L’Ue cerca di salvare le vacanze estive, riapertura selettiva dei confini

Bruxelles – “Non sarà un’estate come tutte le altre”. Ai tempi del Covid-19, le spiagge affollate saranno un pallido ricordo, con i bagnanti costretti ad indossare mascherine protettive e ad osservare distanze di sicurezza anche per la tintarella. Ma una boccata di ossigeno è possibile, o almeno l’Europa ci prova. E’ il senso delle nuove linee guida per il turismo e la libertà di movimento presentate da Bruxelles, per un approccio coordinato verso una parvenza di normalità, anche nel tentativo di rimettere in piedi un settore che vale il 10% del Pil dell’Ue, circa 1.400 miliardi di euro. Un’iniziativa importante per l’Italia, che con i dati delle infezioni in calo guarda ai mesi caldi per la ripartenza del comparto, pari al 13% del suo Pil. Anche se le prime avvisaglie dai Paesi confinanti destano qualche preoccupazione.

“L’Unione sta riaprendo, passo dopo passo”, ha commentato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen tentando di iniettare un po’ di ottimismo nelle vene degli europei sfiancati da settimane di lockdown e da prospettive economiche atroci. Ma la strada è lunga, e una nuova impennata dei contagi, con il rilassamento delle misure, potrebbe causare dolorosi balzi indietro. Secondo Bruxelles comunque l’allentamento dei controlli alle frontiere dovrebbe avvenire “tra Paesi” ma anche “regioni” dell’Ue con “profili di rischio” bassi e “simili tra loro”, oltre che sulla base di valutazioni che riguardano le misure precauzionali adottate (come il distanziamento sociale, l’interoperabilità delle app per il tracciamento) e la capacità dei sistemi sanitari di affrontare nuove situazioni di crisi. Una soluzione favorevole anche per l’Italia, che potrebbe dare il via libera ai territori ad alta vocazione turistica e con basse curve di infezioni per arrivi da tutte le altre aree dell’Unione con caratteristiche similari. Sempre però che i 26 partner vogliano applicare le linee guida Ue.

Sebbene sia presto per giudicare, i primi segnali da Germania, Austria, Francia e Svizzera non lasciano ben sperare. E anche la collaborazione che Parigi vorrebbe limitare al solo Regno Unito (dove la pandemia imperversa), fa drizzare le antenne, anche perché in barba al principio di non discriminazione predicato da Bruxelles ed evidenziato come un successo dal Dipartimento italiano delle politiche dell’Unione europea.

Dei 17 governi dell’area Schengen (su 26) che hanno ristabilito i controlli alle frontiere a causa della pandemia, quelli di Berlino, Vienna, Berna e Parigi sono tra i primi a voler tornare alla normalità, entro il 15 giugno. Ma le quattro capitali, che si sono consultate tra loro per coordinarsi, ritengono che sia ancora troppo presto per aprire a Italia e Spagna, indicate come “Paesi molto colpiti”, secondo quanto indicato dal ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer. “Non ci sono prospettive di una tempestiva riapertura dei confini” verso l’Italia, “non ne vedo i presupposti”, ha chiarito il leader austriaco Sebastian Kurz. E anche la ministra svizzera di Giustizia e polizia Karin Keller-Sutter ha specificato che non ci sono orizzonti temporali per lo sblocco del confine con l’Italia. Che così, al momento, resta appesa.

Ad ogni modo le linee guida dettate da Bruxelles per consentire a hotel, bed&breakfast, ristoranti, spiagge, piscine e altre strutture ricettive di riprendere la loro attività prevedono il distanziamento fisico di 1,5-2 metri, l’uso delle mascherine e protocolli precisi di pulizia e disinfezione, come ad esempio il lavaggio a 90 gradi di lenzuola, asciugamani e tovaglie, e un’adeguata ventilazione meccanica o naturale degli spazi interni.

Intanto fa discutere anche una possibile procedura di infrazione contro 13 Stati membri, tra cui l’Italia, che hanno violato il diritto dei passeggeri al rimborso, privilegiando i voucher, dopo la cancellazione dei voli aerei. Nel caso di cancellazione, i viaggiatori hanno diritto al rimborso, chiarisce la Commissione, spiegando che l’offerta dei voucher di viaggio può essere utile nell’attuale situazione di forte crisi di liquidità per le compagnie, a patto che i buoni siano “volontari, affidabili e attraenti” per i consumatori. I voucher, sottolinea Bruxelles, “dovrebbero” quindi “essere protetti contro l’insolvenza dell’emittente”. Il sistema di protezione in caso d’insolvenza “deve essere istituito a livello nazionale” dagli Stati o da assicuratori privati. I buoni dovrebbero poi “avere un periodo di validità minimo di 12 mesi e, se non riscattati, essere rimborsabili automaticamente al più tardi 14 giorni dopo la fine del periodo di validità“. La raccomandazione Ue stabilisce anche caratteristiche chiave di flessibilità: i buoni “dovrebbero consentire ai passeggeri di viaggiare sulla stessa rotta alle stesse condizioni”, così come permettere “ai viaggiatori di prenotare un pacchetto turistico di qualità equivalente o che comprenda lo stesso tipo di servizi”. Inoltre, le compagnie “dovrebbero considerare di estendere la possibilità di utilizzare i voucher con altri enti che fanno parte dello stesso gruppo societario” e i voucher dovrebbero essere “trasferibili a un altro passeggero senza alcun costo aggiuntivo”.