Nuove entrate Ue: da plastica a multinazionali per coprire costi Recovery

Bruxelles – Dalla tassa sul sistema degli scambi di emissioni Ets alla tobin tax, passando per una carbon tax alla frontiera, una sulle piattaforme digitali, una sulla plastica riciclabile e una sulle multinazionali: sono le nuove risorse proprie su cui gli Stati membri e il Parlamento Ue stanno negoziando nell’ambito dell’accordo sul Recovery fund. Le nuove entrate comuni faranno parte del bilancio europeo2021- 2027 (Qfp) e sono pensate proprio per coprire i costi del Recovery Fund e finanziare il pagamento degli interessi e la restituzione del debito comune che sarà emesso per i sussidi agli Stati membri.

La principale novità di queste nuove imposte è che verrebbero raccolte direttamente dall’Ue senza passare all’incasso Paese per Paese e senza gravare direttamente sui contributi nazionali che ciascun Paese versa nelle casse di Bruxelles. Ma l’operazione potrebbe avere dei costi per Stati membri come Olanda, Irlandae Lussemburgo, ‘paradisi fiscali’ all’interno dell’Ue, così come per i Visegrad, ancora molto legati al carbone per la produzione industriale.

QUANTO VALGONO?
Nel complesso, secondo quanto si legge nella comunicazione di Bruxelles sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, queste nuove tasse potrebbero portare a introiti fino a 35 miliardi l’anno. Che moltiplicati per i 7 anni del periodo finanziario, garantirebbero circa 245 miliardi, coprendo il 13% dell’intero bilancio. Una tassa sullo scambio di emissioni (Ets) potrebbe raccogliere circa10 miliardi all’anno. Ilmeccanismo di aggiustamento carbonio alla frontierapotrebbe generare tra i5 e i 14 miliardi. Una tassa sulle grandi imprese potrebbe raccogliere circa10 miliardi. Ladigital taxpotrebbe generare entrate per1,3 miliardi.

I NEGOZIATI
Parlamento vs Consiglio Ue

Il Parlamento europeo spinge per l’introduzione delle nuove risorse comuni e non darà lasua approvazione al Qfp senza un accordo che includa l’introduzione del paniere di nuove risorse. Sul tavolo del Consiglio, i veti però sono già schierati espingono l’attivazione del Recovery Fund Ue sempre più in là nel calendario: anegare la luce verde, per motivi diversi, sono i Paesi frugali (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia), Irlanda, Lussemburo, Finlandia, Polonia e Ungheria. In particolare, i Frugali temono di vedere ridotti o cancellati i ‘rebates’ (gli sconti sul Bilancio) nella trattativa; Polonia e Ungheria intendono vederci chiaro sulla condizionalitàsullo stato di diritto e guidano l’Europa orientale contro la tassa Ets; Olanda, Irlanda e Lussemburgo sono contrari a web tax e tobin tax sulle multinazionali.

LA ROADMAP
Il Parlamento Ue chiede al Consiglio un “calendario legalmente vincolante” e ha già fissato le date chiave per l’introduzione del paniere di nuove risorse Ue: si parte nel 2021 con la tassa Ets e plastic tax, si prosegue nel 2023 con web tax e carbon tax, poi nel 2024 sarà il turno della tobin tax e nel 2026 della tassa sulle multinazionali. Oltre al vincolo temporale, gli eurodeputati chiedono anche “un massimale più elevato” per le nuove entrate per finanziare i costi di rimborso” del Recovery Fund.

ETS
L’Ets è il sistema di scambio di emissioni inquinanti dell’Ue: funziona come un mercato finanziario, ma invece di titoli e azioni, lo scambio riguardaquote di emissioni, ossia permessi di inquinaretra le grandi industrie pesanti, come acciaieri o cementifici. Il sistema mira a incentivare le imprese a ridurre il loro impatto sull’ambiente senza contraccolpi sull’occupazione. La proposta di una tassa sull’Ets colpirebbe i profitti generati senza rinnovare gli impianti e la proposta della Commissione Ue è di allargarlaanche a settori finora esclusi come quello deitrasporti aereie marittimi.
A guidare i contrari dell’Europa orientale c’è la Polonia: per Varsavia, ancora molto dipendente dal carbone, sarebbe un salasso.

TASSA SULLA PLASTICA
L’imposta, ideata dall’ex presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, prevederrebbe un contributo in base alla quantità di rifiuti non riciclati di imballaggi in plastica. In Italia, soprattutto in Emilia-Romagna, cuore dell’industria degli imballaggi, vi è una certa contrarietà.

CARBON TAX
Sempre in tema ambientale, per la ‘carbon border tax’, o meccanismo di aggiustamento carbonio alla frontiera, l’Ue prevede di tassare alcune materie prime che vengono importate da Paesi terzi nel mercato europeo in base al loro contenuto di Co2, quindi all’inquinamento generato per la loro produzione. Questa imposta, come quella sull’Ets, non piace però alle multinazionali dell’acciaio e del cemento, per esempio, che alimentano i loro stabilimenti europei (e non solo) con materie prime prodotte dalle loro stesse industrie presenti in Paesi extra-Ue.

DIGITAL TAX
Tra le nuove imposte, trova spazio uno dei cavalli di battaglia della Francia, la digital tax.L’imposta verrebbe “applicata alle società con un fatturato superiore ai 750 milioni di euro” e di fatto andrebbe a colpire i GAFA, le Big Tech del digitale come Google, Amazon, Facebook e Apple, che oggi hanno vantaggi dai regimi fiscali agevolati di alcuni Paesi Ue come l’Irlanda. I Paei contrari alla tobin tax sono contrari anche alla web tax.

SERVIZI FINANZIARI
L’obiettivo della tassa sulle transazioni finanziarie (FTT) è garantire che il settore finanziario contribuisca in modo equo al gettito fiscale nazionale. Il prelievo è già stato introdottonel 2013in undici Stati membri attraverso lo strumento della “cooperazione rafforzata” a cui hanno partecipatoBelgio, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Austria, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. La tassa inizialmente pensata da Bruxelles implicava un’aliquota fiscale minima dello 0,1% per le operazioni su tutti i tipi di strumenti finanziari, ad eccezione dei derivati che sarebbero soggetti a un’aliquota fiscale minima dello 0,01%

MULTINANZIONALI
L’imposta sulla base imponibile consolidata comune per le multinazionali sarebbe un prelievo per i grruppoche operano in più Stati Ue pur avendo la sede fiscale (e quindi la relativa tassazione) in uno solo di essi. E’ il caso, per esempio, di quelle multinazionali che realizzano profitti in tutta l’Ue, mapagano meno tasse in Olanda e Lussemburgo.La base imponibile comune colpirebbe questo fenomeno di elusione fiscale all’interno dell’Ue. Tra i Paesi che più si oppongono alla sua adozione vi sono i Paesi Bassi, la Svezia, il Lussemburgo, la Danimarca e l’Irlanda.