Prodotti bio valgono 5 miliardi, in arrivo nuove norme Ue in autunno

Bruxelles – Sfiora i 5 miliardi il valore complessivo delle vendite dei prodotti biologici in Italia e all’estero. A dirlo sono le stime di Firab, la Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica, secondo la quale i prodotti bio vengono consumati dall’84% delle famiglie italiane.

Da marzo 2016 a marzo 2017, secondo Nielsen, le vendite di prodotti biologici negli scaffali della grande distribuzione hanno superato 1,27 miliardi di euro (+19,7% rispetto all’anno precedente). A questi numeri vanno aggiunti poco meno di 900 milioni dei negozi specializzati, 377 milioni nella ristorazione, 402 milioni di vendite dirette e online e 1,8 miliardi di export. Tra l’altro, oggi tutte le principali catene di supermercati vantano linee di prodotti bio proprie in continuo sviluppo (+30%); dei 419 milioni di euro di maggiori vendite dell’intero comparto alimentare, ben 166 milioni si devono a questi prodotti, che contribuiscono alla crescita del mercato con il 40%.

Le famiglie che hanno portato in tavola prodotti bio almeno una volta all’anno sono passate dal 74% all’84%, oltre 20 milioni su un totale di 24,5 milioni. Tante le motivazioni, il 27% dei consumatori è convinto che siano più sicuri per la salute, il 20% più rispettosi dell’ambiente, il 14% più controllati e il 13% più buoni. In tutto sono 5,2 milioni le famiglie di consumatori regolari, con almeno una volta alla settimana.

Non più un mercato di nicchia, dunque. E, per regolamentarlo, in autunno dovrebbero essere in arrivo nuove norme europee.  L’obiettivo è rinnovare la fiducia dei consumatori in un settore in cui anche in piena crisi la domanda è cresciuta del 5-6% l’anno. e rilanciare le produzione europea, visto che l’aumento del fabbisogno viene coperto soprattutto grazie alle importazioni da Paesi extra-Ue.

Più controlli su tutta la filiera del biologico, requisiti stringenti per i prodotti importati da Paesi terzi e certificazione di gruppo per le piccole aziende: sono solo alcune delle novità previste dal nuovo regolamento Ue sulla coltivazione biologica e la commercializzazione dei prodotti da agricoltura bio che entrerà in vigore dal 2020. Più volte data per fallita, la riforma che supera il regolamento del 2007 scaturisce da un iter lunghissimo. La prima bozza di regolamento è stata presentata nel marzo 2014 e il negoziato tra le istituzioni europee si è concluso con un accordo di compromesso solo ora. Tuttavia, l’approvazione formale delle nuove norme sul bio potrebbe arrivare non prima dell’autunno. A dirlo sono fonti della presidenza estone, che sottolineano come all’accordo sul bio raggiunto tra Consiglio, Commissione ed Europarlamento il 28 giugno non corrisponda ancora un testo consolidato del nuovo regolamento. Secondo quanto precisano fonti della presidenza, la fase di riscrittura e traduzione del regolamento richiederà almeno un mese e mezzo.

Per contrastare le frodi, si fissa l’obbligo di controlli in loco una volta l’anno su tutti gli operatori della filiera, incluse la vendita al dettaglio. Le ispezioni saranno meno frequenti, una ogni due anni, per coloro che risultano in regola per tre anni di fila.

I prodotti bio importati da Paesi terzi dovranno rispettare il principio di conformità agli standard europei. Il compromesso finale tra le istituzioni Ue ha potuto vedere la luce solo dopo che la Commissione europea ha stralciato dal regolamento la decertificazione automatica di prodotti che presentano residui di pesticidi non autorizzati nella coltivazione bio. I Paesi che hanno già valori limite per la decertificazione, come Belgio e Italia, potranno mantenerli. Nel 2024 l’Esecutivo Ue, che avrebbe voluto l’estensione dell’approccio italiano a tutta l’Ue, potrebbe tornare a proporre una legislazione in materia.

Dal punto di vista della produzione, saranno creati database sui semi bio in modo da facilitare l’incontro tra domanda e offerta. Le aziende che producono sia con metodo bio che convenzionale (cosiddette miste) potranno continuare a esistere a condizione che le due attività siano chiaramente distinte e separate. I produttori con aziende di piccole dimensioni potranno aggregarsi e ottenere una certificazione di gruppo.

L’accordo tra le istituzioni Ue “eliminerà gli ostacoli allo sviluppo sostenibile della produzione biologica nell’Ue – commenta il commissario Ue all’agricoltura Phil Hogan – garantendo una concorrenza leale e migliorando i controlli e la fiducia dei consumatori”.

Di “occasione mancata” parla invece il relatore ombra per l’Europarlamento Marco Zullo (M5S), soprattutto in riferimento alla presenza di residui di pesticidi. “In Italia – ricorda Zullo – abbiamo standard elevati e questa era l’occasione per far sì che anche gli altri Stati si adeguassero”.