Londra ritira la licenza a Uber. Da Barcellona a Bruxelles, per l’app difficoltà in tutta l’Ue

Bruxelles – Londra è diventata off limits per Uber, popolare colosso americano dei taxi online. Lo hanno stabilito le autorità municipali della capitale britannica, annunciando – dopo mesi di braccio di ferro – d’aver negato il rinnovo della licenza all’azienda, accusata di non aver posto rimedio a “diverse violazioni” delle regole locali che le erano state contestate in passato e che secondo il Comune mettono a rischio “i passeggeri e la loro sicurezza”. Uber ha respinto le imputazioni e il 13 dicembre ha il presentato appello in tribunale; potrà continuare a operare fino alla fine del processo, che potrebbe durare mesi o anni. 

Transport for London, l’agenzia comunale dei trasporti, aveva sospeso un prima volta la licenza nel 2017, concedendo poi due proroghe, l’ultima scaduta il 25 novembre. Fino all’ultimo provvedimento, motivato con la mancata risposta almeno a una parte delle negligenze indicate nell’ambito del conflitto legale innescatosi due anni fa, dopo l’elezione a sindaco del laburista Sadiq Khan al posto del conservatore (e attuale primo ministro del Regno) Boris Johnson. Severo l’atto d’accusa di Tfl, che ha denunciato il modus operandi dell’app come tuttora “non adeguato né corretto” rispetto alla normativa vigente in materia di salvaguardia della clientela, oltre che di tutela del lavoro. “È inaccettabile che Uber abbia permesso ai passeggeri di viaggiare su veicoli con autisti che erano potenzialmente non autorizzati e non assicurati”, ha tuonato Helen Chapman, direttrice dell’area licenze e regolazioni dell’authority, facendo riferimento al sospetto che nella app siano state inserite delle false identità.

Uber – che a Londra allinea 45.000 vetture, con un utenza stimata in oltre 3 milioni e mezzo di passeggeri, e che dopo la prima sospensione aveva assunto una serie d’impegni nella direzione delle richieste della autorità, oltre a sostituire il suo top management britannico – ha replicato bollando la decisione del Municipio come “incredibile e sbagliata”.

La fine della proroga per l’utilizzo della licenza a Londra per Uber è solo l’ennesimo ostacolo in Europa per la app di trasporto auto con conducente, anche se la capitale britannica è quella che pesa di più tra le città per numero di autisti coinvolti e corse effettuate.

Tra le città che hanno limitato l’ingresso di Uber c’è stata Bruxelles: nel 2014, infatti, la giustizia belga ha messo al bando l’applicazione dopo le proteste dei tassisti dato che il nuovo servizio auto non era in possesso della licenza. Il nuovo piano taxi in Belgio prevede ora un servizio Uber limousine, mentre continua ad essere vietato Uberpop, il servizio meno costoso, condotto da guidatori non professionisti.

In Germania, l’app è disponibile in quattro delle principali città (tra le quali Berlino e Monaco), ma non in numerose altre città.

Uber ha avuto difficoltà in Danimarca, Bulgaria e Ungheria, mentre ha deciso di abbandonare Barcellona dopo che sono cambiate le regole rendendo il servizio poco vantaggioso per l’azienda.

Ad aprile la Corte Ue ha stabilito che gli Stati membri “possono vietare e reprimere penalmente l’esercizio illegale dell’attività di trasporto nell’ambito del servizio UberPop senza dover previamente notificare alla Commissione il progetto di legge che stabilisce il divieto e le sanzioni penali per tale esercizio”. Il servizio Uberpop viene considerato rientrante nel “settore dei trasporti” e non in quello dei servizi digitali, che invece richiederebbe una notifica in base alla direttiva “società dell’informazione”.