Il rischio del ritorno delle frontiere

Bruxelles – Un effetto evidente della crisi migratoria e delle sue conseguenze è stato il ritorno temporaneo dei controlli alle frontiere interne in alcuni Stati dell’Unione europea. Tali controlli sono ancora in vigore, ma la Commissione ha chiarito più volte che è sua intenzione tornare il prima possibile alla normalità (inizialmente sperava entro dicembre 2016). Condizione essenziale perché questo avvenga, però, è il rafforzamento delle frontiere esterne dell’Ue.

Per questo, nel dicembre scorso è diventato operativo il team di intervento rapido delle guardie di frontiera e guardacoste europee, e l’esecutivo comunitario ha proposto di rafforzare la banca dati di Schengen per fronteggiare meglio terrorismo e rimpatri dei migranti, mentre si sta lavorando anche alla creazione di un sistema europeo di informazioni e autorizzazione di viaggio (Etias), la cui entrata in vigore è prevista per il 2020. Il 16 febbraio il Parlamento europeo ha approvato la modifica al Codice frontiere Schengen con l’obiettivo di migliorare la lotta al fenomeno dei foreign fighter attraverso controlli sistematici alle frontiere esterne.