Quasi 100mila sbarchi in 6 mesi, 85mila in Italia. L’Unhcr rafforza la presenza in Libia

Bruxelles – Sono 98.185 le persone che, dal gennaio al 3 luglio del 2017, hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa, numeri record che aggravano l’emergenza dei Paesi di primo sbarco, tra cui l’Italia. A dirlo è l’Unhrc, proprio all’inizio dell’estate, uno dei momenti più critici, in cui già da tre anni si verifica un sistematico aumento dei migranti che approdano sulle coste europee. La cosidetta rotta del Mediterraneo centrale è il principale tragitto usato dai migranti in arrivo dal nord Africa: 85.042 sono le persone sbarcate nel 2017 sulle coste italiane partendo dalla Libia, in aumento del 19,44%. Accanto a questo percorso, però, convivono altre due rotte collaterali. Una è la cosiddetta rotta Balcanica, con 9.482 migranti che, nel corso di quest’anno, hanno raggiunto la Grecia attraversando le isole a ridosso della Turchia; e a seguire la rotta iberica, in forte espansione: sono stati 6.411 gli sbarchi in Spagna nel 2017, più del triplo rispetto al 2016.

Il punto di partenza è però per tutti lo stesso: la Libia. L’Unhcr ha deciso di rafforzare la sua presenza nel sud del paese africano, dove a breve aprirà alcune ‘antenne’ nelle aree di Kufra, Gatrun e Sebha, tappe sulle rotte dei migranti da Niger e Sudan verso la costa di Tripoli, principale punto di partenza per l’Europa. L’annuncio è arrivato alla presentazione del rapporto sulle tendenze dei flussi di migranti misti in Libia pubblicato dall’agenzia dell’Onu.

L’emergenza in Libia riguarda centinaia di migliaia di persone: 530.805. Tra queste persone, 41.319 sono richiedenti asilo e migranti registrati, 240.188 invece gli sfollati. Secondo il rapporto, la maggioranza dei migranti che attraversa la Libia per salpare da Tripoli lo fa per ragioni economiche. Spesso, i migranti compiono viaggi organizzati dai contrabbandieri, con costi che toccano anche i 5mila dollari, mentre in altri casi organizzano da soli viaggi a tappe, più economici ma molto lunghi. I rifugiati e migranti in Libia sono principalmente giovani maschi (80%) e mediamente viaggiano da soli (72%). Le donne sono spesso vittime di tratta, mentre il numero dei minori stranieri non accompagnati è in aumento e oggi rappresenta il 14% degli arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo.

Se fino al 2016 la Libia era stata la via verso l’Europa più percorsa dai siriani, ora chi è in fuga da Damasco usa in prevalenza la rotta orientale del Mediterraneo, mentre sono diminuiti i flussi dall’Africa orientale (in particolare da Eritrea, Somalia, Etiopia e Sudan) e sono aumentati gli arrivi dall’Africa occidentale. C’è anche chi, dalle porte del Niger, aggira la Libia e attraversa l’Algeria, aprendo una nuova rotta.

Il lavoro della comunità internazionale

Mentre prosegue il lavoro della Guardia costiera libica, che può estendersi fino a 24 miglia dalla costa e ha salvato finora 10mila migranti, sul territorio non sempre l’Unhcr può intervenire. In Libia, denuncia l’agenzia dell’Onu, sono presenti 34 centri di detenzione gestiti dal governo di al-Sarraj, di cui 27 accessibili all’Unhcr. Risultano invece inaccessibili alla comunità internazionale, Unhcr compresa, le centinaia di centri “non ufficiali”, veri e propri campi di lavoro forzato e prigioni improvvisate gestiti dalle milizie armate, che dominano il traffico dei migranti e l’industria del contrabbando.

Secondo l’agenzia dell’Onu, per rispondere alla crisi migratoria in Libia servirebbero 75,5 milioni di dollari. Di questi, solo il 7% è già stato finanziato. I migranti che attraversano la Libia sono più vulnerabili, e i servizi di supporto e la sicurezza sono diminuiti. L’Unhcr sottolinea dunque l’importanza di dare aiuto diretto, soprattutto negli ‘hub’ chiave del sud del Paese, dove verrà rafforzata la presenza umanitaria, oltre alla realizzazione di un monitoraggio delle frontiere, di campagne di informazione sui rischi per i migranti, e la richiesta di una maggiore sensibilizzazione e collaborazione da parte delle autorità libiche.

Nel corso del 2017, le attività dell’Unhrc hanno già riguardato:

  • 513 visite di monitoraggio ai centri di detenzione;
  • la liberazione di 332 tra migranti e richiedenti asilo;
  • 17.194 consulti medici;
  • 1.574 visite mediche ai punti di sbarco;
  • il sostegno medico di base per 6.183 persone;
  • la fornitura di 1718 kit di salvataggio;
  • l’assistenza economica a 452 famiglie.