La legge di bilancio spaventa la Borsa. Ue, l’Italia rispetti regole. Ma il dialogo resta

Bruxelles – La manovra da 40 miliardi messa in cantiere dal governo gialloverde, quasi tutta in deficit, spaventa i mercati, con lo spread che fa un balzo di oltre 30 punti e tocca i 280 punti e la Borsa che registra ‘profondo rosso’, con un tonfo che in un solo giorno ‘brucia’ 22 miliardi di capitalizzazione. Un esito atteso davanti al quale l’esecutivo ostenta sicurezza perché la manovra porterà più crescita e una volta che saranno svelati “i dettagli”, garantisce il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, “lo spread sarà coerente con i fondamentali della nostra economia”. A Roma non fa paura nemmeno una eventuale bocciatura della Commissione europea. Ma l’aggiornamento del Def con la revisione al rialzo del deficit a 2,4% non lascia più dubbi in Europa sulla direzione presa dall’Italia: non solo sono saltati tutti i patti sui conti pubblici fatti negli anni scorsi con il Governo precedente, ma si sono dissolte nel nulla anche le promesse del ministro Tria degli ultimi mesi. Il più diretto è il vicepresidente Valdis Dombrovskis secondo il quale l’Italia, a una prima vista, non rispetta le regole: “Quello che emerge finora dalla discussione in Italia non sembra in linea col Patto di stabilità. È importante che l’Italia si attenga a politiche di bilancio responsabili per tenere i tassi bassi”. Bruxelles ha ricevuto il guanto di sfida, ma comunque non intende aprire lo scontro: “Non abbiamo interesse a una crisi tra la Commissione e l’Italia”, ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici, che in un’intervista di prima mattina alla tv francese Bfm ha voluto fare il punto sulla situazione italiana per non lasciare dubbi sulla posizione dell’Ue. E’ stato proprio Moscovici a illustrare nel dettaglio che cosa deve aspettarsi ora l’Italia, a quali conseguenze va incontro non rispettando le regole e soprattutto quali rischi corre. La prima considerazione che il francese vuole fare è che “quando un Paese si indebita, si impoverisce”. E ne spiega il motivo: “Se gli italiani continuano a indebitarsi, cosa succede? Il tasso di interesse aumenta, il servizio del debito diventa maggiore. Gli italiani non devono sbagliarsi: ogni euro in più per il debito è un euro in meno per le autostrade, per la scuola, per la giustizia sociale”. Inoltre, rilanciare l’economia quando si è indebitati, “si ritorce sempre contro chi lo fa, ed è sempre il popolo che paga alla fine”. Ora che ha di fronte un Paese che “verosimilmente” peggiorerà il suo deficit strutturale, a differenza della Francia che pure alza il deficit nominale ma migliora il saldo al netto del ciclo e delle una tantum, Bruxelles ha di fronte “diverse risposte”. Escludendo la prima, cioè che i numeri vengano accettati senza rilievi, restano la seconda, cioè aprire un dialogo con Roma per chiedere modifiche specifiche anche in corso d’anno, oppure la terza, cioè rigettarla in toto e chiederne una nuova. “E’ una possibilità che esiste nei nostri testi, e che non si è mai verificata finora”, ha precisato Moscovici lasciando però aperte tutte le opzioni. Inclusa quella delle sanzioni, che scatterebbero se il Governo italiano non cedesse. “Non sono nello spirito da sanzioni, non lo sono mai stato”, ha però chiarito il commissario, intenzionato a far ragionare i gialloverdi. “Farò in modo, nel mio dialogo con le autorità italiane, che l’Italia resti nello spirito comune”, perché “pacta sunt servanda, le regole vanno rispettate, e queste regole non sono stupide: se il debito sale creiamo una situazione instabile”. Un concetto condiviso anche dal vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, che lunedì all’Ecofin in Lussemburgo proverà a convincere Tria del pericolo che corre il Paese lasciando galoppare il suo deficit. Il problema non è solo il giudizio della Commissione Ue, ma anche quello dei partner dell’Eurogruppo che devono validare le decisioni di Bruxelles. E l’Olanda già parla chiaro, con il premier Mark Rutte che si dice “molto preoccupato” dal bilancio italiano. Sul fronte politico, invece, se il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani la definisce una “manovra contro il popolo”, e il presidente dei socialisti e democratici Udo Bullmann giudica il Governo “irresponsabile”, a favore si schierano esponenti della sinistra radicale (Gue) e dei conservatori (Efdd), di cui fa parte il Movimento 5 stelle.

Matteo Salvini, spavaldo, dice che “i mercati se ne faranno una ragione” e che se la Ue boccerà la manovra “tiriamo avanti” lo stesso, mentre Luigi Di Maio, che a sua volta si dice “non preoccupato da spread e mercati”, getta acqua sul fuoco spiegando che nessuno vuole andare allo scontro con Bruxelles e che il debito calerà, grazie alla crescita. Per la legge di Bilancio vera e propria, comunque, c’è ancora quasi un mese di tempo, mentre a 24 ore dal Consiglio dei ministri che ha approvato la nota di aggiornamento al Def il ministro dell’Economia Giovanni Tria non ha ancora espresso alcun commento.

La prima reazione dei mercati mostra però che gli investitori sono poco convinti che una politica così espansiva (27 miliardi di deficit) ma con questo mix di interventi possa rappresentare una garanzia di tenuta dei conti pubblici italiani. Nel venerdì nero di Piazza Affari a soffrire è tutto il listino con il Ftse Mib che lascia sul terreno il 3,72% a 20.711 punti. E a finire sotto tiro sono in particolare i bancari con perdite da capogiro comprese tra il 9,43% di Banco Bpm e il 6,73% di Unicredit. Ma il conto dei timori di maggiori spese e debito lo pagano anche le aziende di Stato, con Poste tra le più bersagliate (-4,28% che la riavvicina ai valori della quotazione). Lo spread tra il Btp e il Bund chiude in rialzo a 267 punti base da 235 punti, col tasso sul decennale che torna, dopo alcuni mesi, sopra il 3% al 3,13%. Un livello che, se si manterrà tale, costerà alle casse dello Stato un esborso già calcolato da diversi istituti in 3-4 miliardi, e che dovrebbe essere a sua volta quantificato nell’aggiornamento del Def.