L’Ue taglia le stime del Pil dell’Italia, rischi per l’Eurozona dal Coronavirus

Bruxelles – Se il 2019 chiude meglio delle attese, il 2020 si apre invece con una revisione al ribasso delle stime di crescita: per la Commissione europea l’Italia non supererà lo 0,3%, un po’ meno dello 0,4% previsto a novembre scorso. La congiuntura generale non è facile, piena di incertezze e nuovi rischi come il Coronavirus. E investe soprattutto le tre grandi economie: Germania, Francia e Italia sono tutte in fondo alla classifica. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, resta positivo e si aspetta un rimbalzo a gennaio, mentre Moody’s mette in dubbio la capacità del Governo di fare le riforme strutturali che servirebbero a spingere la ripresa. Bruxelles vede “costante e moderata” la crescita in Europa, e non modifica le stime per il 2020 e 2021: +1,2% l’Eurozona, +1,4% la Ue a 27. Il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni parla di rallentamento generale, soprattutto nei grandi Paesi: l’Italia è all’ultimo posto con +0,3% quest’anno e +0,6% il prossimo, la Germania e la Francia la precedono con un Pil che nel 2020 si ferma all’1,1%. Colpa del manifatturiero che ha frenato negli ultimi mesi del 2019, e del calo della produzione industriale che si trascina sul 2020.

Su tutto pesa poi il “nuovo rischio”, il Coronavirus: “Avrà un impatto sulla Cina soprattutto nel primo trimestre del 2020, con effetti globali relativamente limitati. Ma questa valutazione è soggetta al ribasso se l’epidemia dovesse durare di più o peggiorare”, ha detto Gentiloni.

In Italia, spiega la Ue, il Pil è sostenuto da consumi e reddito di cittadinanza, che però non avrà un impatto sui redditi delle famiglie perché risentiranno “dell’allentamento del mercato del lavoro”. Inoltre rallenteranno gli investimenti delle aziende, ma saliranno quelli pubblici. E se la “ridotta incertezza politica” nel Paese aiuta, Gentiloni spiega che il Governo dovrà “lavorare molto nei prossimi mesi”. Il problema è sempre quello del debito, e Roma “è consapevole” della necessità di ridurlo “gradualmente”. “La scommessa è di riuscire a farlo conservando una politica espansiva, non perdendo l’occasione degli investimenti collegati alla transizione ecologica”, ha aggiunto il commissario che si sta battendo affinché tutti i Paesi, anche quelli con i conti a rischio, possano sfruttare le opportunità del Green Deal.

Se la Commissione ha già stimato l’impatto dei dati negativi sul 2020, il Mef invita alla cautela. “Pur essendo innegabile che i dati sul quarto trimestre dello scorso anno siano stati nel complesso deludenti, è ancora presto per valutare l’impatto dei recenti dati macroeconomici sulla crescita del Pil nel 2020”, spiegano fonti di via XX Settembre, invitando “per una valutazione più equilibrata” ad attendere “quantomeno i dati sull’attività dei servizi nel quarto trimestre e sulla produzione industriale di gennaio”. Perché la tendenza recente degli indicatori qualitativi di fiducia suggerisce una tendenza al rialzo del ciclo. Tanto che per Gualtieri “a gennaio la produzione industriale e il Pil dovrebbero salire”, quindi si potrà parlare di “un rimbalzo a gennaio, e siamo fiduciosi che l’economia possa ripartire”. Sempre se il Coronavirus, che secondo il Mef per ora dovrebbe avere un impatto globale e sull’Italia di due-tre mesi, non peggiorerà il quadro. Con una ripresa lenta, l’Italia ha bisogno di riforme strutturali, scrive Moody’s, “per stimolare l’anemica crescita”. Ma la capacità dell’attuale governo di realizzarle “è molto limitata”, secondo l’agenzia di rating.