Serbia e Montenegro nell’Ue nel 2025, l’Ue è pronta. Attesa per Albania e Macedonia

BRUXELLES – L’Unione europea è pronta ad accogliere nuovi Paesi e il 2025 è una “prospettiva credibile” per l’ingresso di Serbia e Montenegro, ma a condizione che prima vengano risolte tutte le dispute interne. L’apertura è arrivata a febbraio con la presentazione della nuova strategia dell’Ue per l’allargamento ai sei Paesi dei Balcani occidentali e si pone come una sfida per il futuro dell’intera regione, ancora oggi bloccata nel limbo di violente tensioni interne. Di allargamento si parlerà anche al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno a Bruxelles.

I ‘FRONTRUNNER’ SERBIA E MONTENEGRO – “Non si tratta di una scadenza né di un obiettivo, sarà un percorso non semplice, ma possibile”, ha detto l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini. A incoraggiare Belgrado e Podgorica, i ‘frontrunner’ in questa corsa verso l’Unione, è proprio il documento pubblicato da Bruxelles, che indica come “possibile” il loro ingresso nel 2025, a patto che si impegnino “nella realizzazione di riforme reali e nella soluzione definitiva alle dispute con i Paesi vicini”.
Le porte per Serbia, Montenegro, Albania, Macedonia, Bosnia Erzegovina e Kosovo sono aperte, dunque, ma con cautela.
In cima ai nodi da sciogliere, c’è infatti la normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo, con i due governi impegnati in un difficile dialogo mediato dall’Ue. Perché, ha avvertito il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker rivolgendosi in particolare a Belgrado, nessuno potrà entrare nella famiglia europea “fino a quando non avrà risolto tutte le controversie interne”. Il 2025, infatti, ha messo in chiaro, è “una data indicativa”. Mogherini punta invece a un lieto fine tra Pristina e Belgrado nel 2019, ma “l’Ue – ha avvertito il commissario Ue per l’allargamento Johannes Hahn – non accetterà un nuovo Stato membro che non abbia risolto i propri conflitti bilaterali e ciò non è solo nell’interesse della Serbia, ma anche del Kosovo”.

ALBANIA E MACEDONIA – Ad aprile è poi arrivata la luce verde per l’avvio dei negoziati di adesione per Albania e Macedonia. L’esecutivo Ue, approvando il rapporto annuale sull’allargamento, ha infatti deciso di inviare raccomandazioni positive al Consiglio europeo.”I Balcani sono Europa e saranno parte dell’Ue nel futuro, è una questione di interessi e responsabilità condivise, a beneficio di tutti i cittadini”, ha detto l’Alto rappresentante Federica Mogherini, che ha lavorato fino all’ultimo momento, anche durante la riunione dei commissari europei, per raggiungere l’OK non scontato sull’Albania. Il premier albanese, Edi Rama, ha definito la raccomandazione europea un “momento di portata storica” e un “riconoscimento dei meriti” albanesi per aver realizzato difficili “reali riforme statali” e contro criminalita’ organizzata e corruzione.
A convincere Bruxelles – che sta già negoziando con Serbia e Montenegro – sono stati i passi avanti compiuti da Tirana in particolare nelle riforme della pubblica amministrazione e della giustizia. “I progressi per l’Albania sono tangibili e quello che abbiamo visto è veramente promettente”, ha detto il commissario all’Allargamento, Johannes Hahn.
Il nuovo governo macedone guidato da Zoran Zaev “ha adottato misure per ripristinare gradualmente gli equilibri” nel Paese, “rafforzando la democrazia e lo stato di diritto”, scrive Bruxelles, che elogia anche la cooperazione, durante la crisi migratoria, con la Grecia, con la quale non è però ancora stato risolto completamente la disputa sul nome “Macedonia”. Ma per Tirana e Skopje l’esame più difficile arriverà il 28 e 29 giugno, davanti ai leader dell’Ue, che al prossimo summit si presenteranno divisi. Francia e Germania sono gli ossi più duri.
“Alla Commissione – ha detto Mogherini – non spetta il compito di convincere il Consiglio. Tuttavia, il documento che abbiamo approvato indica che i passi fatti vanno nella direzione giusta, ci sono risultati positivi anche consistenti”. Il primo a frenare è pero’ il presidente francese, Emmanuel Macron: “Vorrei che sui Balcani occidentali si portassero avanti due linee: da una parte la volontà di mantenere legati questi Paesi all’Europa. E dall’altra una profonda riforma” dell’Unione, “che non può proseguire domani con le stesse regole” di oggi, ha detto davanti alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. Il rischio, secondo Macron, è che l’Unione europea a 32 “funzioni con difficoltà” e che i Balcani “si aprano alla deriva verso la Russia e la Turchia”.
Proprio la valutazione dell’Ue sulla Turchia è la più dura nel documento approvato oggi. I negoziati per l’ingresso di Ankara restano infatti congelati, anche a causa degli “enormi passi di allontanamento dall’Ue” per quanto concerne lo stato di diritto e i diritti umani, ha spiegato Hahn. E’ una questione di “sfide” e di “evoluzione futura” dell’Unione, ha quindi sottolineato Mogherini, precisando che negli ultimi tre anni i risultati osservati da Bruxelles nella regione balcanica “erano considerati impossibili all’inizio del mandato”.

L’ITALIA APPOGGIA – Crocevia delle influenze di Russia e Cina, la regione balcanica sta particolarmente a cuore anche all’Italia, tra i partner economici più influenti. “Pochi Paesi come l’Italia sanno che la prospettiva europea dei Balcani è nell’interesse dell’Ue” stessa, ha evidenziato Mogherini.

STRATEGIA PER LA REGIONE – Nella strategia, Bruxelles prevede, tra il 2018 e il 2020, sei misure concrete – proposte anche dall’Italia – per sostenere la regione in settori che vanno dallo stato di diritto all’energia, dalla sicurezza all’agenda digitale, dalla lotta alla criminalità organizzata alle infrastrutture. A questo corrisponderà un aumento graduale dei finanziamenti pre-adesione erogati dall’Ue fino al 2020. E nel 2018 arriveranno alla regione già 1,07 miliardi di euro.