Il nuovo governo Conte, a firma M5S-Lega: 18 ministri, di cui 5 donne

Roma – Con Giuseppe Conte presidente del Consiglio e Giovanni Tria ministro dell’Economia, è nato il governo di Movimento Cinque Stelle e Lega. A quasi tre mesi dalle elezioni e a un passo dal ritorno alle urne. Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno siglato l’accordo al termine di un lungo faccia a faccia alla Camera. A sbloccare l’impasse è soprattutto un cambio di ruolo di Paolo Savona, il professore anti-euro cui Sergio Mattarella aveva negato l’Economia: avrà la delega alle Politiche europee. “E’ stato raggiunto l’accordo per un governo politico M5s-Lega”, recita una nota di Di Maio e Salvini alle 7 di giovedì 31 maggio. Dopo pochi minuti Carlo Cottarelli, cui il presidente della Repubblica aveva affidato l’incarico di formare un esecutivo “neutrale” per portare al voto anticipato, è salito al Quirinale a rimettere il mandato. “E’ stato un grande onore servire il Paese anche se per poco. Un governo politico è di gran lunga la migliore soluzione anche per l’incertezza che deriverebbe dalle elezioni”, ha dichiarato ringraziando i potenziali ministri del suo governo. Mattarella lo ha ringraziato “per il senso delle istituzioni”.

Governo politico, dunque. Un governo giallo-verde. Con 17 ministri, tra cui Di Maio e Salvini. E due professori a Palazzo Chigi e via XX Settembre. Nasce con il voto in Parlamento di M5s e Lega. Dice “No” Forza Italia, che annuncia “battaglia per i cittadini”. E annunciano un’opposizione dura Partito democratico e Liberi e uguali: “Costruiremo l’alternativa – dice Maurizio Martina – al governo populista e di destra che ha un programma pericoloso, estremista, antieuropeo e iniquo”. Fratelli d’Italia, che era disponibile al “Sì” alla fiducia, sceglie la linea dell’astensione. “Per patriottismo – dichiara Giorgia Meloni – diamo una mano perché l’Italia è sotto attacco e non ci possiamo permettere il voto a luglio”. E’ questo un passaggio chiave per la nascita del governo: M5s era infatti contrario a dare ministeri al partito di Meloni e solo lo stop di Salvini all’alleata sblocca l’intesa, nella lunga trattativa finale tra M5s e Lega. A riaprire i giochi è stata mercoledì sera la disponibilità data da Di Maio al Quirinale a spostare Savona dall’Economia a un altro ministero. Salvini si è preso una notte di riflessione. Poi ha interrotto la sua campagna elettorale per le comunali e nella mattina di giovedì è tornato a Roma. Dopo un incontro con Meloni a Montecitorio, si è riunito in conclave con Di Maio per comporre il rebus finale dei ministeri. Intanto li ha raggiunti Conte, arrivato in treno da Firenze. Alle 19, la fumata bianca.

18 ministri, di cui 5 donne. Ecco la squadra del nuovo governo M5S-Lega:

  • Presidente del Consiglio: Giuseppe Conte
    Nella prima, ma anche nella seconda Repubblica, non pochi politici sono saliti più volte al Quirinale per poi guidare un governo. Giuseppe Conte stasera stabilisce un record difficilmente superabile: essere chiamato due volte, a distanza di pochi giorni (otto), per ricevere dal presidente della Repubblica l’incarico di formare un esecutivo, il tutto dopo un’unica tornata elettorale e una ‘gestazione’ durata 88 giorni. E se il primo tentativo si è arenato sul nome di un ministro, quello di Paolo Savona all’Economia, questa volta la lista dei ministri è pronta. Il professor Conte, laureato a Roma, docente di diritto privato alla facoltà di Giurisprudenza a Firenze, fino a quindici giorni fa era un bravo avvocato (con un importante studio a Roma) e, per molti suoi studenti, anche un ottimo docente, capace di avere un buon rapporto con molti di loro dopo gli esami. Fuori da questi ambiti pochi lo conoscevano. Ha dichiarato di aver votato a sinistra ma nell’autunno scorso, l’amicizia con Alfonso Bonafede lo ha portato ad avvicinarsi a Luigi Di Maio con il quale ha collaborato anche alla stesura di una parte del programma elettorale del Movimento 5 stelle. Da qui ad essere prima indicato come possibile ministro, “per spirito di servizio”, poi come premier, il passo è stato breve.
  • Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Giancarlo Giorgetti
    E’ stato l’uomo macchina della Lega Nord di Umberto Bossi ed è il braccio destro di Matteo Salvini e il “Gianni Letta” della Lega versione governo: Giancarlo Giorgetti, il nuovo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo targato Giuseppe Conte, è stato uno dei protagonisti della trattativa che ha portato all’esecutivo giallo-verde. Giorgetti nasce nella provincia di Varese nel 1966 ed ha una biografia da self made man: dopo il diploma da perito aziendale si laurea alla Bocconi e diventa commercialista e revisore contabile. Ma è l’attività politica, targata Lega Nord, a coinvolgerlo già prima dei 30 anni. Entra in Parlamento nel 1996 e non vi esce più. E’, dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2013, presidente della commissione Bilancio della Camera. Schivo, riflessivo, pontiere nato, Giorgetti si occupa da decenni dei rapporti della Lega con gli altri partiti ma ne è anche un po’ l’ambasciatore presso le più alte istituzioni e le sedi diplomatiche stranieri, facendo da contraltare, in questi ultimi anni, a ben più impulsivo Salvini. Nel 2013, tra l’altro, viene nominato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano membro del Gruppo dei Saggi. Diversi i provvedimenti in cui c’è stata la sua impronta, dalla legge 40 sulla procreazione assistita alla manovra economica varata nella convulsa estate del 2011. Spostato con Laura Ferrari è tifoso della squadra di calcio inglese Southampton, di cui mostra orgogliosamente nel suo studio alla Camera.

Ministri con portafoglio

  • Ministro degli Interni: Matteo Salvini (vicepremier)
    I suoi sostenitori lo chiamano “il Capitano”, con la sua vis oratoria e le sue celebri felpe ha preso la guida della Lega nel 2013, quando era al minimo storico del 4 per cento, per portarla all’attuale 25%. Matteo Salvini, milanese e milanista doc, 44 anni, è il leader politico italiano più popolare nelle reti social: su Facebook è seguito da oltre 2 milioni di fan, 740 mila followers su twitter. Iscritto giovanissimo alla Lega di Bossi, alla guida dei giovani padani, frequenta anche il Centro Sociale Leoncavallo. Giornalista professionista, nella “Padania” e a “Radio Padania Libera”, sposato e poi divorziato, ha un figlio quindicenne. Oggi fidanzato con la presentatrice tv Elisa Isoardi. Tre mandati all’Europarlamento, uno alla Camera, il 4 marzo è stato eletto senatore. In pochi mesi ha ‘rottamato’ il padre padrone del partito Umberto Bossi, cancellando la parola “nord” dal partito e abbandonando la vecchia stella polare del federalismo per abbracciare l’onda sovranista e populista, in sintonia con il Front National di Marine Le Pen e con il premier ungherese Viktor Orban. Grande estimatore di Vladimir Putin, i suoi slogan più gettonati “prima gli italiani”, “la ruspa”, entrati ormai nel linguaggio della politica italiana. Stakanovista della piazza, i suoi bersagli preferiti sono gli immigrati irregolari, le banche, i burocrati di Bruxelles, la grande finanza, Soros, l’Ue dei vincoli esterni. Unico in Italia ad aver tifato per la vittoria di Donald Trump, è stato anche il primo leader ad essere convocato, dopo le elezioni, dall’ambasciatore Usa a Roma.
  • Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico: Luigi Di Maio (vicepremier)
    Da giovanissimo vicepresidente della Camera – a 25 anni – a vicepremier ‘baby’ e superministro del Lavoro-Welfare, a 31 anni. Luigi Di Maio macina record da predestinato della politica e, pur avendo rinunciato al sogno di fare il presidente del Consiglio – nonostante “gli undici milioni di voti” sempre rivendicati – è uno dei cardini del nuovo governo. Con Matteo Salvini, l’uomo forte della nuova maggioranza giallo-verde. Napoletano, famiglia residente a Pomigliano d’Arco, un tempo città della Fiat, ma nato ad Avellino il 6 luglio 1986, il capo politico del M5s (carica di fatto creata per lui) ha preso la guida del Movimento a settembre del 2017, dopo alcuni anni da dioscuro pentastellato con Alessandro Di Battista. Quasi due rockstar, anche sui social. Mentre ‘Diba’ interpreta l’ala movimentista e barricadera, Di Maio é l’istituzionale, sempre in completo scuro e cravatta, capelli dal taglio perfetto. Figlio di un dirigente del Msi e di An, dedito alla politica fin dai tempi della scuola – liceo classico – poi iscritto a Ingegneria e a Giurisprudenza, senza laurearsi, ‘Giggino’ ha lavorato come steward allo stadio del Napoli e come webmaster. Giornalista pubblicista (nonostante le scivolate sull’uso del congiuntivo), nel 2007 apre il meetup M5S di Pomigliano e inizia un’ascesa che lo porta in Parlamento nel 2013 e oggi al governo. Tra i momenti difficili per Di Maio l’affaire della mail che lo avvisava dell’indagine giudiziaria sull’assessore Paola Muraro della giunta Raggi a Roma, da lui sottovalutata e per la quale chiese pubblicamente scusa.
  • Ministro dell’Economia: Giovanni Tria
    “Non ha ragione chi invoca l’uscita dall’euro senza se e senza ma come panacea di tutti i mali”, ma non ha ragione neppure “chi sostiene che l’euro è irreversibile. Bisogna cercare soluzioni condivise e cambiare insieme perché uscire dall’euro da soli significa pagare solo costi senza benefici”. Con queste parole Giovanni Tria affidava il suo ‘pensiero europeo’ a un intervento scritto lo scorso anno sul Sole 24 Ore a quattro mani con Renato Brunetta. Il profilo del nuovo responsabile di Via XX Settembre, attuale preside della facoltà di Economia di Tor Vergata, si rivela dunque conciliante rispetto a uno dei nodi che maggiormente sono stati fonte di preoccupazione dell’opinione pubblica e del Capo dello Stato, ovvero il rapporto tra l’Italia e l’euro, ma decisamente più estremo quando si toccano problemi quali ad esempio quello fiscale e dell’Iva in particolare. Romano, classe 1948, Tria, forte di un esordio con laurea in giurisprudenza alla Sapienza nel 1971 a cui hanno fatto seguito più di 35 anni di esperienza accademica e professionale nel mondo dell’economia, ha detto la sua su alcuni dei cavalli di battaglia della coalizione Lega-M5S. Uno di questi la Flat tax, obiettivo perseguibile a suo parere eventualmente anche passando per l’aumento dell’Iva. Proprio a proposito dell’introduzione della flat tax, Tria ricorda in un articolo su Formiche.net che la scommessa, secondo i sostenitori della riforma, è che essa porti ad effetti benefici sulla crescita e quindi generi quel gettito fiscale aggiuntivo che dovrebbe compensare almeno in parte anche il costo iniziale della riduzione delle aliquote. “Tuttavia sarebbe preferibile – è il suo punto di vista – contare meno sulle scommesse e far partire la riforma con un livello di aliquota o di aliquote, che consenta in via transitoria di minimizzare la perdita di gettito, per poi ridurle una volta assicurati gli effetti sulla crescita. Inoltre – incalza – non si vede perche non si debba far scattare le clausole di salvaguardia di aumento dell’Iva per finanziare parte consistente dell’operazione”. Durante la sua lunga carriera accademica e professionale ha spaziato tra sviluppo, ciclo economico e crescita, investimenti pubblici e ruolo della governance. Un corposo CV che lo vede tra l’altro presidente della scuola nazionale dell’ amministrazione, membro della Società economia italiana, membro dell’American Economic Association, professore di Politica Economica a Tor Vergata, delegato del governo italiano nel Board of directors dell’Ilo (International Labour Office).
  • Ministro degli Esteri: Enzo Moavero Milanesi
    Un europeista come lui alla guida della diplomazia, quasi un ‘intruso’ nel nuovo governo giallo-verde, rappresenta senz’altro una garanzia per Bruxelles, così come voleva Mattarella: già tra il 2011 ed il 2014, con l’Italia messa all’angolo dall’Unione, Moavero giocò in prima persona – come responsabile degli Affari europei del Governo di Mario Monti prima e quello di Enrico Letta poi – una partita complicatissima per riportare il Paese a pieno titolo sui tavoli bruxellesi. Il suo nome era stato incasellato sia nel primo tentativo di governo M5S-Lega che nell’esecutivo tecnico di Cottarelli proprio agli Affari europei, ma alla fine gli equilibrismi tra le indicazioni dei partiti e i paletti del Quirinale lo hanno portato al ministero degli Esteri. Capo di gabinetto dei commissari europei Filippo Maria Pandolfi e Mario Monti a Bruxelles e consigliere a Palazzo Chigi di Amato e Ciampi nel 1992-1994, Moavero è un esperto di mercato e concorrenza, con una vita trascorsa tra Roma e Bruxelles, dedicata all’Europa e al diritto internazionale. Anche negli ultimi anni non ha smesso di lavorare per il governo: nel 2017 è stato chiamato da Gentiloni a svolgere il ruolo di consigliere di Palazzo Chigi per la promozione di Milano come sede dell’Ema. 64 anni, sposato e padre di tre figli, Moavero all’inizio della carriera è a Yale, dopo la laurea in legge alla Sapienza nel 1977. Poi la specializzazione al College de France di Bruges in diritto comunitario e quella in diritto internazionale alla University of Texas di Dallas. Nel 1993, a meno di 30 anni, approda come funzionario alla direzione generale della Concorrenza della commissione dell’allora CE. Nel 1995 l’incontro con Monti: il commissario per il Mercato interno, appena nominato, lo chiama a capo del suo gabinetto. Per poi portarlo con sé anche quando assume la guida della Concorrenza. Nel 2002 Moavero viene nominato segretario generale aggiunto della Commissione. Dal 2005 al 2006 è direttore generale dell’Ufficio dei consiglieri per le politiche europee della Commissione, per poi giurare a Lussemburgo come giudice del Tribunale di primo grado della Corte di Giustizia Ue. I Moavero discendono dai Bocconi. Ovvero da quella famiglia che, partendo da Cavenago, fondò a Milano prima la Rinascente e poi l’omonima Università.
  • Ministro della Difesa: Elisabetta Trenta
    Esperta analista sui temi della difesa e della sicurezza, esperienze in teatri caldi come l’Iraq, il Libano e la Libia, una laurea in Scienze politiche con indirizzo economico, due master e la passione per la salsa e il tango Argentino. E’ il curriculum di Elisabetta Trenta, 51 anni tra una settimana, nuovo ministro della Difesa. Capitano della riserva selezionata del corpo di amministrazione e commissario dell’Esercito, la neo titolare di via XX Settembre parla quattro lingue – italiano, inglese, francese e russo – e conosce bene il mondo della Difesa: tra il 2005 e il 2006 è stata sia consigliere per la missione ‘Antica Babilonia 9’ per il ministero della Difesa, sia ‘esperto senior’ nella Task force Iraq, a Nassirya, per la Farnesina. Ma non solo: nel 2009 è stata richiamata in servizio come capitano della Riserva nella missione Unifil in Libano e nel 2012 ha coordinato un progetto in Libia per la riduzione degli armamenti illegali. E’ inoltre vicedirettore del master in Intelligence e sicurezza della Link Campus University, e ha collaborato con il Centro militare di studi strategici (Cemiss) per il quale ha curato la ricerca “Le guerre per procura”. Trenta, stando al suo curriculum, è impegnata nel sociale attraverso due associazioni di cui è vicepresidente: ‘I bambini di Nassiriya Onlus’, che realizza progetti in Iraq, e il ‘Flauto Magico’. Tra le sue “capacità e competenze artistiche” il ministro cita la musica, la chitarra e l’organo. E poi aggiunge: “Amo la danza: ho studiato per molti anni danza classica e praticato la salsa e il tango argentino. Studio e danzo i balli popolari italiani e amo la scrittura giornalistica”. “Le sfide nel settore della sicurezza oggi chiamano in causa il ruolo contemporaneo di attori sia civili, pubblici e privati, sia militari, ed è sempre più necessario creare sinergie operative e collaborazioni istituzionali al servizio dello Stato – ha scritto nella ricerca ‘L’utilizzo duale delle capacità della Difesa per scopi non militari’ pubblicata sul sito della Difesa – Dalla sistematizzazione di tali collaborazioni, oggi frammentarie, possono derivare sinergie operative, riduzione delle duplicazioni di ruoli e, quindi, risparmi per il bilancio statale, a vantaggio di migliori e più efficienti servizi per la collettività”.
  • Ministro della Giustizia: Alfonso Bonafede
    Siciliano di nascita, toscano di adozione, il deputato del M5s Alfonso Bonafede è uno dei parlamentari più fidati e vicini al capo politico del MoVimento, Luigi Di Maio. E’ soprannominato per questo il ‘mister Wolf’ a 5 Stelle. Ha fatto parte del direttorio politico M5s nella scorsa legislatura e, una volta, sciolto l’organismo, ha seguito le complicate vicende del Campidoglio fungendo da interfaccia sia con i parlamentari sia con Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Avvocato, è nato a Mazara del Vallo il 2 luglio del 1976, ma dal 1995 abita a Firenze dove si è laureato in Giurisprudenza e dove è rimasto collaboratore come cultore di Diritto Privato e dove ha conosciuto Giuseppe Conte, docente di privato nello stesso ateneo. E’ stato Bonafede ad avvicinare Conte al M5s. Nel 2006 ha conseguito il dottorato di ricerca presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa. E dallo stesso anno è avvocato presso il Foro di Firenze con uno studio autonomo. L’attività politica la inizia nel 2006 quando entra a far parte del gruppo degli ‘Amici di Beppe Grillo’ del Meet-up di Firenze. Tre anni dopo si candida alle comunali di Firenze contro Matteo Renzi, racimolando solo l’1,8%. Candidato come capolista alla Camera per M5s nella circoscrizione Toscana come “più votato” alle parlamentarie on line, ha preso 227 voti su un totale di 1.300 in tutta la regione. Alle politiche del 2013 entra in parlamento come deputato. Per tutta la legislatura ricopre il ruolo di vice presidente della commissione Giustizia. Da deputato, si fa promotore di una legge sulla class action che approvata alla Camera è poi sfumata al Senato. Nel 2016 insieme a Riccardo Fraccaro e Giancarlo Cancelleri entra a far parte del gruppo di coordinamento e supporto dei comuni governati dai Cinquestelle costituito da Di Maio, allora responsabile degli enti locali del Movimento, occupandosi del centro e della Sardegna e poi puntando i riflettori anche su Roma. E’ inoltre responsabile della funzione ‘Scudo della Rete’ nella piattaforma Rousseau. Alle elezioni del marzo 2018, nuovamente candidato alla Camera nel collegio uninominale di Firenze-Novoli-Peretola, viene presentato da Di Maio come guardasigilli dell’eventuale governo M5S. Ha dichiarato: ‘La riforma delle intercettazioni è una follia. La prescrizione? Servono più magistrati’. E ancora: ‘Serve un nuovo piano carceri’.
  • Ministro all’Agricoltura e al Turismo: Gian Marco Centinaio
    Capogruppo della Lega al Senato, Gian Marco Centinaio, ministro dell’Agricoltura del governo Conte, è nato a Pavia il 31 ottobre 1971. Lombardo doc, si è laureato nel 1999 in Scienze politiche con indirizzo economico-territoriale all’Università di Pavia. ‘Leghista fin dal primo vagito e con la passione per la politica nel sangue, già tesserato a 19 anni diventando militante nel 1994’, scrive di se stesso. La sua carriera istituzionale inizia nel 1993 come presidente del Comitato di quartiere Città Giardino, poi come consigliere comunale di Pavia fino al 2009, quando viene eletto vicesindaco e assessore alla Cultura. Dal 1999 al 2005 è segretario cittadino della Lega di Pavia e poi componente del direttivo cittadino. Approda a Palazzo Madama dopo le Politiche del 2013 diventando senatore della Lega. Da luglio 2014 è capogruppo al Senato e mantiene lo stesso incarico dopo il voto del 4 marzo.
  • Ministro dei Trasporti e Infrastrutture: Danilo Toninelli
    Dna a ‘5 Stelle’ per un profilo strettamente politico: Danilo Toninelli, classe 1974, nato a Soresina in provincia di Cremona, liceo scientifico a Manerbio e laurea in Giurisprudenza a Brescia, residente a Castelleone, approda alla guida del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con una mossa dell’ultim’ora dopo un percorso personale tutto di crescita nel M5s. Parlamentare al secondo mandato, nella precedente legislatura è stato membro della Giunta per il regolamento, e l’uomo chiave dei Cinque Stelle in commissione Affari costituzionali di Montecitorio, di cui è stato vicepresidente. “Posso dire orgogliosamente di aver partecipato in prima linea, prima in Commissione e in Aula e poi tra la gente e nelle piazze, alla battaglia contro la riforma Renzi-Boschi e alla storica e fondamentale vittoria del 4 dicembre”, dice di quell’esperienza presentando se stesso sulla piattaforma Rosseau proponendosi per la candidatura al Senato. Eletto quest’anno in Lombardia passa al Senato dove è oggi il capogruppo del M5s. Ed è per questo ruolo che nelle ultime settimane ha affiancato Luigi Di Maio nelle consultazioni al Quirinale per la formazione del nuovo governo. Dal 1999 al 2001 ufficiale di complemento dell’Arma dei Carabinieri a Torino, poi ispettore tecnico assicurativo dal 2002 al 2013 a Bergamo e Brescia, passa alla carriera politica aderendo al Movimento 5 Stelle: attivista dal 2009 fonda il gruppo cremasco. Sposato, due figli, prima di approdare in Parlamento si era già candidato due volte nella sua regione senza essere eletto: alle regionali della Lombardia nel 2010 come consigliere per la Provincia di Cremona, ed alle amministrative 2012 come consigliere comunale a Crema. “Non ho ambizioni personali” ma “ovviamente io sono sempre a disposizione” ha risposto nei giorni scorsi a chi gli ha chiesto se era in corsa per un posto da ministro del nuovo Governo Lega-M5s.
  • Ministro dell’Istruzione: Marco Bussetti
    All’Istruzione arriva Marco Bussetti, dopo che per giorni erano circolati altri nomi per il ministero di Viale Trastevere. Nato il 28 maggio 1962, ha un passato da insegnante di educazione fisica e da allenatore di basket, e conosce bene il mondo della ‘burocrazia’ scolastica. Attualmente, dal 2015, è responsabile dell’ambito X (Milano) dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia; in precedenza, fino al 2011, era stato in servizio presso l’istituto comprensivo di Corbetta fino al 2011, per poi passare in vari uffici periferici. Come si evince dal curriculum reperibile on line sul sito del Miur, ha conseguito con 110 e lode la laurea specialistica magistrale in scienze motorie presso l’Università “Cattolica” di Milano. Ha un diploma Universitario preso presso l’Isef statale di Milano e detiene un titolo polivalente di specializzazione per soggetti portatori di handicap. Ha inoltre un diploma di specializzazione conseguito al corso “Il Dirigente pubblico a la gestione del personale: gli strumenti giuridici e manageriali” svoltosi a Bologna presso la Ssna nel 2012/2013. Il curriculum riporta poi una lista di pubblicazioni – libri e dvd – che riguardano, tra l’altro, il tema dell’educazione sostenibile, la promozione sportiva e le prospettive in quest’ambito della scuola italiana, la danza e gli sport di squadra nella scuola. Ha ricoperto diversi incarichi di insegnamento presso l’Università degli Studi di Milano, per il Master Universitario “Sport Management, Marketing and Sociology”; all’Università Cattolica “Sacro Cuore” di Milano; presso l’Università dell’Insubria di Varese, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Corso di Laurea in Scienze Motorie. Nel curriculum, Bussetti ammette una conoscenza ‘sufficiente’ di inglese e francese parlati e scritti.
  • Ministro ai Beni Culturali: Alberto Bonisoli
    Design, moda e formazione. Sono le competenze del padano Alberto Bonisoli, l’uomo indicato dal premier Giuseppe Conte per la guida del ministero di Beni culturali e turismo. Bocconiano, classe 1961, il ministro che succederà a Dario Franceschini nella tutela, la gestione e la promozione del patrimonio culturale italiano, ma a sorpresa – almeno per ora- anche delle politiche per il turismo (il ministero che M5S avrebbe voluto scorporare) e’ attualmente a capo della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, istituzione privata presente in 80 paesi che dal 1980 si occupa in Italia di moda, grafica e design, e presidente della rete delle Scuole di Moda. Sposato e padre di due figlie, ha detto nelle scorse settimane di avvertire l’incarico di ministro “come una sfida complessa che affronto mettendo a servizio le mie competenze e mettendo in gioco quello che sono”. A lungo professore di Innovation Management alla Bocconi, Bonisoli non sembra essersi mai occupato in particolare di patrimonio culturale, interessato piuttosto ai temi della formazione e dell’insegnamento, sua dichiarata “passione”, per i quali vanta collaborazioni nazionali ed internazionali, in particolare con l’Unione Europea e il Miur. Un profilo manageriale, orientato in particolare sulle tematiche della innovazione dello sviluppo, aperto ad una collaborazione tra “le capacita’ del pubblico e le potenzialita’ del privato”. Già nelle scorse settimane, dopo la sua designazione in campagna elettorale della squadra di governo Cinque Stelle, ha però anticipato alcune delle sue priorità. Tra queste “portare gli investimenti per il patrimonio culturale almeno all’1 per cento del pil, se non oltre” attraverso azioni per “la tutela, la digitalizzazione del patrimonio e cultura diffusa sul territorio, in particolare nelle periferie”. Per il turismo, “Cenerentola nei passati governi” pensa ad una “promozione più forte all’estero” e ad un maggiore “coordinamento centrale”, puntando “su turismo di qualità”, ma anche sulla “accoglienza degli studenti stranieri, che poi tornando in patria sono i nostri migliori ambasciatori”. Cultura e turismo, dice, “Saranno in futuro i principali datori di lavoro, per questo bisogna puntare sulla formazione e valorizzare in particolare l’alta formazione artistico musicale”.
  • Ministro all’Ambiente: Sergio Costa
    Nato a Napoli nel 1959. Si è laureato in Scienze Agrarie, con un master in Diritto dell’ambiente. Entrato nel Corpo Forestale, ne è diventato comandante regionale in Campania. Ed è in questo ruolo che all’inizio del Duemila ha guidato la sua indagine più famosa: quella sui rifiuti tossici interrati dal clan dei Casalesi nella cosiddetta Terra dei Fuochi, la piana agricola del Casertano al confine con Napoli. Sposato, due figli, Costa si è occupato anche delle discariche abusive nel Parco del Vesuvio e ha condotto indagini sul traffico internazionale dei rifiuti, in collaborazione con la Direzione nazionale antimafia. Nel 2017, quando la Forestale è stata accorpata ai Carabinieri, è diventato generale di brigata dell’Arma. Oggi vive a Napoli. Sul suo tavolo il neo-ministro troverà due dossier particolarmente scottanti, per i quali l’Italia è stata deferita dalla Commissione europea alla Corte di Giustizia: i continui sforamenti dei limiti per l’inquinamento atmosferico, in particolare per le polveri sottili Pm10, e il deposito unico nazionale delle scorie nucleari. L’Italia è tenuta a farlo dalle norme europee, ma i vari governi non hanno mai osato affrontare l’argomento, a causa delle prevedibili proteste popolari. Il ministero dell’Ambiente ha poi voce in capitolo su tutte le grandi opere, con le Valutazioni di impatto ambientale (Via), senza le quali i cantieri non vanno avanti. Si pensi a Tav, Tap, Terzo Valico, Mose e tante altre.
  • Ministro della Salute: Giulia Grillo
    42enne siciliana, medico anatomopatoloco, attualmente capogruppo alla Camera del M5s, è la nuova ministra della Salute nel governo M5s-Lega. Nata a Catania il 30 maggio del 1975, laureata in medicina e chirurgia con specializzazione in medicina legale, è un’attivista della prima ora del MoVimento, arrivata in Parlamento per la prima volta alle elezioni del 2013. Nella precedente legislatura è stata vice capogruppo e capogruppo alla Camera e capogruppo nella commissione Affari Sociali. Grillo di cognome, ma senza alcun rapporto di parentela con il fondatore del MoVimento, nella 17ma legislatura ha fatto approvare 3 mozioni a sua prima firma su governance farmaceutica, sblocco del turn-over del personale sanitario, revisione della disciplina sull’intramoenia e governo delle liste d’attesa. Inoltre, ha depositato 4 proposte di legge e 213 atti di indirizzo e controllo alla Camera. Tra le sue battaglie quella per il giusto prezzo dei farmaci innovativi. La scelta di iscriversi al meetup grillino di Catania risale al 2006, da allora è stata in prima fila nella lotta contro le trivellazioni in Val di Noto, come in quella contro le privatizzazioni dell’acqua pubblica nel ragusano, fino alla nascita del comitato Addio Pizzo di Catania. Candidata alle regionali siciliane del 2008 e a Montecitorio nel 2013, per quanto riguarda le politiche sanitarie, ha ‘ambiziosi intenti’, come dichiarava sulla piattaforma Rousseau: ‘Ridurre le disuguaglianze di cura e assistenza fra cittadini’ e lavorare per una sanità pubblica ‘giusta, efficiente e accessibile attraverso un adeguato finanziamento, una seria programmazione, una revisione della governance farmaceutica, un potenziamento dell’assistenza territoriale, un adeguato piano assunzioni e un aggiornamento dei corsi di Laura e formazione’.

Ministri senza portafoglio:

  • Ministro della Pubblica Amministrazione: Giulia Bongiorno
    Avvocato dei vip, parlamentare da sempre schierata con il centro-destra, ma anche nota per le sue battaglie a favore delle donne, con la fondazione Doppia difesa cui ha dato vita con Michelle Hunziker. Ha un curriculum di peso Giulia Bongiorno, 52 anni, palermitana, indicata come ministro della Pubblica Amministrazione nel governo Conte. La sua popolarità è cominciata nel 1995 quando il principe del Foro Franco Coppi, impegnato su troppi fronti, le chiese di occuparsi in prima persona della difesa di Giulio Andreotti, che era accusato di collusione con la mafia e dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli. Un’esperienza che le ha cambiato la vita come lei stessa ha raccontato in un libro. Da allora è stato un susseguirsi di incarichi difensivi prestigiosi, spesso in vicende giudiziarie dal forte impatto mediatico. Ha assistito società multinazionali, importanti imprese italiane e personaggi pubblici. Qualche nome tra i tanti: Pierfrancesco Pacini Battaglia, il “banchiere un gradino sotto Dio”, il finanziere Sergio Cragnotti, Vittorio Emanuele di Savoia. Innumerevoli gli incarichi nel campo della giustizia sportiva: tra i suoi tanti assistiti, i calciatori Cristiano Doni, Stefano Bettarini, Francesco Totti e Antonio Conte, allora allenatore della Juventus, club del quale Bongiorno è componente del Consiglio di amministrazione. Ha difeso anche Raffaele Sollecito nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher. Entrata in Parlamento nel 2006 con Alleanza nazionale, e riconfermata in seguito con il Pdl, è stata per diversi anni presidente della Commissione Giustizia della Camera. E’ stata eletta senatrice a marzo con la Lega. “Sarebbe un ottimo ministro della Giustizia in un governo del centrodestra” aveva detto di lei diversi mesi fa Matteo Salvini. “Se mi piacerebbe fare il Guardasigilli? Non spargiamo voci, non lo farò”, si era schermita lei, decisa comunque a impegnarsi nel nuovo Parlamento per la revisione della legge sulla legittima difesa, “che è ridicola, al limite della barzelletta”.
  • Ministro agli Affari Europei: Paolo Savona
    Laureato in Economia nel 1961, specializzato al Mit di Boston, entrato nell’ufficio studi della Banca d’Italia, direttore generale di Confindustria e tra i fondatori dell’università romana dell’associazione degli imprenditori Luiss, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, di Impregilo, di Gemina, degli Aeroporti di Roma e, prima degli scandali, del Consorzio Venezia Nuova (la società che si occupa della costruzione del MOSE). Paolo Savona, approdato alla guida del ministero degli Affari Europei dopo lo stop sul ministero dell’Economia, sembra un perfetto uomo della Prima Repubblica che ha attraversato di gran carriera la Seconda e ricoprirà ora un ruolo chiave in quella che Luigi Di Maio vorrebbe come la Terza. Il suo principale incarico politico è stato quello rivestito tra il 1993 e il 1994 come ministro dell’Industria, del commercio e dell’artigianato durante il governo tecnico di Carlo Azeglio Ciampi, anche se tra 2005 e 2006 Savona è stato anche capo del Dipartimento per le Politiche Comunitarie della presidenza del Consiglio dei ministri e coordinatore del Comitato Tecnico per la Strategia di Lisbona durante il governo Berlusconi. I dubbi sul suo profilo sono stati legati alle tesi sull’Europa, decisamente anti-tedesche e contrarie ai parametri di Maastricht nella convinzione che l’euro non possa sopravvivere a lungo. “Non esiste un’Europa, ma una Germania circondata da pavidi”, affermava circa un anno fa intervistato da Libero. La sua idea e’ infatti quella che dall’Ottocento ad oggi gli equilibri nel Vecchio Continente non siano mutati poi molto, con la Germania che continua – anche se pacificamente e non più con gli eserciti – ad imporre il suo dominio e l’Italia che, in un modo o nell’altro, ne accetta la predominanza. Nella sua autobiografia, in libreria in questi giorni, ‘Come un incubo e come un sogno. Memorialia e Moralia di mezzo secolo di storia’, Savona si definisce “un economista libero” e, come tale, parla senza mezzi termini: “La Germania non ha cambiato la visione del suo ruolo in Europa dopo la fine del nazismo, pur avendo abbandonato l’idea di imporla militarmente. Per tre volte l’Italia ha subito il fascino della cultura tedesca che ha condizionato la sua storia, non solo economica, con la Triplice alleanza del 1882, il Patto d’acciaio del 1939 e l’Unione europea del 1992. E’ pur vero che ogni volta fu una nostra scelta. Possibile che non impariamo mai dagli errori?”. Nel 2004, in qualità di presidente di Impregilo, è stato iscritto (insieme all’allora ad PierGiorgio Romiti) nel registro degli indagati dalla Procura di Monza, con l’ipotesi di reato di falso in bilancio e false comunicazioni sociali. Proprio nel corso di quelle indagini, i magistrati intercettarono una conversazione tra lo stesso Savona e l’economista suo amico Carlo Pelanda in cui si dava per scontata la vittoria di Impregilo nella gara per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Al telefono, come ricorda Il Fatto Quotidiano, Pelanda, tra l’altro editorialista sui quotidiani della galassia Berlusconi, sostenne di avere avuto rassicurazioni da Marcello Dell’Utri sull’esito della gara per l’appalto, a cui partecipava anche Astaldi, che ne uscì pochi mesi dopo effettivamente battuta. Le indagini furono poi archiviate, mentre – dopo un rinvio a giudizio da parte della Procura di Milano – nel 2009 il processo per aggiotaggio e’ stato dichiarato chiuso per prescrizione di reato.
  • Ministro agli Affari Regionali: Erika Stefani
    Nata a Valdagno, nel Vicentino, il 18 luglio 1971, avvocato, è entrata in politica alle amministrative del 1999 come consigliere del comune di Trissino, Erika Stefani, esponente della Lega, scelta per guidare il ministero degli Affari regionali e delle autonomie. Prima di approdare in Parlamento, ha fatto una lunga carriera a livello amministrativo e territoriale. Alle elezioni comunali del 2009 si è presentata come candidata del Carroccio a Trissino, è stata eletta e ha ricoperto le cariche di vicesindaca e assessore all’Urbanistica. La ‘svolta’ politica vera e propria è arrivata però solo nel 2013, quando è stata eletta senatrice con la coalizione di centrodestra alle politiche. Durante la legislatura, è stata vicepresidente del gruppo Ln-Aut dal 15 luglio 2014, membro della Giunta delle elezioni e elle immunità parlamentari, componente della commissione Giustizia. Inoltre ha fatto parte della commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere; del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa; della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Era anche membro della commissione di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro. Alle elezioni del 4 marzo ha ripetuto il successo ottenuto alle precedenti politiche ed è stata rieletta nel collegio uninominale di Vicenza. Ora approda al ministero chiamato ad occuparsi dei rapporti con le Regioni.
  • Ministro al Mezzogiorno: Barbara Lezzi
    Ministra per il Sud in quota M5s in un dicastero che nel programma di governo iniziale del M5s non doveva neanche esistere: è della senatrice Barbara Lezzi. Pugliese, classe 1972, la senatrice si è diplomata nel 1991 all’istituto tecnico Deledda per periti aziendali di Lecce, la città in cui è nata. Assunta dal gennaio 1992 in un’azienda del settore commercio come impiegata di III livello, viene eletta senatrice già la scorsa legislatura dove diventa vicepresidente della Commissione bilancio e membro della Politiche europee. Battagliera si fa subito notare quando assieme ai suoi due colleghi salentini porta sullo scranno di palazzo Madama il famigerato “apriscatole” con cui Beppe Grillo intendeva “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonna”. Subito si ritaglia un ruolo di spicco tra la truppa pentastellata sbarcata in Parlamento: dopo la caduta del divieto di partecipare alle trasmissioni tv viene scelta dalla comunicazione tra i parlamentari prescelti a partecipare ai dibattiti in tv e poi inviata come prima pentastellata a partecipare al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Conosciuta come la “pasionaria grillina” Lezzi, con un bottino di 107 mila voti, nelle ultime elezioni ha messo al tappeto due big come l’ex premier Massimo D’Alema e la sottosegretaria uscente allo Sviluppo economico Teresa Bellanova. Lezzi è stata sfiorata dal ciclone dei mancati rimborsi M5s per un bonifico di poche migliaia di euro che mancava all’appello.
  • Ministro alla Famiglia e ai Disabili: Lorenzo Fontana
    Dalla Fiera di Verona al governo, passando per il Parlamento Europeo. La carriera politica di Lorenzo Fontana, neoministro alla Famiglia e alle disabilità, si è sviluppata tutta nella Lega. Nato a Verona il 10 aprile 1980, dipendente dell’Ente Fiera, laureato in Scienze politiche e in Storia della civiltà cristiana, dopo essere stato consigliere comunale di Verona, nel 2009 Fontana è stato eletto per la prima volta al Parlamento Europeo, diventando capodelegazione del gruppo della Lega. Nel corso della legislatura al Parlamento Europeo è stato relatore di diversi progetti di decisione, ha proposto numerose risoluzioni, fatto interrogazioni ed interventi su una molteplicità di temi. Nel 2014 è stato confermato, ottenendo il seggio grazie alla rinuncia dell’allora sindaco di Verona, Flavio Tosi all’epoca leghista, primo degli eletti nel Carroccio. Nel corso del secondo mandato ha fatto parte della Commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni, e della delegazione per le relazioni con l’Iraq. Da sempre a stretto contatto con Matteo Salvini, che lo ritiene il suo “stratega” politico, nel febbraio 2016 Fontana è stato nominato vicesegretario della Lega. Nel giugno dello scorso anno, con l’elezione di Federico Sboarina a primo cittadino di Verona, è stato nominato vicesindaco, con le deleghe alle politiche per la casa, relazioni internazionali, fondi Ue, veronesi nel mondo, smart city, mantenendo l’incarico al Parlamento Europeo. Incarico che ha invece lasciato dopo il voto del 4 marzo, quando è stato eletto deputato alla Circoscrizione Veneto. Il 29 marzo Lorenzo Fontana è stato eletto vicepresidente della Camera ed ha poi rinunciato all’incarico di vicesindaco di Verona, dimettendosi. Nel 2018 ha pubblicato anche il suo primo libro, “La culla vuota della civiltà. All’origine della crisi” scritto a quattro mani con il banchiere Ettore Gotti Tedeschi e con la prefazione di Matteo Salvini. E’ sposato con Emilia Caputo, napoletana, assistente al Parlamento Europeo, dalla quale ha avuto una figlia, Angelica. E’ tifoso dell’Hellas Verona.
  • Ministro ai Rapporti con il Paralmento: Riccardo Fraccaro
    Tutto cominciò nel 2010 a Trento. E’ lì che Riccardo Fraccaro ha fondato il primo meet up del capoluogo trentino, sua città di adozione, sposando soprattutto la battaglia contro l’inceneritore. Per l’attuale questore della Camera, 37 anni e nel ‘curriculum’ una gaffe per un post su Hitler, arriva il ministero dei Rapporti con il Parlamento e della Democrazia diretta, come ha annunciato il premier Conte leggendo la lista dei ministri al Quirinale. Arriva così, soprattutto, anche la battaglia più sentita dal Movimento, il taglio ai vitalizi dei parlamentari. Nato a Montebelluna, in provincia di Treviso, Fraccaro si sposta in Trentino dove si è laureato in giurisprudenza. Cinque anni fa l’avventura a Montecitorio, unico deputato M5s eletto in Trentino. Per il Movimento diventa anche portavoce del gruppo e segretario dell’ufficio di presidenza. E’ in questo ruolo che fa sua la battaglia contro gli affitti d’oro degli organi costituzionali. Nel 2013 la gaffe anti Napolitano: nel giorno in cui il capo dello Stato di allora accetta di ricandidarsi, Fraccaro scrive sul suo blog: “Oggi è il 20 aprile, giorno in cui nacque Hitler. Sarà un caso, ma oggi muore la democrazia in Italia”. Dopo alcune ore, il messaggio scompare. Altro scivolone con il ‘cercasi giornalista tuttofare’, offrendo di pagarlo meno di 3 euro l’ora. Dopo il voto del 4 marzo, finita la prima riunione dei questori di Camera e Senato, annuncia: “Il M5s abolirà i vitalizi nel giro di due settimane con una delibera. Sono un istituto anacronistico e inaccettabile”.