Maggioranza assoluta per gli indipendentisti in Catalogna, insieme 70 seggi

Bruxelles – A meno di due mesi dalla proclamazione della ‘Repubblica’ e dall’immediata decapitazione da parte di Madrid delle istituzioni catalane, la Catalogna ha votato di nuovo, givedì 21 dicembre, scegliendo il campo indipendentista e infliggendo un sonoro schiaffo politico al premier spagnolo Mariano Rajoy.

Le tre liste del fronte repubblicano – Erc del vicepresidente Oriol Junqueras in carcere a Madrid, JxCat del President Carles Puigdemont ‘in esilio’ a Bruxelles e gli antisistema della Cup – hanno riconquistato insieme la maggioranza assoluta con 70 seggi su 135 nel nuovo Parlamento di Barcellona, in base ad oltre il 96% dei voti scrutinati.  Alla fine, il fronte della secessione ha incassato il 48% contro il 43,5% ai tre partiti unionisti, affiancate dal. L’affluenza è stata altissima, la più alta mai registrata nella regione spagnola: 82%.

L’altro grande dato politico è stato il successo di Ciudadanos, il partito più duramente unionista, che diventa la prima formazione catalana vampirizzando il Partido Popular di Rajoy. La lista della ‘andalusa’ Inés Arrimada, capitalizzando sulla crescita del nazionalismo spagnolo anche in Catalogna, ottiene 37 seggi, e arriva prima in voti. JxCat del President ‘in esilio’ Carles Puigdemont è secondo con 34 seggi, davanti a Erc del ‘detenuto politico’ Junqueras con 32. Il terzo partito indipendentista, la Cup, si ferma a 4 seggi. Nel campo unionista arrivano secondi i socialisti di Miquel Iceta con 17 deputati, mentre il Pp crolla dagli 11 seggi uscenti a 3, e al 4% dei voti. Per il potere spagnolo è una chiara disfatta. Il candidato di Rajoy in Catalogna Xavier Albiol aveva promesso di spazzare via gli indipendentisti. Il travaso di voti registrato in Catalogna fra i due partiti unionisti di destra, Cs e Pp, a danno del partito del premier, è un segnale d’allarme per Rajoy. Potrebbe spingere il giovane e ambizioso leader di Ciudadanos, il catalano Albert Rivera, a tentare di accelerare l’uscita di scena dell’attuale premier, che da un anno governa in fragile minoranza a Madrid. La vittoria degli indipendentisti è ancora più bruciante per Madrid in quanto è stata ottenuta in elezioni che hanno registrato un’affluenza senza precedenti, che danno una ancora maggiore legittimità popolare al destituito Puigdemont.

IL FUTURO – Gli scenari delle prossime settimane si fanno ora complicati. Il principale candidato alla presidenza della Catalogna, Puigdemont, si trova in Belgio. Se rimette piede in terra spagnola sarà arrestato. Il suo vicepresidente, Junqueras, capo del secondo partito indipendentista, è in carcere. Puigdemont chiede che il governo destituito venga ‘restituito’ al paese, e che tutti i ‘detenuti politici’ siano liberati. Le due grandi liste indipendentiste catalane sono pronte a formare un nuovo governo, hanno indicato i portavoce di JxCat Elsa Artadi e di Erc Sergi Sabria. Il Tribunale Supremo spagnolo ha dichiarato indagati per presunta ribellione altri dirigenti catalani fra cui l’ex-presidente Artur Mas e le dirigenti di Erc Marta Rovira, PdeCat Marta Pascal e Cup Anna Gabriel. Per lo stesso presunto reato sono già incriminati il president Carles Puigdemont, i membri del suo Govern e la presidente del Parlament Carme Forcadell. Rischiano 30 ani di carcere per avere portato avanti il progetto politico dell’indipendenza. In tutto, il 12,6% dei membri del nuovo parlamento catalano (17 deputati su 135) è incriminato dalla giustizia spagnola, tre neo-onorevoli sono in carcere e tre in esilio inseguiti da mandato di arresto. Tutti sono accusati di ‘ribellione’ per avere portato avanti pacificamente il progetto politico dell’indipendenza e rischiano 30 anni di carcere.

La sessione costitutiva dell’assemblea catalana dovrà tenersi entro il 23 gennaio, il primo turno dell’elezione del President per il 10 febbraio. Se per aprile non sarà stato possibile eleggere il nuovo presidente scatterà lo scioglimento automatico dell’assemblea con nuove elezioni a fine maggio. E non è chiaro se Rajoy accetterà ora, come aveva promesso, di restituire alla Catalogna la sua piena autonomia politica e istituzionale.

PUIGDEMONT – “Vorrei che la Spagna che non prendesse più decisioni al posto nostro. E’ giunto il momento di fare politica vera, la formula di Rajoy ha fallito e ha dimostrato che i catalani sono coesi”, ha detto Carles Puigdemont in conferenza stampa a Bruxelles, aggiungendo di essere “disposto” a incontrare Rajoy “ma non in Spagna”, per iniziare un nuovo percorso, ma “senza persecuzioni legali. La situazione è paradossale e ridicola”. “Il futuro della politica in uno stato democratico – ha detto ancora – lo decidono sempre gli elettori. Non si possono avere soluzioni se non con il rispetto delle urne”. 

All’Europa diciamo – ha sottolineato – che “la ricetta di Rajoy non ha funzionato”, occorre “cambiare la ricetta”: “Non chiedo alla Commissione europea di cambiare idea, chiedo però di ascoltarci, di ascoltare i cittadini che si sono espressi in massa”, ha detto ancora l’ex President a Bruxelles. “Ascolti il governo spagnolo, ma anche noi abbiamo il diritto di essere ascoltati”. “Abbiamo diritto alle nostre istituzioni, negli ultimi anni ci siamo sempre assunti le nostre responsabilità: l’art.155 non garantisce un paese migliore, è solo una minaccia. Va recuperata questa ingiustizia – ha proseguito -. E’ stata una campagna molto dura, l’ho dovuta fare via Skype. Dovremmo riflettere sul fatto che le cose non possono continuare così, bisogna trovare un altra formula, ci stiamo provando tutti ma non la Spagna: non possiamo perdere altro tempo”.

Puigdemont ha quindi indicato come “il prossimo passo da compiere” quello di “parlare con Mariano Rajoy”: “dobbiamo trovare nuovi modi. Ho sempre parlato di dialogo. L’unilateralità stava dall’altra parte. Nonostante tutti i tentativi dello stato spagnolo, noi siamo più forti”, ha spiegato Puigdemont, che si è detto convinto “di essere più vicino all’indipendenza”.

LE REAZIONI IN EUROPA – All’entusiasmo ribelle, però, hanno fatto da contraltare i mercati, con tutte le Borse europee che hanno aperto l’ultima seduta pre-natalizia in rosso. Maglia nera Madrid (-1%), appesantita dal successo degli indipendentisti in Catalogna. L’esito del voto ha fiaccato l’euro che ha ceduto lo 0,15% verso il dollaro. E non è stata più clemente l’Unione europea: “La nostra posizione su questa questione è ben nota, ribadita spesso e a tutti i livelli, e non cambierà”, ha detto una portavoce della Commissione Ue all’ANSA. “Non abbiamo nessun commento da offrire sui risultati di questa elezione regionale”, ha ancora rimarcato la portavoce.