In Europa i tre quarti delle vittime mondiali, ma l’epidemia è a velocità diverse

Roma – Europa a due velocità anche nell’emergenza coronavirus. E non solo perché all’interno dell’Ue non si riesce a trovare unanimità sulle misure da adottare per fronteggiare la crisi economica che seguirà quella sanitaria. L’epicentro della pandemia di Covid-19 resta il Vecchio Continente, qui si sono registrati i tre quarti delle 40.000 vittime mondiali, ma i numeri variano enormemente da un Paese all’altro.

Se l’Italia continua a detenere il triste primato europeo di malati (77.635, con un incremento rispetto a ieri di 2.107) e vittime (12.428, con un aumento rispetto a ieri di 837) ma raggiunge il picco, in Spagna sembra che il nemico invisibile abbia premuto sull’acceleratore. In sole 24 ore sono stati registrati 849 morti – per la prima volta più di quelli italiani in un solo giorno – e quasi 10mila casi, per un totale di 8.189 vittime e 94.417 contagiati. Numeri spaventosi, come le foto pubblicate dal El Pais del mega ospedale da campo allestito nel Palazzo dei Congressi di Madrid. Centinaia di letti, uno accanto all’altro, su cui giacciono i feriti del Covid-19. “Scene di guerra”, titola il quotidiano spagnolo. Il governo di Madrid intanto prova ad intervenire sul fronte economico varando una serie di misure a sostegno dei lavoratori e delle famiglie più deboli. E sottolinea che “crisi sanitaria e crisi economica vanno affrontate insieme”.

Migliaia i contagiati dal Covid-19 anche in Germania, 67.051 per la precisione, ma ‘pochi’ morti: 682, secondo gli ultimi dati della Johns Hopkins. Una percentuale dello 0,72, laddove in Italia si aggira attorno al 10% e in Spagna dell’8%. Da giorni scienziati e analisti di tutto il mondo, incluso l’Oms, indagano sulle ragioni di un tasso di mortalità così basso. Innanzitutto, sostengono, la velocità con cui si effettuano i test. Quando il 28 gennaio è stato individuato in Baviera il paziente 1, impiegato in una fabbrica di automobili che ha due impianti a Wuhan, ci sono voluti solo due giorni per trovare chi lo avesse contagiato, risalire ai suoi contatti, isolare le persone e chiudere tutto. Poi c’è stata la capacità di isolare gli anziani dal virus, tanto che l’età media dei contagiati in Germania – come scrive il New York Times – è di 46 anni, in Italia 63. Infine, la quantità di test effettuati che ha permesso diagnosi precoci e cure efficaci. Ci sono, tuttavia, virologi in Germania che invitano a non cantare vittoria sostenendo che se è vero che nel Paese c’è la più alta quantità di posti in terapia intensiva di tutta Europa, il sistema sanitario tedesco potrebbe ancora non essere stato messo alla prova e l’onda è dietro l’angolo.

Chi, invece, ha già l’acqua alla gola è il Regno Unito, dove i morti per coronavirus si sono impennati: 381 nelle ultime 24 ore, 1.789 totali. Con la Brexit che incombe, poi, il traballante Sistema sanitario nazionale teme di ritrovarsi in ginocchio tanto che il ministro degli Interni ha deciso di estendere di altri 12 mesi il visto a quei medici e infermieri immigrati (sono quasi 3.000) in scadenza al primo ottobre. In un continente in trincea contro il coronavirus c’è però un Paese che continua a restare neutrale: la Svezia. Nonostante i suoi 4.500 casi e i 180 morti, il governo di Stoccolma continua a tener aperti bar, ristoranti, locali notturni e scuole. Una politica del ‘laissez-faire’ che ha una lunga tradizione.