La Commissione Ue dice basta allo ‘shopping facile’ delle aziende estere

Bruxelles – Nel mercato unico europeo vige un grande paradosso: le aziende Ue sono protette dal potere distorsivo degli aiuti di Stato che gli Stati membri possono concedere in base a rigide condizioni, ma le stesse regole le penalizzano di fronte alle concorrenti straniere che prendono aiuti dai loro governi senza nessun controllo. E vengono poi ad operare in Europa. Non è solo alla Cina che pensa la Commissione europea che ora ha deciso di affrontare di petto la questione, ma certamente uno dei rischi da arginare è che le aziende di Pechino, gonfie di sussidi governativi, approfittino della disastrata situazione economica europea per fare shopping nell’Unione.

“Per più di 60 anni le regole sugli aiuti Stato hanno assicurato che i sussidi pubblici non distorcessero la concorrenza. Ma dal momento che l’economia europea è diventata più aperta e connessa al resto del mondo, è diventato chiaro che controllare i sussidi dei governi europei non è abbastanza“, ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. Non si tratta, spiega, di scoraggiare gli investimenti stranieri in Europa, perché sono “un’importante fonte di crescita e occupazione”. Ma bisogna assicurare che le “condizioni di gioco” siano uguali per tutti, e se non è possibile assoggettare le aziende straniere alle regole degli aiuti di Stato europee, bisogna trovare altri strumenti. Per questo la Commissione Ue ha delineato un piano, che ora sottometterà alle capitali e a tutti gli attori economici per avviare una discussione che vorrebbe concludere entro l’autunno. Per poi procedere con la proposta legislativa nel 2021.

L’obiettivo è eliminare la “distorsione della concorrenza”, mettendo in piedi una serie di meccanismi per individuare e mettere paletti alle società che giocano sleale e che, forti dei sussidi esteri, provano a comprare aziende Ue o a vincere appalti europei. Nel suo ‘libro bianco’ la Commissione spiega dove ha rilevato le criticità. “C’è un un numero crescente di casi in cui i sussidi stranieri sembrano aver facilitato l’acquisizione di società europee o distorto decisioni di investimento, operazioni di mercato, politiche dei prezzi, oppure distorto gare d’appalto a detrimento delle aziende non sussidiate”, scrive Bruxelles, che individua tre opzioni per rimediare. La prima serve ad individuare gli effetti anti-concorrenziali dei sussidi stranieri, creando uno strumento generale di controllo del mercato. Potrebbe essere un’autorità nazionale o la Commissione stessa, che agisce su segnalazione. Qualora venisse stabilita l’esistenza di un sussidio estero distorisvo, l’autorità imporrebbe rimedi come pagamenti compensatori o cessione di asset, o obbligo di far usare ai concorrenti le proprie infrastrutture. La seconda opzione ha lo scopo di affrontare in modo specifico le sovvenzioni che facilitano l’acquisizione di società dell’Ue. Le società che beneficiano del sostegno finanziario di un governo non Ue dovrebbero quindi notificare l’operazione all’autorità di vigilanza. La Commissione si propone di ricoprire tale ruolo, che punta ad individuare quei casi in cui il sostegno distorce la transazione, e a porvi rimedio. La terza opzione punta a proteggere gli appalti pubblici: gli offerenti che beneficiano di aiuti extra Ue devono notificarlo all’autorità di supervisione, che può anche escluderli dalla gara. “Il messaggio che vogliamo mandare è: siete i benvenuti in Europa, ma ci sono norme da rispettare”, ha detto il commissario al mercato interno Thierry Breton.