Quote latte: la Corte Ue respinge il ricorso dell’Italia, deve recuperare interessi

Bruxelles – La Corte di giustizia europea ha respinto il ricorso dell’Italia sulla proroga 2010-2011 delle rate di rimborso per le quote latte. Così facendo, i giudici del Lussemburgo hanno confermato la decisione della Commissione che impone il recupero degli interessi dal 2004 per i circa 1.300 allevatori che usufruirono della proroga, concessa nell’ambito del programma Ue di recupero delle multe per il periodo dal 1995/1996 al 2001/2002, spalmato su 14 anni senza interessi. Il peso della decisione è ancora da definire ma sarà nell’ordine di “qualche milione di euro”, mentre è ancora aperto il ricorso su 1,34 miliardi di euro di multe che circa 2.000 allevatori sugli oltre 30mila già in regola devono ancora rimborsare allo Stato italiano. Secondo la decisione della Corte, la legge con cui l’Italia ha fatto slittare al 30 giugno 2011 la rata annua di rimborso in scadenza il 31 dicembre 2010, era un aiuto nuovo e illegale rispetto al regime di aiuti concesso nel 2003, a condizioni diverse, dal Consiglio Ue. L’ammontare dei fondi sarebbe molto limitato perché in gioco sono solo gli interessi, chiariscono fonti comunitarie, in quanto la parte relativa al capitale sarebbe stata praticamente già assorbita.

Questa ultima fase di una lunghissima vicenda è cominciata nel 2013, quando la Commissione ha contestato all’Italia la proroga semestrale per il versamento della rata. Secondo l’Esecutivo Ue i produttori che si erano avvalsi di questa proroga avevano beneficiato di un aiuto equivalente a un prestito senza interessi che “nessuna norma in materia di concorrenza permette di giustificare”. L’Italia, secondo la Commissione, doveva quindi recuperare “gli aiuti incompatibili maggiorati degli interessi dovuti”. Con ricorso del 30 settembre 2013, Roma ha chiesto al Tribunale Ue di annullare integralmente la decisione o di annullarla nella parte in cui ordina di recuperare l’integralità degli aiuti individuali concessi. Nel 2015, il Tribunale ha parzialmente accolto il ricorso dell’Italia, la Commissione ha impugnato la sentenza e oggi la Corte ha accolto l’impugnazione della Commissione, respingendo definitivamente il ricorso dell’Italia e confermando la decisione della Commissione di recupero integrale degli aiuti. L’esecutivo Ue – secondo quanto si apprende – intende contattare le autorità italiane per ricevere le informazioni relativi all’attuale situazione di pagamento delle multe di coloro che hanno beneficiato nel 2010 della proroga della rateizzazione annuale. La vicenda ha riacceso la polemica politica, visto che la decisione della proroga unilaterale era stata voluta fortemente dalla Lega Nord. “Ci troviamo a gestire una pesante eredità del passato – attacca il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina – figlia di scelte politiche precise. Chi oggi in campagna elettorale parla di agricoltura, dovrebbe rendersi conto dei disastri provocati quando avevano responsabilità di governo”.

La vicenda quote latte rappresenta per l’Italia una lunga ‘odissea’ iniziata nel 1983, quando l’allora Cee decise di contingentare la produzione per contenere le eccedenze di burro e di latte in polvere che arricchivano le casse dei Paesi del nord Europa. L’Italia dovette subire quella decisione a livello europeo (unica a votare contro) per poi confrontarsi a ostacoli politici, economici e strutturali a livello nazionale. utLa conseguenza fu un’applicazione delle regole europee poco rispettata da una parte dei prodtori. Così, nel periodo tra il 1995 e il 2009, si sono accumulate multe Ue non pagate a cui l’Italia ha dovuto far fronte con il bilancio pubblico. Ciò non toglie che gran parte dei 36mila allevatori italiani hanno potuto mettersi in regola grazie anche ad interventi specifici dello Stato italiano accolti dall’Ue. Tuttavia uno zoccolo duro di produttori – circa duemila – hanno rifiutato, e sono quei fondi che reclama la Commissione europea. Le somme non recuperate ammontano a circa 1,34 miliardi di euro. Il 9 settembre 2016 aveva preso il via alla Corte di giustizia dell’Unione la causa della Commissione Ue contro l’Italia per non aver assolto adeguatamente al proprio compito di gestione del recupero dei prelievi per la sovrapproduzione di latte. Il deferimento alla Corte di giustizia era l’ultima fase di una procedura che aveva visto la Commissione inviare all’Italia una lettera di messa in mora nel giugno 2013 e un parere motivato nel luglio 2014. Il 26 aprile scorso la Commissione Ue aveva ancora una volta lamentato in un rapporto che l’Italia segnava il passo nel recupero delle vecchie multe dovute dagli allevatori, mentre si rallegrava per il recupero delle multe presso gli allevatori che avevano aderito alla rateizzazione dei pagamenti a tasso zero: un ammontare che “nel 2004 rappresentava 345 milioni di euro”.