L’Ue dice addio alla plastica: stop a piatti, posate e cotton fioc

Bruxelles – La Commissione europea ha presentato lo scorso maggio la sua proposta di direttiva contro l’inquinamento da plastica, che dovrà essere approvata da Europarlamento e Consiglio europeo. Il provvedimento più importante è il bando a piatti e stoviglie di plastica, cannucce e cotton fioc. Gli ambientalisti lodano il provvedimento, ma lo ritengono solo un primo passo. E intanto un rapporto dell’Ocse rivela che nel mondo si ricicla solo il 15% della plastica.

La proposta di direttiva Ue vieta la vendita di stoviglie, cannucce, agitatori per bevande, bastoncini di cotone per le orecchie e bastoncini per palloncini in plastica. Entro il 2025 gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande, per esempio con sistemi di cauzione-deposito. I contenitori per bevande saranno ammessi solo se i tappi e i coperchi restano attaccati. Per i contenitori per alimenti e tazze per bevande in plastica, gli Stati membri dovranno fissare obiettivi nazionali di riduzione. I produttori saranno chiamati a coprire i costi di gestione dei rifiuti per mozziconi di sigaretta, palloncini e attrezzi da pesca. Assorbenti igienici e salviette umidificate dovranno avere un’etichetta chiara e standardizzata che indica il loro impatto negativo sull’ambiente.

Le ong ambientaliste giudicano positivamente il provvedimento. Tuttavia, lo considerano solo un primo passo e fissano nuovi obiettivi. “E’ fondamentale eliminare al più presto tutti quegli oggetti per i quali sono già disponibili alternative sostenibili”, scrive Greenpeace. Per Legambiente “mancano norme sui bicchieri di plastica usa e getta e sull’eliminazione di sostanze tossiche”. “L’Italia e i Paesi membri dell’Ue devono fare di più e presto”, commenta Marevivo. Secondo il WWF “gli obiettivi ambiziosi di riduzione devono essere adottati a livello nazionale”. Per PlasticsEurope, l’associazione europea dei produttori di plastica, la direttiva “non avrà effetti decisivi”: i prodotti messi al bando, scrive, “hanno un minor impatto ambientale rispetto agli stessi prodotti in altri materiali”. Per gli industriali la soluzione vera è “evitare che qualsiasi rifiuto finisca in mare”.

Proprio oggi l’Ocse ha diffuso un rapporto sul mercato della plastica riciclata. Nel mondo solo il 15% di questa viene riciclata (il 30% nella Ue, il 10% negli Usa), mentre il 25% viene bruciato in inceneritori o termovalorizzatori e il restante 60% va in discarica, viene bruciato all’aperto (rilasciando inquinanti e gas serra) o finisce nell’ambiente. Tutto questo secondo l’Ocse avviene perché la plastica nuova è ancora più conveniente di quella riciclata. Per l’organizzazione servono incentivi al riciclo, tasse sulle plastiche nuove, imposizione di percentuali minime di materia prima riciclata, migliori infrastrutture di raccolta, progettazione di oggetti più facili da riciclare.

IDEE ITALIANE – Dai bicchieri della movida alle capsule del caffè, in Italia c’è già chi sta sperimentando soluzioni alternative alla plastica. Una nuova generazione di capsule per il caffè a impatto zero, facilmente smaltibili, per rivoluzionare insieme il mondo del caffè e l’ambiente, è per esempio il progetto Pla4Coffee, finanziato dall’Ue. L’idea nasce a Bologna dal consorzio che unisce le aziende Aroma System e Ica (Bologna), Api (Mussolente, provincia di Vicenza), l’Istituto per i polimeri, compositi e biomateriali di Pozzuoli (Napoli) e l’Università di Tor Vergata (Roma). La nuova capsula, compostabile al 100% e in grado di preservare l’aroma del caffè, “è stata approvata e stiamo trattando per renderla commercializzabile”, spiega Cesare Rapparini, dell’azienda bolognese di meccanica per l’imballaggio Ica. Cosa manca ancora al caffè e come innovare la sua produzione sembrano essere state le domande di base di Pla4Coffee. Dopo l’uso, infatti, le capsule di caffè attualmente in commercio non possono essere riciclate e, allo stesso tempo, le materie plastiche comunemente usate per produrle non si degradano in breve tempo. L’idea è stata quindi di sviluppare la resina pla (acido polilattico), un materiale eco-compatabile con cui realizzare le nuove capsule di caffè compostabili. Esperimento riuscito, anche se manca l’ultimo passo per la commercializzazione e la scalata industriale. Ica, però, guarda già oltre. “Oggi – spiega Rapparini – abbiamo dato vita anche allo spin-off accademico con Tor Vergata: queste resine sono appetibili e possono condurre ad altri progetti, ad esempio una bottiglia di latte e una bottiglia di vino compostabili“.

Un bicchiere in silicone per alimenti, flessibile, leggero e pieghevole, pensato come alternativa alle migliaia di bicchieri di plastica, utilizzati e subito buttati via negli stadi, nelle discoteche o nella movida, ma declinabile anche per usi domestici, è invece l’idea di due 27enni liguri Stefano Fraioli (savonese) e Lorenzo Pisoni (genovese), che hanno avviato la startup Pcup srl e lanciato una campagna di crowfunding (in chiusura il 26 giugno) “che servirà a migliorare l’unicità del bicchiere, ad esempio per illuminarlo al buio” spiegano, e si preparano ad avviare la produzione. Il bicchiere è infatti anche “intelligente”: grazie ad un chip inserito sul fondo che si interfaccia con una app può velocizzare le operazioni di cassa. “Pcup nasce con l’obiettivo di sostituire l’utilizzo di bicchieri di plastica usa e getta nei contesti di grande distribuzione di bevande al pubblico con un bicchiere mai visto prima, utilizzato nel modo più antico del mondo: il vuoto a rendere” spiegano.