Le tappe e i protagonisti del negoziato sulla Brexit, durerà due anni

Bruxelles – Nella notte di martedì 28 marzo 2017, la premier britannica Theresa May ha firmato la lettera con la richiesta formale di lasciare l’Unione Europea, come sancito dalla maggioranza dei cittadini del Regno Unito nel referendum del 23 giugno 2016 sulla cosiddetta ‘Brexit’. Con la consegna della lettera da parte dell’ambasciatore britannico presso l’Ue Tim Barrow al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, è avvenuto il passaggio formale necessario ad attivare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che stabilisce le procedure da seguire nel caso in cui un Paese membro voglia lasciare l’Ue.

Nelle settimane precedenti, May aveva ottenuto l’autorizzazione del Parlamento britannico a procedere, altro passaggio necessario affinché il referendum del 2016 assumesse concretezza e perdesse il suo valore puramente consultivo. Dopo 44 anni di matrimonio burrascoso, saranno ora necessari due anni di negoziati, previsti dal Trattato di Lisbona, affinché l’uscita del Regno Unito dall’Ue si compia.

I negoziatori britannici che dovranno confrontarsi con il team europeo guidato dal francese Michel Barnier sono 4: David Davis, in veste di ministro della Brexit; Oliver Robbins, capo dello staff del ministero di Davis; Tim Barrow, diplomatico di carriera e ambasciatore presso l’Ue; Sarah Healey, direttore generale del ministero per la Brexit e unica donna nella squadra britannica.

Ecco i passaggi temporali del negoziato:

  • 29 aprile 2017: Consiglio Europeo straordinario a 27 a Bruxelles per la definizione e l’adozione delle linee guida.
  • maggio 2017: la Commissione Europea pubblica la raccomandazione per il capo negoziatore Michel Barnier. I ministri degli Affari europei dei 27 saranno poi chiamati ad adottare all’unanimità gli orientamenti per il mandato negoziale, documento più lungo e più tecnico che deve essere adottato al consiglio Affari generali il 22 maggio.
  • giugno 2017: avvio dei negoziati tecnici ufficiali, in questa fase sarà discusso anche l’ammontare del ‘debito residuo’ che la Gran Bretagna dovrà pagare per rispettare gli impegni presi verso il bilancio europeo fino alla conclusione del ‘Quadro finanziario multiannuale’ 2014-2020.
  • autunno 2017: il governo di Londra presenterà la legge (Great Repeal Bill) che annullerà l’atto del 1972 (European Communities Act) che sanciva l’incorporazione della legislazione europea in quella britannica.
  • entro ottobre 2018: Barnier ha previsto la conclusione del negoziato, per permettere le procedure di ratifica.
  • entro il 29 marzo 2019: il Parlamento britannico approverà l’accordo e il Great Repeal Bill.

Il Consiglio Ue a 27 dovrà approvare a maggioranza qualificata e il Parlamento europeo dovrà dare il suo consenso.
I due anni di trattativa, che si dovranno concludere entro il 29 marzo 2019, potrebbero però non bastare per chiudere tutte le parti del negoziato sulla Brexit: l’accordo di divorzio da Londra sarà infatti stipulato solo con l’Ue e non sarà subordinato al via libera dei Parlamenti nazionali, mentre l’intesa commerciale dovrà probabilmente sottostare all’ok delle assemblee nazionali, per un processo stimato di due anni circa. Proprio per questo occorrerà un periodo di transizione. In caso di mancata intesa entro il 29 marzo 2019, due le opzioni: un prolungamento consensuale dei tempi oppure un addio senza accordo, in base a cui cesserebbero dall’oggi al domani i rapporti attuali tra Ue e Londra.