il risultato più concreto raggiunto nel corso del quinto vertice Ue-Unione africana, che si chiuso il 30 novembre ad Abidjan, in Costa d’Avorio: approfondire la cooperazione già in atto tra le tre organizzazioni internazionali, per smantellare le reti di trafficanti di esseri umani e per contribuire allo sviluppo dei Paesi d’origine, affrontando le cause alla radice delle migrazioni.

Un vertice proprio sul tema dei migranti in Libia si è svolto a margine dei lavori del summit in Costa d’Avorio. All’incontro erano presenti, a quanto si è appreso, Paolo Gentiloni, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Mariano Rajoy, l’alto rappresentante Ue Federica Mogherini, il premier libico Fayez al Serraj e altri leader africani, tra cui Niger, Congo Brazzaville e Unione africana. Di fronte ai flussi che si sono riversati verso l’Europa, ma anche all’interno dello stesso continente africano, in cui si trova la maggior parte dei rifugiati, e di fronte alla minaccia del terrorismo di matrice islamista, la necessità di una partnership più stretta tra i due continenti che si specchiano nel Mediterraneo è balzata in alto tra le priorità dei leader europei. Il tema delle migrazioni occupa dunque uno spazio rilevante anche nelle conclusioni che saranno adottate domani nella capitale della Costa d’Avorio. “Esprimiamo il nostro forte impegno politico per affrontare le cause profonde del fenomeno”, si legge in una delle ultime bozze del testo, che auspica uno spirito di “responsabilità condivisa” e sottolinea l’importanza di “rispettare e applicare in pieno il diritto internazionale per quanto riguarda il ritorno e la riammissione dei nostri cittadini”.

Il documento formula una serie di principi sulle priorità strategiche che dovranno animare i rapporti tra Europa e Africa nel periodo 2018-2022: dalla crescita alla creazione di posti di lavoro per i giovani, dagli investimenti nelle infrastrutture alla lotta al cambiamento climatico. Principi, sottolinea il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani parlando con l’ANSA, che “ora devono trasformarsi in un’azione forte e concreta. E’ il momento di passare dalle parole ai fatti”. Tajani ha anche invitato a rendere questi vertici un appuntamento più frequente e strutturato. Il summit è stato anche la tappa conclusiva del viaggio africano di Gentiloni, che da un lato ha sottolineato i “risultati straordinari” nella riduzione dei flussi migratori, dall’altro ha invitato a una maggiore condivisione, anche finanziaria, del problema.

MIGRANTI E ITALIA – Dall’inizio dell’anno ad oggi il flusso migratorio si è ridotto del 32,35%: a fronte dei 173.008 migranti sbarcati nel 2016 nei primi undici mesi di quest’anno ne sono arrivati 117.042, dunque 55.966 in meno. Ma se si guardano i dati a partire da luglio, la flessione è più che doppia: in 5 mesi ne sono arrivati 33.288 contro i 102.786 del 2016, vale a dire 69.498 in meno, un calo del 67,61%. L’altro numero che viene letto con interesse al ministero è la flessione delle partenze dalla Libia registrato a novembre: a bordo di gommoni e barconi sono arrivate 4.711 persone a fronte delle 13.581 dell’anno precedente, con un calo del 65,31%. Segno che, dicono al Viminale, la strategia messa in campo dall’Italia tra mille difficoltà, sta pagando. Mentre il vicepremier libico Ahmed Maitig ha oggi sottolineato come “l’accordo firmato con l’Italia sui migranti è un accordo modello, che altri Paesi europei possono sottoscrivere. L’Italia ha fatto molto, ha fatto il possibile, ma ora cerchiamo altri partner per fermare il fenomeno dell’immigrazione clandestina”.

IL VERTICE PER L’ITALIA – I numeri positivi non significano però che i problemi siano risolti, anzi. “Non possiamo fare da soli. Ma stiamo facendo da soli”. Paolo Gentiloni rivendica così il ruolo dell’Italia sul dossier migranti, a partire dalla Libia. Lo fa a margine del vertice tra Unione europea e Unione africana ad Abidjan, dove si parla di giovani e futuro dell’Africa, ma dove il tema delle migrazioni ha preso la scena, con Emmanuel Macron che ha avocato a sé l’iniziativa. Ma l’iniziativa, rimarca il premier, finora è stata dell’Italia. E’ un successo del governo “l’impressionante crollo dei flussi”. E i soldi li mettiamo “solo noi con Germania e Ue”. Sottinteso, non la Francia. Gentiloni partecipa al summit di Abidjan con oltre ottanta di leader europei e africani, dopo aver visitato Tunisia, Angola e Ghana. L’Africa “torna in cima alla nostra agenda perché, come ci ricordano anche i flussi migratori, da questo continente dipende il futuro dell’Europa”, non si stanca di ripetere. E ricorda le opportunità economiche per l’Italia, annunciando che nel 2018 ospiteremo un “grande meeting” con le piccole e medie imprese africane. Ma nota che da Abidjan emerge soprattutto un “soprassalto di consapevolezza e disponibilità” degli africani sul tema migranti. Su questa disponibilità bisogna lavorare per aumentare i rimpatri, secondo Gentiloni. Senza “parlare di deportazioni”. Ma con l’impegno di ciascuno “sul terreno”. Un invito quest’ultimo rivolto soprattutto alla Francia di Macron, che dopo aver ospitato l’incontro tra Haftar e Serraj a Parigi, cerca un nuovo protagonismo in Libia: avoca a sé, alla vigilia del vertice di Abidjan, l’iniziativa per chiedere all’Africa di aiutare a smantellare i campi dei migranti libici e fa sapere di aver convocato un vertice sulla Libia che si svolge in serata ad Abidjan, cui partecipano Gentiloni, Merkel e Rajoy insieme al leader libico Serraj, Niger, Ciad, Onu, Ua e Ue. Il premier italiano non entra in polemica e con Macron si ferma più volte a parlare a margine del vertice. Ma in conferenza stampa mette i puntini sulle ‘i’: l’Italia e la Francia possono “perfettamente” collaborare, afferma, ma “sul terreno”. In concreto. Un esempio? C’è da finanziare il fondo fiduciario attivato a La Valletta che al momento languirebbe, se non fosse per il fatto che Italia e Germania ci mettono soldi. Ora, rivela Gentiloni, c’è un impegno dei quattro recalcitranti Paesi Visegrad. Ma “tutti” devono “rimboccarsi le maniche”. La Francia non la cita, ma è nel gruppone degli inadempienti sui quali promette pressing nel prossimo Consiglio europeo. Quanto all’Italia, “ha fatto a testa alta e con orgoglio la sua parte”, rivendica il premier. E’ un nostro successo il calo “straordinario dei flussi migratori irregolari: nei cinque mesi da luglio a novembre, siamo passati rispetto ai 102786 del 2016 a 33288 del 2017 arrivi”. Ma nasce dal lavoro italiano anche l’apertura da parte libica di un campo “dove i rifugiati si stanno già prenotando”, e l’accordo stretto da Oim per 4 voli settimanali di rimpatri. “Che ci siano rimpatri, maggior controllo della costa libica e presenza a sorvegliare i diritti umani è una notizia che nel network dei traffici illegali sta circolando dal tempo, qualcuno sta dicendo che già riducendo i flussi dal Niger”, sottolinea Gentiloni. Che oppone i risultati alle promesse anche quando sottolinea che i 40 miliardi per l’Africa annunciati nel prossimo bilancio Ue “rendono l’entità dell’impegno ma nessuno ha staccato l’assegno”. Il vertice di Abidjan è per il premier italiano anche l’occasione di parlare con Angela Merkel, il portoghese Antonio Costa e il belga Charles Michel di un dossier caro all’Italia come la candidatura di Padoan alla presidenza dell’Eurogruppo. Ma il risultato difficilmente l’Italia lo porterà a casa: il governo è in scadenza, spiega, Padoan non assicura continuità