La crescita dell’Italia rallenta, sale la disoccupazione ed è record precari

Roma – La crescita dell’economia italiana rallenta e si ferma anche la ripresa del mercato del lavoro, dove l’unica voce che continua a macinare aumenti è quella dei contratti a termine. E’ questo il referto sulla prima metà dell’anno che l’Istat consegna prima della pausa estiva e su cui bisognerà far quadrare i conti in vista dell’aggiornamento del Documento di economia e finanza e soprattutto della messa a punto della legge di Bilancio. Un Pil ridimensionato rende, infatti, più stretti i margini di manovra e ancora più dirimente la trattativa con Bruxelles. Intanto i numeri parlano chiaro: il Prodotto interno lordo del secondo trimestre è aumentato solo dello 0,2%, tornando indietro ai ritmi di due anni fa.

E a giugno si sono bruciati quasi 50 mila posti di lavoro, con una perdita concentrata tra quelli fissi, mentre i tempi determinati scavalcano la soglia dei tre milioni, raggiungendo un nuovo record storico. Sale anche il tasso di disoccupazione, che si porta al 10,9% con 60 mila persone in più in cerca di un impiego. Soffrono in particolare i giovani: tra loro i senza lavoro sono al 32,6%, quasi il doppio rispetto alla media dell’eurozona. Certo, il passo indietro era atteso. Sul fronte Pil, gli analisti avevano fiutato una decelerazione congiunturale (dal +0,3% al +0,2%) ma i numeri dell’Istat inchiodano la crescita tendenziale ad appena l’1,1% e quella acquisita per il 2018 allo 0,9%. Tanto che siamo ancora lontani del 5,4% dai picchi pre-crisi.

A questo punto, “a meno di sorprese”, dice l’economista Carlo Cottarelli, “non si andrà oltre una crescita dell’1,0% o dell’1,1%”, ben al disotto del target indicato nell’ultimo Def (+1,5%) e anche delle revisioni al ribasso già svelate da Fmi, Commissione europea o Banca d’Italia. Paradossalmente però, fa notare Cottarelli, in Ue “se cresciamo meno ci viene chiesto anche meno”. Ecco che il dialogo con Bruxelles diventa cruciale. Un confronto che, come ha fatto sapere già il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è stato avviato con l’intento di mettere a punto per il prossimo anno una correzione non troppo penalizzante per un’economia in frenata. Il tutto, è l’obiettivo, senza peggiorare il saldo strutturale.Comunque sia il rallentamento del Pil è un’altra delle variabili da tenere in conto quando si andrà a tirare le fila della manovra, che solo per bloccare l’aumento dell’Iva dovrà stanziare 12,4 miliardi. In questo frangente l’Italia non è neppure aiutata dallo scenario internazionale, scosso della vicenda dazi (l’export tricolore porta infatti il segno meno). Ma anche la domanda interna, rappresentata dai consumi, potrebbe trovare un ostacolo nella ripresa dell’inflazione, anche perché a rialzare la testa sono prima di tutto i prodotti del carrello della spesa (+2,3%).

Per capire quale strada il paese sta imboccando bisognerà aspettare i prossimi mesi. L’economista di Intesa San Paolo, Paolo Mameli, invita alla prudenza: per adesso, spiega, il rallentamento del Pil è ancora “moderato” e “non è tale da mettere a rischio il trend discendente della disoccupazione”. Meno rassicurante la visione di Nomisma, che parla di un mese, quello di giugno, “coperto di nubi”. I sindacati puntano il dito sul deterioramento del mercato del lavoro, un’emergenza per la Cgil che giudica “incomprensibili e contraddittorie le misure del decreto dignità”. Sulla stessa linea la Cisl, che considera necessario “l’abbattimento del cuneo fiscale”, e la Uil, che punta il dito contro la “reintroduzione dei voucher”. Pochi invece i commenti politici ai dati, per il governo prende la parola solo il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon (le cifre sulla disoccupazione “certificano che il Jobs Act voluto dal Pd ha fallito”).