Pesticidi: diminuiscono rischi per salute e ambiente associati a vendite in Ue

Bruxelles – Il rischio per la salute e per l’ambiente associato alla vendita e all’uso di pesticidi nell’Ue è calato del 20% dal 2011 al 2017. Ma, nello stesso periodo, il rischio relativo al ricorso dei Paesi membri ad autorizzazioni in deroga (per emergenze) per l’uso dei pesticidi è aumentato del 50%. I dati vengono dalla prima applicazione da parte della Commissione europea di due indicatori di rischio armonizzati, adottati nel 2019 per monitorare l’applicazione della direttiva sull’uso sostenibile degli agrofarmaci. I parametri sono stati adottati in seguito alla mobilitazione dei cittadini europei contro il controverso erbicida glifosato.

“Mentre la tendenza per il primo indicatore è molto incoraggiante – si legge in una nota dell’Esecutivo Ue -, i risultati per il secondo mostrano la necessità per gli Stati membri di ampliare la gamma di prodotti fitosanitari regolarmente autorizzati a disposizione dei coltivatori e le tecniche per il controllo dei parassiti, cosi’ come di ridurre la dipendenza dai prodotti fitosanitari”.

I pesticidi combattono i parassiti delle colture e riducono la concorrenza delle erbe infestanti, migliorando così i raccolti e proteggendo la disponibilità, la qualità, l’affidabilità e il prezzo dei prodotti a beneficio degli agricoltori e dei consumatori. L’obiettivo principale dell’Ue è ridurre i rischi e l’impatto dell’uso di pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente. Gli Stati membri controllano i residui di pesticidi negli alimenti e nei mangimi in relazione ai limiti massimi di residui europei (LMR) e nel 2017 il 96% dei circa 88000 campioni analizzati rientrava nei limiti legali. I superamenti osservati durante le attività di monitoraggio annuali si riscontrano più spesso negli alimenti importati al di fuori dell’Ue (il 7,6% dei campioni provenienti da paesi terzi nel 2017 conteneva residui che superavano le concentrazioni consentite), ma alcuni problemi di residui possono anche essere assegnati all’agricoltura europea (2,6% dei campioni nel 2017). Il rischio ambientale dell’uso di pesticidi varia considerevolmente da un pesticida all’altro, a seconda delle caratteristiche intrinseche delle loro sostanze attive (tossicità, persistenza, ecc.) e dei modelli di utilizzo (volumi applicati, periodo e metodo di applicazione, tipo di coltura e di suolo).

Stando ai dati Eurostat, tra il 2011 e il 2017, le vendite di pesticidi sono rimaste più o meno stabili a circa 380mila tonnellate all’anno nell’Ue. È importante notare che a molte delle sostanze più pericolose è stata revocata l’autorizzazione e che sono state rimosse dal mercato. Francia, Germania, Italia e Spagna sono i quattro Paesi Ue che hanno registrato i volumi più alti venduti nella maggior parte dei gruppi di pesticidi e, insieme, questi quattro hanno venduto oltre il 65% dei volumi totali registrati nell’Ue. Questi paesi sono anche i principali produttori agricoli europei, con complessivamente il 46% della superficie agricola utilizzata e il 47% della superficie coltivabile totale europea.

La Danimarca ha modificato la tassa sui pesticidi nel 2013, il che ha comportato notevoli fluttuazioni nelle vendite di pesticidi con un accumulo di scorte prima dell’introduzione della tassa e una forte riduzione (del 50%) delle vendite dopo l’entrata in vigore della tassa. In Portogallo, le vendite di pesticidi sono diminuite del 42%, in Irlanda del 23% e in Italia del 20%. Paesi Bassi e Slovenia hanno registrato un calo del 3% e la Spagna del 2%. Le vendite in aumento sono state registrate in Austria (34%), Polonia e Francia (15%), Ungheria (14%), Germania (10%), Belgio (5%) e 1% in Romania.

RISCHIO EFFETTO COCKTAIL – Secondo gli esperti dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che hanno applicato una nuova metodologia per analizzare l’impatto sulla salute di residui di gruppi di pesticidi negli alimenti, il rischio per i consumatori dall’esposizione a residui di più pesticidi per via alimentare (noto anche come ‘effetto cocktail’) è inferiore ai limiti di sicurezza che farebbero scattare la revisione delle norme Ue. Il parere dell’Efsa non è definitivo perché si tratta di due valutazioni pilota, una sugli effetti cronici sul sistema tiroideo e l’altra gli effetti acuti sul sistema nervoso. L’agenzia europea prevede di continuare il lavoro con analisi sugli effetti su sistema riproduttivo, fegato, occhio e surrene.

Nel suo rapporto annuale sui residui dei fitofarmaci in Europa, Efsa sottolinea che l’Italia è tra i Paesi che controlla di più i residui di pesticidi negli alimenti e tra quelli con la minor proporzione di campioni fuori legge.  Dal documento, che basa le sue conclusioni sui dati raccolti nel 2017, emerge che l’Italia è il secondo Paese per numero di campioni analizzati dopo la Germania, ma ha solo il 2,5% dei campioni che superano i limiti di legge, al di sotto del 4,1% dell’Ue. Nel 65% dei casi i campioni erano privi di residui quantificabili. A livello Ue, l’eccedenza dei limiti massimi è risultata più frequente per pere e riso. Per le prime, le violazioni sono state riscontrate soprattutto su prodotti di origine nazionale o Ue, mentre per il riso oltre la metà dei campioni fuorilegge (28 su 48) risultavano importati da Paesi extra-Ue, principalmente dall’India.