L’Italia resta ultima per crescita nell’Ue, allarme su lavoro e debito

Bruxelles – Inchiodata per quest’anno e anche per il prossimo ad una stagnazione da cui fatica a tirarsi fuori. Con un mercato del lavoro in deterioramento, la produttività in calo e un debito pubblico che continua a salire. Per la Commissione Ue nel 2019 e 2020, così come è stato nel 2018, l’Italia è il Paese europeo che cresce meno. Ma il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri non si allarma, considera le nuove stime europee in linea con quelle del Governo e resta convinto che il Pil dell’anno prossimo sarà più alto del previsto. Bruxelles vede l’economia italiana in stallo dall’inizio del 2018, “e ancora non mostra segnali significativi di ripresa”. Per questo ha lasciato invariata rispetto all’estate la stima sul Pil 2019 (+0,1%), e tagliato invece quella sul Pil 2020 (da +0,7% a +0,4%). L’anno prossimo c’è una “modesta” ripresa della crescita, “grazie a domanda esterna e spesa delle famiglie, che però è attenuata dal mercato del lavoro in deterioramento”. Si tratta di un allarme nuovo, che emerge con chiarezza “dagli ultimi dati”. E’ probabile, spiega la Ue, che “il calo della produttività spinga i datori di lavoro a tagliare posti o ricorrere a contratti temporanei”. Inoltre, un ruolo lo gioca anche il reddito di cittadinanza, sebbene per un puro effetto tecnico: il numero dei senza lavoro aumenterà visto che molti si iscriveranno al registro dei disoccupati per avere il sussidio. La situazione, insomma, resta critica, visto che anche per Eurozona e Ue in generale le stime vengono tagliate. E quindi i rischi sulle prospettive di crescita dell’Italia “restano ancorati al ribasso”.

Secondo le nuove previsioni autunnali, il debito pubblico italiano nel 2019 salirà a 136,2%, e nel 2020 a 136,8%. Il deficit resta invece al 2,2% quest’anno, e 2,3% il prossimo. A pesare sul debito sono “debole crescita del Pil nominale, deterioramento dell’avanzo primario” e “costo in aumento delle misure passate” cioè reddito di cittadinanza e quota 100, “che solo l’anno prossimo mostreranno pienamente il loro costo annuale”. Ma non è più tempo di avvertimenti all’Italia. Anzi, arriva quasi una promozione in anticipo sulla manovra. Anche se le critiche non mancano. In particolare, la Commissione esprime dubbi sul gettito delle misure anti-evasione, “soggetto a qualche incertezza”. Per Gualtieri, più che di una critica si tratta di “cautela ordinaria”, perché le misure di previsione del gettito “sono per definizione soggette a incertezza”. Per l’Italia sono addirittura “sottostimate”, perché “crediamo siano maggiori”. Del resto, Bruxelles ha già ottenuto da Roma quello che voleva: il congelamento di 1 miliardo di euro, come “clausola di salvaguardia” che aiuterà a contenere l’aumento della spesa pubblica.

Anche le stime di crescita della Germania subiscono un altro taglio, e non si vede ancora la luce in fondo al tunnel. Ormai, con le nuove previsioni economiche d’autunno, Bruxelles non si aspetta più una “ripresa significativa” entro i prossimi due anni, e per questo rilancia l’appello ai Governi perché rafforzino le proprie economie. Chi ha spazio spenda, chi ha debiti elevati sia prudente: il messaggio resta quello degli ultimi mesi, anche se sembra muoversi qualcosa di più. Dalla Francia, Emmanuel Macron parla del Patto di Stabilità e critica la regola del 3% in un mondo che ha bisogno di stimoli per ripartire. “La strada che abbiamo davanti è in salita. Bisogna intensificare gli sforzi per aumentare la resilienza delle nostre economie e della zona Euro”, avverte il commissario agli affari economici Pierre Moscovici. “Mario Draghi ha ragione, la sola politica monetaria non può portare avanti la situazione quando l’economia si indebolisce”, spiega, per cui è tempo che i Governi agiscano. C’è chi, come la Germania, deve spendere e fare investimenti, e chi come l’Italia deve riportare il suo debito su una traiettoria discendete. Perché “l’incertezza è alta”, a causa della Brexit e dei rischi derivati dalle tensioni commerciali che si sono puntualmente avverati. A causa di tutto questo, l’Ue è entrata “in un periodo protratto di crescita sommessa e bassa inflazione”.