Il mondo si mobilita per salvare gli oceani, sul piatto oltre 6 miliardi

Malta – Una mobilitazione “a nove zeri” in soccorso degli oceani. È di oltre 6 miliardi di euro il risultato totale degli impegni – più di 430 – arrivati da Stati e privati di ogni continente per proteggere e dare una governance agli oceani. Annunci espressi nei due giorni della conferenza internazionale “Our Ocean”, organizzata a Malta dalla Commissione europea, che non resteranno lettera morta.

Un risultato “spettacolare” ha commentato il commissario europeo per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, il maltese Karmenu Vella, che prudenzialmente aveva stimato di raggiungere un miliardo, includendo i 550 milioni della Commissione per sostenere 36 progetti. Ma l’impegno dell’Ue si è rivelato un propulsore che ha incoraggiato governi, mondo economico, ong, fondazioni, istituti di ricerca e organizzazioni internazionali di 112 paesi in tutto il mondo. Impegni che saranno sotto “monitoraggio costante” perché “sono alla base della conferenza stessa”, ha detto Vella.

MINACCE E FUTURO – I mari sono fortemente minacciati, ha ammonito l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, ricordando che “entro il 2050 gli oceani rischiano di avere più plastica che pesci”. E quando gli oceani non sono sani “anche il mondo non è sano, e le persone non lo sono”. Mogherini ha rilevato che l’oceano appartiene a tutta l’umanità, ad ogni essere umano e quindi “ciascuno ha la responsabilità di proteggere questo bene comune, come un tesoro, evitando che si tramuti in minaccia. Quando gli oceani sono sani sono la più grande risorsa che abbiamo. Se gli oceani fossero un Paese avrebbero un posto nel G7 perchè hanno una fra le più grandi economie del mondo”, visto che milioni di posti di lavoro dipendono dagli oceani e il 90% del commercio mondiale viaggia via mare. Tra le varie minacce, ha ricordato ancora Mogherini, anche l’innalzamento del livello dei mari e la conseguente migrazione delle popolazioni che vivono sulle coste, e gli uragani, un grave pericolo per la sicurezza. “Non viviamo ai tempi dei Romani che attribuivano le catastrofi naturali all’ira di Dio. E gli scienziati confermano che dipendono dall’uomo” il cambiamento climatico, la mancanza di sicurezza ma “visto che l’uomo è responsabile del problema può decidere di essere anche parte della soluzione”. Dunque, “serve un’alleanza globale e l’impegno quotidiano di ciascuno di noi”.

Gli oceani sono “il futuro dei continenti, dell’umanità stessa – ha spiegato il primo vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans – e oggi c’è maggiore consapevolezza” sulle minacce ai nostri mari a partire dell’inquinamento della plastica e della microplastica, il “mostro” degli oceani. Entro fine anno ci sarà la Strategia europea ad hoc, ha assicurato Timmermans, secondo cui più che le sanzioni servono politiche a sostegno della riduzione e soprattutto del riciclo che “è l’unica vera soluzione” contro l’inquinamento di plastica e microplastiche. “Dobbiamo lavorare tutti insieme, la cooperazione è fondamentale – ha osservato – tutti gli attori devono fare la propria parte”. Oltre alla politica e all’industria è importante coinvolgere la scienza, la ricerca e l’università per trovare nuove soluzioni ed “educare” la collettività con campagne informative oltre all’insegnamento a scuola, ha aggiunto annunciando che la Commissione eliminerà entro fine 2017 tutti i bicchieri di plastica monouso in distributori d’acqua anche automatici nei suoi edifici a Bruxelles. Da parte dell’industria, molti sono gli impegni orientati al riciclo.

Numerosi i progetti pubblici e privati per oceani più puliti e sicuri, trasporti via mare più green, per preservare le aree marine protette. A Malta, molti partecipanti hanno annunciato la creazione di nuove Aree Protette Marine che coprono più di 2,5 milioni di chilometri quadrati, pari a più della metà della dimensione dell’intera Unione Europea.

BLUE ECONOMY – Fra i progetti ce ne sono alcuni anche per affrontare il cambiamento climatico e la pirateria, per combattere la pesca illegale, per sviluppare la blue economy sostenibile, che è prevista raddoppiare entro il 2030, dai 1.300 miliardi di euro stimati oggi, e portare 40 milioni di posti di lavoro.

In tema di blue economy e decarbonizzazione, la Fondazione Imprese, attraverso la Fondazione CSMare, si è impegnata con un pacchetto da 15 milioni di euro di investimenti. Si tratta di uno dei 18 ‘pledge’ sottoscritti dagli “eroi dei tempi moderni”, come li ha definiti il commissario Ue Karmenu Vella, nel settore dell’economia blu, che fa parte del ‘tris’ delle iniziative italiane selezionate insieme a quelle del gruppo Grimaldi e del Porto di Venezia. Il progetto di Federazione Imprese prevede di investire entro il 2022 15 milioni di euro in iniziative strategiche di decarbonizzazione e blue economy tramite il nuovo strumento della Fondazione CSMare, che combina l’origine privata con la compartecipazione pubblica. E, proprio in quest’ottica, Federazione Imprese si è assunta l’impegno di finanziare attraverso la Fondazione CSMare azioni strategiche per l’utilizzo di carburanti alternativi nel trasporto marittimo, principalmente Gnl (gas naturale liquido) e bio-Gnl prodotto dai rifiuti urbani e dagli scarti di pesca e agricoltura. “Con soddisfazione abbiamo riscontrato la complementarietà tra la nostra iniziativa e l’impegno assunto da Rccl (Royal Caribbean Cruise Line) a dimostrazione che, a prescindere dalle dimensioni, tramite una rappresentanza forte tutte le imprese possono creare sinergie con realtà operanti a livello globale per il raggiungimento del bene comune”, ha dichiarato il Presidente di Federazione Imprese Evelin Zubin.

La crescita più rapida dell’occupazione marittima dovrebbe riguardare la produzione di energia eolica off shore, acquacoltura marina, lavorazione del pesce e attività portuali.