La missione Sophia è a rischio, Paesi Ue ancora senza intesa sui porti di sbarco

Bruxelles – L’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini lancia l’ultimatum sull’operazione Sophia. “O gli Stati membri trovano una soluzione ad interim” sulla questione dei porti di sbarco dei migranti salvati dalle navi che vi partecipano “o smantelliamo” la missione. E rivendica: “E’ grazie a questa operazione, grazie alla presenza delle navi e degli aerei dell’Unione nel Mediterraneo”, che fanno prevenzione, “che il flusso di migranti in arrivo sulle coste italiane è diminuito dell’85% rispetto al 2017”. Il tempo stringe, e l’allarme del capo della diplomazia europea, dopo mesi di stallo nei negoziati, è del tutto giustificato. Il mandato di Sophia, l’operazione lanciata nel 2015, per contribuire a distruggere il business dei trafficanti di uomini nel Mediterraneo, vigilare sul rispetto dell’embargo alla Libia ed addestrare la Marina e la Guardia costiera libiche scadrà il 31 dicembre, e servono almeno un paio di settimane per i passaggi tecnici del suo rinnovo.

L’attuale piano operativo della missione prevede che tutti i migranti salvati dalle sue navi (circa il 9% del totale di quanti vengono soccorsi, in media, nel Mediterraneo ogni anno) siano sbarcati in Italia, e da quando Roma – l’estate scorsa – ne ha chiesto con forza la modifica, ponendo anche un ultimatum (scaduto a fine agosto) per cercare di imprimere un’accelerazione al processo, la discussione si è totalmente incartata. Tutti i ministri riconoscono il valore e l’efficacia di Sophia, ed in teoria vorrebbero che proseguisse, ma in pratica non riescono a trovare un compromesso sulla destinazione dei migranti salvati. Una buona parte degli Stati – tra questi Francia, Ungheria, Belgio e Croazia – si trincerano dietro la necessità di trovare una soluzione nell’ambito della discussione più ampia sulla gestione dei migranti, che passa attraverso la riforma del regolamento di Dublino, le piattaforme regionali di sbarco ed i centri controllati: tutti dossier in piena impasse. Altri Paesi – come Germania, Spagna e Portogallo – sono disposti a trovare una soluzione temporanea, valida cioè fino a quando tutti i pezzi del puzzle sulla partita europea delle migrazioni non saranno andati al loro posto. Nei mesi Mogherini ha messo un paio di proposte sul tavolo, come base di lavoro, ma per ora è stato un susseguirsi di fumate nere. In mancanza di un compromesso, la Grecia ha avanzato l’idea di una proroga tecnica del mandato attuale. Ma questo sempre che l’Italia sia d’accordo.