La Repubblica Ceca ha scelto Babis, il populista ‘tycoon dell’est’

Praga – Nelle elezioni parlamentari della Repubblica Ceca, che si sono tenute venerdì 20 e sabato 21 ottobre 2017, ha vinto il movimento Ano 2011, “Azione del cittadino scontento”, di Andrej Babis con il 29,64% e 78 seggi su 200 in Parlamento. Al secondo posto il centrodestra dei Civici democratici (Ods) con l’11,32% e 25 parlamentari. Al terzo posto i Pirati con il 10,79% e 22 seggi. 22 seggi anche agli estremisti del Partito della Libertà e della democrazia (Spd) arrivati al quarto posto con il 10,64%. Seguono i comunisti (Kscm) con il 7,76% e 15 seggi. I socialdemocratici (Cssd) hanno ottenuto il 7,27% e ugualmente 15 parlamentari. Ai popolari Kdu-Csl il 5,8% attribuisce 10 seggi in Parlamento. I conservatori del Top 09 con il 5,31% devono accontentarsi di 7 seggi. Gli ultimi a superare lo sbarramento è il Movimento Sindaci e indipendenti Stan con il 5,18% e 6 seggi. L’affluenza alle urne è stata del 60,84% degli aventi diritto. 

LA TORNATA ELETTORALE – Babis diventa quindi il nuovo premier, nonostante l’accusa di frode all’Ue, il sospetto di collaborazione con la polizia comunista Stb e l’evidente conflitto di interessi. La tornata elettorale segna la totale debacle per i socialdemocratici, che potrebbero uscire dal governo per l’opposizione, lanciando un nuovo flop della sinistra europea. Volano, piazzandosi al secondo posto, i populisti di un partito anti-islam ed euroscettico. Non ha quindi funzionato quel “fronte democratico” invocato prima delle elezioni dal leader di Top 09, Miroslav Kalousek, che aveva invitato tutti i partiti più deboli democratici a fare un fronte anti-Babis. “Ringraziamo tutti gli 1,5 milioni di elettori che ci hanno dato la chance di formare il governo, nonostante la campagna diffamatoria di due anni. È favoloso, abbiamo vinto in tutte le regioni”, ha affermato il magnate. “Siamo un movimento democratico, siamo filoeuropei. Voglio combattere a Bruxelles in favore degli interessi nazionali cechi”, ha rassicurato, sottolineando di voler formare un esecutivi che dia stabilità al paese in tempi brevi.

SONDAGGI PRE-ELETTORALI – Già nelle settimane precedenti al voto non c’erano dubbi: il controverso magnate ed ex ministro delle Finanze Andrej Babis era in netto vantaggio, destinato a espugnare il Paese.  La sua vittoria però è andata oltre le aspettative: secondo i sondaggi diffusi dall’agenzia di stampa ceca Ctk, infatti, Ano era dato al 25% dei consensi. Qualche valutazione sbagliata anche fra le decine di partiti e movimenti candidati: la lotta, dietro al partito populista di Babis, era data tra i Democratici sociali del partito Cssd, dati al 12,5%, e i Comunisti di Kscm, al 10,5%, entrambi fermi invece ben al di sotto del podio e delle aspettative. Meglio delle previsioni, invece, hanno fatto il partito della Democrazia diretta e libera (Spd) (erano dati al 9,5%), i Civici democratici di Ods (dati al 9% e arrivati, invece, secondi), e il partito Pirata ceco (dato al 8,5% e arrivato terzo).

IL PROFILO DI BABIS: EUROSCETTICO E POPULISTA – Babis, controverso imprenditore messo alla porta dal governo uscente per le accuse di frode che lo hanno travolto mentre occupava il dicastero alle finanze, è affidabile per il 30% dei cechi e adesso può diventare premier. E’ contro i migranti islamici, contro l’adozione dell’euro, contro il diktat di Bruxelles. Come il capo di Stato, Milos Zeman. E lo stesso Zeman ha più volte dichiarato di voler dargli la possibilità di formare il governo “anche se fosse stato in carcere”. “Non voglio l’euro, non voglio farmi garante dei debiti greci, delle banche italiane”, aveva dichiarato Babis a giugno al quotidiano economico Hospodarske (Hn). “Non è possibile che Bruxelles ci dica chi deve vivere nel nostro Paese”, aveva detto anche, criticando la politica migratoria. “Dateci il massimo dei voti, in modo che i partiti tradizionali non possano aggirarci”, ha chiesto ai cechi, per poter sconfiggere quel “fronte democratico anti-Babis” composto da Top 09, Cssd, Kdu-Csl e Ods, che evidentemente non ha funzionato. Di origine slovacca, Andrej Babis, è proprietario della holding agrochimico e alimentare Agrofert (oltre 250 imprese), e dal 2013 appartiene a lui anche il gruppo mediatico Mafra, che pubblica i più giornali più letti. In politica nel 2011, con la fondazione dell’Azione dei cittadini scontenti, alle elezioni parlamentari nel 2013 è arrivato secondo, ed è entrato nella coalizione governativa con il Cssd e il Kdu-Csl. Dal 2014 al 2017 Babis è stato vicepremier e ministro delle finanze. A febbraio 2017 i deputati sono riusciti a far passare – nonostante il veto del presidente – la normativa sul conflitto di interessi, la cosiddetta Lex Babis, per garantire l’imparzialità dei politici, ma il magnate aveva già rimediato, intestando le sue proprietà a fondi fiduciari. A maggio scorso Babis è stato sollevato dalle cariche governative dal premier, in seguito a operazioni finanziarie fraudolenti ed è stato travolto dallo scandalo su tentativi di influenzare i suoi media mentre ad agosto è arrivata l’accusa di frode sui finanziamenti Ue.

POSSIBILI COALIZIONI – Non è affatto chiaro, però, con chi possa governare Babis: fino a ieri, il magnate era apparso isolato nello scacchiere politico nazionale. Il suo braccio destro, Jaroslav Faltynek, ha già annunciato di volersi rivolgere in primo luogo ai partner di governo, i socialdemocratici del Cssd e i popolari Kdu-Csl. Anche se il Cssd del premier Bohuslav Sobolka, precipitato al 7,2%, fa parte di coloro che sono stati chiaramente sconfitti. “Abbiamo combattuto, abbiamo perso”, ha ammesso il leader Lubomir Zaoralek, evidentemente deluso. Secondo il ministro dell’interno Milan Chovanec, il Cssd sarebbe disposto a trattare sul nuovo governo con Ano ma senza “politici sotto accusa”, altrimenti è pronto “a consolidarsi nell’opposizione”. Un chiaro veto sul nome di Babis. Secondo l’agenzia Ctk, Ano potrebbe formare una coalizione a due con gli estremisti euroscettici e anti-islamici del Partito della Libertà e della democrazia diretta (Spd) dell’imprenditore ceco giapponese Tomio Okamura (10,68%). Esclusi dalle trattative non sono neanche i Pirati (10,74), o i comunisti non riformati (Kscm) con il 7,8%. Alcune formazioni – come i Civici democratici (Ods), il più forte partito della destra arrivato al secondo posto con l’11% – hanno dichiarato di non essere disposti ad accrdi con Ano.