L’Italia ha fatto ricorso sull’Ema e Milano ora torna a sperare

Bruxelles – E’ ricominciata in una settimana la battaglia dell’Italia sull’Ema. Il governo e il comune di Milano hanno presentato a Bruxelles un ricorso contro l’assegnazione dell’Agenzia europea per il Farmaco ad Amsterdam, contestando l’ipotesi che nella decisione vi siano state informazioni incomplete sulla sede, viste le notizie sui possibili ritardi degli olandesi nel predisporre la struttura che dovrà ospitare gli uffici, dopo il trasloco da Londra. Una strada che appare stretta e tutta in salita, ma che non ferma i servizi di Palazzo Chigi e quelli di Palazzo Marino decisi a contestare, davanti alla Corte di Giustizia europea, la decisione con cui Milano, arrivata in finalissima con Amsterdam, fu beffata nello spareggio a sorte.

Ma oltre alla battaglia legale c’è anche quella politica. All’Europarlamento le delegazioni italiane di Pd e Fi affilano le armi, in vista del voto in plenaria di marzo, con cui si dovrebbe chiudere l’iter legale sull’assegnazione. Nel ricorso – riferiscono fonti di Palazzo Chigi – si chiederà alla Corte di verificare se la decisione su Amsterdam non sia da considerarsi viziata da informazioni incomplete sulla sede della agenzia. Un ricorso doveroso, secondo molti esponenti politici, dopo le recenti notizie sulla sede destinata a ospitare l’Agenzia. A gettare benzina sul fuoco di una sconfitta che l’Italia non ha mai digerito – e che torna a bruciare, divenendo un tema bipartisan, in piena campagna elettorale – sono state infatti le parole del direttore dell’Ema, l’italiano Guido Rasi, che ha lamentato condizioni “non ottimali” della sede provvisoria proposta dall’Olanda, in attesa di entrare in quella definitiva, il Vivaldi building, che come chiarito fin dall’inizio dai Paesi Bassi, sarà pronta nel 2019. Tra i più ferventi promotori di un’azione italiana presso le istituzioni europee il sindaco di Milano Beppe Sala, che ha spronato il premier Paolo Gentiloni ad impugnare la decisione di fronte alla Corte di Giustizia Ue. Il governatore lombardo Roberto Maroni ha anche sollecitato il governo a chiedere “alla Commissione Ue di modificare la decisione presa perché la tutela della salute dei cittadini viene prima di qualunque procedura burocratica”. Milano torna così a sperare di spalancare le porte del suo Pirellone agli 890 dipendenti dell’autorità che si occupa della valutazione scientifica dei medicinali, anche se il margine per rovesciare la decisione di novembre è stretto.

La Commissione europea, da parte sua, preferisce tenersi ben alla larga dalla disputa. “E’ una decisione dei 27 Stati membri e non abbiamo niente da dire”, ha affermato il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas, sottolineando: “Abbiamo fatto il nostro lavoro, producendo un’analisi legale di tutte le offerte ricevute in modo trasparente. Non abbiamo fatto shortlist o graduatorie, ma abbiamo fatto la nostra valutazione sulla base dei criteri decisi. E nessuno l’ha messa in dubbio”. Fonti del Consiglio Ue esprimono inoltre perplessità sia nel metodo che nel merito di un ricorso alla Corte di giustizia, in particolare perché l’iter legislativo non è concluso, e quindi ci si chiede come sia possibile appellarlo. Una via d’uscita sembra ancora possibile al Parlamento europeo. “Il Parlamento Europeo, in piena autonomia e indipendenza e in qualità di colegislatore, esprimerà la propria decisione. Sono sicuro che tutelerà gli interessi dei cittadini europei”, ha avvertito il presidente Antonio Tajani.

SCETTICISMO IN OLANDA – Dall’Oland, il ministro della Salute Bruno Bruins ha assicurato che il suo Paese ha “costruito la campagna su continuità e qualità. Il processo che ha portato alla decisione” sulla nuova sede “è stato giusto e onesto. Attueremo quanto previsto dall’offerta in stretta collaborazione con l’Ema, per assicurarne la continuità operativa”. Ma della sede dell’Agenzia europea per il farmaco (Ema), ad Amsterdam ne parlano anche i tassisti. “Siete italiani?”, chiedono a chi sale a bordo e dà l’indirizzo della zona adibita a uffici dove deve sorgere la nuova sede. E scherzando aggiungono: “Siete venuti a sabotarla?”. Ma parlando con la gente si capisce che non è solo il direttore dell’Ema, Guido Rasi, a essere preoccupato per la possibile inadeguatezza della sede provvisoria. “Ne sentiamo parlare da giorni, qui avremo ‘a big problem’ – dicono in tanti – perché da marzo del 2019 e fino a novembre dello stesso anno, quando la sede ufficiale sarà pronta, i 900 dipendenti di Ema saranno ospitati in un edificio troppo piccolo. Tutti non possono starci, lì”. Alcune persone interpellate per strada prendono il cellulare e mostrano la pagina della televisione pubblica ‘nos.nl’ dove si parla della sede per l’Ema e dell’Italia, già pronta con il suo Pirellone. L’area dove sorgerà il nuovo quartier generale dell’Agenzia per il farmaco fa parte del quartiere situato a Sud rispetto al centro città. Una zona piena di cantieri aperti in cui il comune sta portando avanti diversi progetti. A sette minuti di treno dall’aeroporto, svettano grattacieli e palazzi. Accanto ci sono gru che si muovono freneticamente per far crescere nuovi edifici. Una parte della città che lavora, corre e produce, ben lontana dall’immagine rilassante dei parchi, dei canali e dei coffee shop del centro. Qui le aree vengono suddivise con i nomi di compositori importanti del passato: Vivaldi, Strawinsky, Beethoven, Mahler solo per citarne alcuni. E la sorveglianza intorno ai cantieri è ferrea. Della Vivaldi Tower, la prossima (forse) sede definitiva dell’Ema si vede solo un plastico all’interno dell’ufficio tecnico presidiato dal signor Femke van Lith. E un grande parcheggio sopraelevato inaccessibile. Il resto è un largo spazio di fanghiglia e qualche attrezzatura che segnala l’inizio dei lavori. Da lì all’edificio destinato ad ospitare provvisoriamente l’Agenzia Ue, nella zona Ovest della città, è una veloce corsa in taxi lungo una strada a scorrimento veloce. Ma il palazzo-sede è off-limits per cameramen e fotografi: il personale che si trova all’interno fa buona guardia e allontana i curiosi. In attesa che da oltre Manica arrivino gli impiegati dell’Agenzia Ue ‘vittime’ della Brexit.