Il costo della Brexit, il rischio di un ‘conto’ salato per la Gran Bretagna

Bruxelles – Come ogni divorzio, anche quello fra la Gran Bretagna e l’Unione Europea non può non avere un conto salato. Un conto attorno al quale si discute già da mesi e che sarà inevitabilmente al centro di trattative accanite tra Londra e Bruxelles. Anche se nessuno conosce esattamente l’entità delle somme da mettere sul piatto, sui media del Regno Unito e del continente circolano calcoli messi in giro dalle due parti, in una selva di dati, analisi e rapporti di fonte varia destinati a essere sbandierati gli uni contro gli altri sui tavoli negoziali. Ecco di seguito alcune delle stime più accreditate, o almeno più citate:

  • 60 miliardi di euro: è la cifra che l’Ue pare intenda chiedere, in euro e non in sterline come valuta, a Londra come ‘arretrati’ a copertura di impegni presi insieme negli anni scorsi e contributi al budget europeo.  Il capo negoziatore dell’Ue Michel Barnier sarebbe pronto a metterla nero su bianco fin da subito, ha avvertito l’ex ambasciatore britannico a Bruxelles, Ivan Rogers.
  • 150 miliardi di euro: è il valore complessivo degli assets europei, rispetto ai quali, proprio come in un divorzio, la Gran Bretagna potrebbe rivendicare la sua quota post Brexit. Almeno stando al Daily Telegraph, che indica una ‘fetta’ minima per Londra pari a 17 miliardi di euro e, forse, molto di più.
  • 66 miliardi di euro: è quanto, secondo il Tesoro britannico, il Regno Unito rischia di perdere ogni anno con una ‘hard Brexit’, che si concluda senza un accordo di libero scambio con l’Europa. La cifra è calcolata stimando un brusco calo del Pil dopo l’uscita dal single market e l’adozione delle regole base del Wto negli scambi internazionali.
  • 1.800 miliardi di euro: è il valore ciclopico degli assets che le banche internazionali di Londra potrebbero spostare verso il continente o altrove in seguito all’uscita dall’Ue, mettendo a rischio 30.000 posti di lavoro nella City. La previsione, piuttosto catastrofica, è stata fatta dal gruppo Bruegel, think tank europeista di Bruxelles. Ma è contestata da molti in riva al Tamigi, euroscettici pro Brexit e non solo.
  • 20 miliardi di euro: è quanto rischia il settore agroalimentare britannico in termini di perdite nell’export verso l’Ue, in seguito a dazi e elevati e barriere non tariffarie, in caso di non accordo tra Ue e Gb. E’ la stima contenuta nelle conclusioni del rapporto della Commissione per l’Ue della Camera dei Lord britannica, che menziona anche, tra i punti potenzialmente controversi, la dipendenza dell’agricoltura britannica dalla manodopera straniera. Nella relazione si sottolinea che tra il 70 e l’80% delle esportazioni agroalimentari del Regno Unito trovano sbocco nell’Ue, dato che sale al 97% se si considerano i flussi diretti verso mercati che con l’Ue hanno accordi commerciali. Nel 2015 l’export agroalimentare d’Oltremanica valeva 21 miliardi di euro e le importazioni, provenienti per l’80% da paesi Ue, 44 miliardi di euro.