La strage nel Mediterraneo, oltre 18mila morti in 6 anni

Roma – Una strage infinita. Sono oltre 18 mila i migranti morti e dispersi nel mar Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere il loro sogno europeo. Da quel drammatico ottobre del 2013 quando il maxi naufragio a Lampedusa lasciò un segno indelebile con 368 bare, molte piccole e bianche, allineate in un hangar, i freddi numeri sono quelli di un vero massacro. Con il 2016 che è rimasto alla storia come l’anno nero: 5.143 i migranti scomparsi tra i flutti del Mediterraneo. In base ad un’elaborazione dei dati annuali dell’Oim (organizzazione internazionale per le migrazioni) e del progetto ‘Missing Migrants, dalla tragedia di Lampedusa ad oggi i migranti morti o dispersi sono migliaia l’anno: 3.280 nel 2014, 3.771 nel 2015, 5.143 nel 2016, 3.139 nel 2017, 2.299 nel 2018, 933 quest’anno (dati aggiornati al 15 settembre 2019).

Se il 2018 è stato l’anno, nel confronto con quelli precedenti, con meno morti in mare in termini assoluti, è stato anche quello più ‘pericoloso’, con un incidenza maggiore del rapporto tra il numero di coloro che hanno tentato la traversata e quello dei decessi. Il 1 ottobre 2019 “è stato sorpassato il tragico traguardo di oltre 1.000 persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo nel 2019, la maggior parte delle quali nella rotta tra la Libia e l’Europa. Possiamo, e dobbiamo, fare di meglio” per evitare queste morti, ha afferma l’Alto Commissario ONU per i Rifugiati, Filippo Grandi, nell’anniversario del naufragio di Lampedusa, sottolineando che “il numero delle persone che tentano di arrivare in Europa via mare è diminuito drasticamente negli ultimi anni”, ma “allo stesso tempo, il numero di vite perse è salito proporzionalmente”. “L’UNHCR ribadisce la sua posizione – afferma Grandi – secondo cui è necessario ripristinare con urgenza la piena capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Ciò dovrebbe includere il ritorno in mare di un’operazione di ricerca e soccorso degli Stati dell’Ue”.  

Ecco le principali tragedie del mare dall’ottobre del 2013:

  • 3 ottobre 2013 – La tragedia di Lampedusa. A perdere la vita su un barcone naufragato al largo dell’isola sono 368 persone, tra le quali tante donne e tanti bambini; 155 i superstiti.
  • 2 luglio 2014 – Affonda un gommone con 101 persone a bordo. Un mercantile ne salva 27, altre 74 sono disperse.
  • 22 agosto 2014 – Oltre 200 vittime in un naufragio davanti alle coste libiche. Molti i cadaveri recuperati sulla spiaggia.
  • 14 aprile 2015 – Naufragio al largo della Libia: circa 300 i morti, secondo le testimonianze dei sopravvissuti.
  • 18 aprile 2015 – Il sovraffollamento e le manovre errate sono le cause del naufragio nel canale di Sicilia costato la vita ad almeno 700 persone (ma alcuni testimoni parlano di 900, la tragedia più grave di tutte), solo 28 i superstiti.
  • 5 agosto 2015 – Peschereccio si capovolge vicino alla Libia. A bordo 600 persone, 300 in salvo, recuperati solo 25 cadaveri.
  • 18 aprile 2016 – Naufraga barcone con circa 500 migranti a bordo, quasi tutti dispersi nel Mediterraneo, partito dalla Libia e diretto verso l’Italia.
  • 3 giugno 2016 – In Libia, nella città costiera di Zuwara, la spiaggia si ricopre di corpi di migranti lungo ben 25 chilometri. Sono almeno 117 i corpi ritrovati.
  • 3 novembre 2016 – 239 migranti muoiono in due naufragi al largo della Libia.
  • 23 marzo 2017 – Si temono almeno 240 morti in un doppio naufragio, sulla rotta tra Africa e Spagna.
  • 13 aprile 2017 – Quasi 100 dispersi nell’affondamento di un barcone con 120 migrati a bordo al largo delle coste libiche
  • 7 maggio 2017 – Almeno 113 persone disperse in mare dopo l’affondamento di un gommone al largo di Al Zawiyah. Guardia costiera libica ed alcuni pescatori salvare solo 7 persone.
  • 1 settembre 2018 – Più di 100 morti, tra cui 20 bambini, nel naufragio di due gommoni partiti dalle coste libiche.
  • 19 gennaio 2019 – A bordo di un gommone al largo delle coste di Tripoli c’erano 120 persone. Dopo 11 ore di navigazione hanno imbarcato acqua e hanno cominciato ad affondare e le persone ad affogare. 117 i dispersi, tra cui 10 donne, di cui una incinta, e 2 bambini, di cui uno di 2 mesi.
  • 25 luglio 2019 – 150 i morti del naufragio avvenuto al largo delle coste di Al Khoms, in Libia.

ONU, MORTI NEL MEDITERRANEO PIU’ DI QUANTI SAPPIAMO – “Molte persone muoiono nel Mediterraneo e non sappiamo quante siano realmente”, perché il monitoraggio “non è più affidabile, non ci sono più testimoni”. A lanciare l’allarme è stato nel corso del 2019 l’inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo centrale, Vincent Cochetel, in un’intervista al quotidiano belga ‘Le Soir’, nella quale affronta i punti più dibattuti sulla migrazione. I numeri sugli arrivi dei migranti sono in costante calo, così “abbiamo l’impressione che il problema scompaia, ci culliamo nell’illusione che nessuno lascerà più la Libia, ma il flusso continuerà”, spiega Cochetel. L’offensiva dei Paesi Ue contro le Ong in mare “non dovrebbe nascondere il problema fondamentale: non esiste un accordo su un meccanismo di solidarietà per la ridistribuzione” dei migranti, osserva l’inviato dell’Onu difendendo l’operato delle organizzazioni no-profit. “Il salvataggio in mare è fondamento del diritto internazionale – prosegue – e la loro posizione è giusta: le persone salvate non possono essere rimandate in Libia, non è un posto sicuro”. Un accordo europeo sul ricollocamento dei migranti “è importante e può funzionare solo separando le persone che hanno bisogno di protezione dai migranti economici”, sottolinea Cochetel. Spetta dunque ai governi Ue “accelerare le procedure di asilo e creare un dialogo con i Paesi di provenienza”, anche per “espellere chi non ha bisogno di protezione”, tema su cui gli Stati oggi “hanno ancora molte difficoltà”.