I leader Ue uniti fissano i paletti per il negoziato con Londra

Bruxelles – L’uscita dall’Ue si farà per fasi, garantendo prima i diritti dei cittadini, saldando il conto con Bruxelles e assicurando la continuazione del processo di pace in Irlanda. Solo dopo, in un secondo momento, quando saranno stati fatti “progressi sufficienti” su questi tre aspetti chiave, si guarderà alle relazioni future tra Gran Bretagna e Unione e agli accordi commerciali. E’ quanto stabiliscono le linee guida per il negoziato sulla Brexit adottate all’unanimità dai 27 al vertice Ue del 29 aprile. Per l’imprimatur alle linee guida che governeranno l’accordo sul divorzio tra Ue e Regno Unito è bastata, a differenza degli altri vertici europei, una manciata di minuti, grazie a un’inedita “straordinaria unità” nel sottoscrivere priorità e linee rosse per quella che si annuncia come una delle trattative più difficili della storia dell’Ue.

Le linee guida constano di 9 cartelle complessive, inclusa l’intestazione. Sono divise in un’introduzione e sei paragrafi intitolati: ‘Principi chiave’, ‘Un approccio graduale al negoziato’, ‘Accordo sulle disposizioni per un ritiro ordinato’, ‘Discussioni preliminari e preparatore su un quadro per la relazione futura tra Ue e Regno Unito’, ‘Principio di sincera cooperazione’, e ‘Disposizioni procedurali per il negoziato in base all’art.50’.

  • Prima priorità, i diritti dei cittadini. Occorre “concordare su garanzie reciproche a salvaguardia dello status e dei diritti derivanti dalla legislazione europea per i cittadini europei e britannici”. E’ scritto nel capitolo dedicato agli “accordi sulle disposizioni per un ritiro ordinato” delle linee guida negoziali europee. Le garanzie “devono essere effettive, esecutive, non discriminatorie e globali, compreso il diritto di acquisire il diritto di residenza permanente dopo un periodo continuato di cinque anni di residenza legale”. Inoltre è indicato che si dovrà “prevenire un vuoto legislativo” per quanto riguarda gli accordi di affari costituiti “sull’assunzione di un proseguimento dell’appartenenza del Regno Unito alla Ue”.
  • Seconda priorità, il rispetto degli impegni finanziari. L’Unione europea si aspetta di concludere con il Regno Unito un “singolo accordo finanziario” che copra tutte “le questioni che derivano dal ‘Quadro finanziario pluriannuale’ così come quelle relative alla Banca europea per gli investimenti, il Fondo europeo per lo sviluppo e la Banca centrale europea”. La formula specifica che l’accordo finanziario “dovrà coprire tutti gli impegni così come le passività, comprese le passività contingenti”.
  • Terza priorità, il processo di riconclizione irlandese. L’obiettivo è evitare una frontiera rigida tra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord, nel rispetto degli accordi di pace del Venerdì Santo del 1998. E’ stata inoltre aggiunta una dichiarazione in base a cui si precisa che in caso di riunificazione si applicherà all’Irlanda del Nord lo stesso principio che valse per la Germania Est nel 1990, ovvero l’ingresso automatico nell’Ue come paese unificato.

Tra gli altri principi chiave, si sopttolinea che l’Unione europea “è pronta a cominciare un lavoro verso un accordo commerciale” col Regno Unito che però “dovrà essere finalizzato e concluso quando il Regno Unito non sarà più uno stato membro”, e se anche l’accordo di libero commercio dovrà essere “equilibrato, ambizioso e di ampia portata” esso “non potrà, comunque, equivalere alla partecipazione nel Mercato Unico o in una sua parte, in quanto ciò minerebbe la sua integrità ed il suo corretto funzionamento”.

E’ prevista poi la possibilità di un accordo transitorio che estenda “per un limitato periodo di tempo” la possibilità di negoziare la “relazione futura” tra il Regno Unito e la Ue dopo la scadenza del 29 marzo 2019, giorno in cui il negoziato in base all’art.50 terminerà. Se tale periodo transitorio “dovrà essere considerato, implicherà che “si applicheranno gli strumenti e strutture normativi, legali, di bilancio, di supervisione e di attuazione dell’Unione”. L’indicazione è inserita nel capitolo intitolato “Un approccio graduale ai negoziati”, in cui si stabilisce anche che un negoziato “preliminare e preparatorio” sulla relazione futura tra Ue e Regno Unito potrà cominciare “non appena il Consiglio Europeo deciderà che sono stati fatti sufficienti progressi nella prima fase”, dedicata ai diritti dei cittadini e all’accordo sugli obblighi finanziari del Regno Unito.

Ma proprio la partita ‘economica’ potrebbe spaccare la compattezza dimostrata finora dai 27. A causare divisioni potrebbe essere infatti la questione della ricollocazione dell’Agenzia del farmaco (Ema) e dell’Autorità bancaria (Eba) dalla Gran Bretagna all’Ue, che una ventina di Paesi, tra cui l’Italia, si sono candidati ad ospitare. Criteri, procedure, e roadmap dei trasferimenti sono in agenda al vertice Ue di giugno, e una decisione potrebbe arrivare già in autunno. Dopo il varo di mercoledì 3 maggio da parte del Collegio dei Commissari della ‘Raccomandazione’ sul mandato giuridico per il negoziato, questo dovrà essere approvato in modo definitivo in una nuova riunione del Consiglio affari generali il 22 maggio a Bruxelles. Il negoziato vero e proprio entrerà nel vivo dopo le elezioni britanniche dell’8 giugno.