Il digitale è strategico per la ripresa ma l’Italia arretra, è quart’ultima in Ue

Bruxelles – Poche competenze informatiche, connettività al rallentatore, cittadini e Pmi ancora lontani da e-government e digitalizzazione. L’Italia – dove la copertura della fibra ottica è salita al 30% ma resta sotto la media Ue – si conferma uno dei Paesi meno ‘digitali’ d’Europa e, davanti all’impatto della crisi economica, deve “intensificare gli sforzi” per “colmare il divario”. Perché proprio il digitale, tra i cavalli di battaglia del piano presentato dalla task force di Vittorio Colao per rilanciare il Paese, sarà uno dei volani strategici per la ripresa.

E’ una fotografia a poche luci e molte ombre quella del nostro Paese restituita dall’indice annuale per lo sviluppo digitale (Desi) della Commissione Ue. Relegata da anni in fondo alla classifica, l’Italia perde una posizione rispetto all’anno precedente e finisce 25esima. Peggio fanno solo Romania, Grecia e Bulgaria. Mentre in cima vi sono Finlandia, Svezia e Danimarca.

A trascinare giù il nostro Paese sono soprattutto le carenze “significative” nelle competenze digitali, ai livelli più bassi d’Europa. Soltanto il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni dispone di abilità di base (58% in Ue) e solo il 22% ha conoscenze avanzate (33% in Ue). Una situazione che si riflette anche negli specialisti delle tlc, che rappresentano appena il 2,8% degli occupati italiani contro una media europea del 3,9%. Tra loro, le donne sono appena l’1% (1,4% il dato Ue). Lacune che, osserva Bruxelles, hanno ricadute negative a cascata su tutti gli altri settori del digitale. A partire dall’uso di Internet, un’abitudine per il 74% degli italiani contro l’85% degli europei. Se si guarda poi all’e-government, a cui ricorre solo il 32,3% degli italiani, emerge la distanza tra cittadini e amministrazione più ampia d’Europa.

Qualche luce s’intravede sul fronte della connettività. Sebbene i lenti progressi abbiano fatto perdere terreno al Paese, piombato dalla 12ma alla 17ma posizione, le buone notizie arrivano dalla preparazione al 5G. Con il 60% di spettro assegnato, il nostro Paese si piazza quarto dopo Germania, Finlandia e Ungheria. E, sottolinea Bruxelles, “l’adozione del piano quinquennale ‘Italia 2025’ potrà portare a una progressione sul Desi nei prossimi anni”. Migliora anche la copertura della fibra ottica (Fiber To The Home – Ftth), salita al 30% nel 2019 e più vicina alla media europea del 34%. Con l’ingresso di nuovi operatori come Open Fiber, negli ultimi tre anni è cresciuta la concorrenza infrastrutturale. Tuttavia, osserva Bruxelles, la quota di mercato della fibra al 6% è ancora molto inferiore rispetto alla media Ue del 19,3%. “L’entità dell’intervento pubblico messo in campo in questi anni ed affidato alla concessionaria Open Fiber avrebbe dovuto condurre a risultati ben diversi”, ha ammonito l’amministratore delegato di Infratel Italia, la in house del Mise, Marco Bellezza. Un “grave ritardo” rilevato anche dal rapporto Ue ma imputato principalmente alla “difficoltà di accedere alle infrastrutture esistenti e di ottenere le autorizzazioni” per realizzare le opere necessarie.