Gli strumenti Ue per la lotta al terrorismo

Bruxelles – Il fenomeno del terrorismo, e in particolare quello dei ‘foreign fighters’, richiede strumenti effettivi e un approccio comunitario. Tra il 2009 e il 2013, negli Stati membri dell’Ue vi sono stati 1.010 attentati falliti, sventati o riusciti, in cui sono rimaste uccise 38 persone. Dal 2014 a oggi, le stragi si sono susseguite per mano dell’Isis e si parla oggi di 300 persone che hanno perso la vita. L’impegno dell’Ue, iniziato sin dal 2005 con la strategia antiterrorismo adottata dal Consiglio, si concentra su prevenzione, da realizzare anche tramite l’interscambio fluido ed efficace tra gli Stati membri, e in particolare tra i loro sistemi di intelligence, protezione, perseguimento e risposta. Ecco una lista dei principali strumenti messi in campo:

  • Europol: l’agenzia di polizia dell’Unione europea è stata rafforzata nel maggio del 2016 grazie alle nuove regole di governance approvate dal Parlamento Ue, su proposta della Commissione. L’attuale direttore è il britannico Rob Wainwright, il cui mandato è in scadenza a gennaio 2018.  La strategia Ue 2015-2020 si fonda su tre priorità: la prevenzione di terrorismo e radicalizzazione, la lotta al crimine organizzato e quella contro la cybercriminalità. Tra le novità introdotte, vi è la piena operatività dell’agenzia nel contrasto dell’aumento dei crimini transfrontalieri e delle minacce terroristiche. Nello specifico, è stata istituita un’unità specializzata per rispondere immediatamente alle minacce emergenti, coadiuvata dal Centro europeo antiterrorismo (ECTC). Un’importante novità introdotta dalle nuove regole è rappresentata dalla possibilità di scambio di informazioni fra Europol e soggetti privati come provider informatici e aziende, fattore fondamentale soprattutto nell’era dei social network, utilizzati dai vari gruppi terroristici per la radicalizzazione e il reclutamento. Europol può quindi direttamente chiedere che un profilo o una pagina di un social network affiliata all’Isis venga eliminata per fermare la propaganda sul web.
  •  Centro Europeo antiterrorismo (ECTC): polo d’informazione antiterrorismo per le autorità di contrasto negli Stati membri dell’Ue, fornisce sostegno operativo e strategico, coordinamento e conoscenze specialistiche per le indagini dei Paesi Ue, anche in merito all’utilizzo dei social media a fini di radicalizzazione.
  •  Centro europeo per la lotta al traffico di migranti (EMSC): è stato lanciato da Europol il 22 febbraio 2016 per sostenere gli Stati membri nell’attività di smantellamento delle reti criminali coinvolte nel contrabbando di esseri umani. Agisce tramite una rete di condivisione tra le intelligence e le forze di sicurezza dei paesi membri.  Conta attualmente 42 esperti e analisti che procurano sostegno analitico e operativo ai Paesi Ue.
  • Eurojust: organismo di cooperazione europea che mira a rafforzare il coordinamento e la collaborazione tra autorità nazionali nella lotta contro le forme gravi di criminalità transnazionale che interessano l’Unione. Ciascuno dei 28 Stati membri designa un proprio rappresentante presso Eurojust, la cui sede si trova all’Aia. I rappresentanti possono essere pubblici ministeri, giudici o funzionari di polizia con pari prerogative. Eurojust tratta circa 2.000 casi all’anno e  tiene annualmente  intorno a 200 riunioni di coordinamento, che coinvolgono le autorità giudiziarie e investigative provenienti dagli Stati membri e, eventualmente, da Stati terzi.

Dopo gli attentati di Parigi, il 13 novembre 2015, inoltre, l’Europa ha presentato una serie di misure per combattere il terrorismo, dal controllo dei passeggeri aerei alla stretta su armi da fuoco ed esplosivi. Di seguito le due principali misure introdotte:

  • Registro dei passeggeri aerei (Pnr): istituito ai fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi. Con questo strumento, le compagnie aeree sono obbligate a comunicare alle autorità i dati dei passeggeri per tutti i voli provenienti da Paesi terzi verso l’Unione Europea e viceversa.  I dati sono conservati per un periodo di cinque anni ma, dopo sei mesi dal trasferimento sono resi anonimi mediante la mascheratura di alcuni elementi, come il nome, l’indirizzo e i contatti, elementi che potrebbero servire a identificare direttamente il passeggero. La direttiva si applica ai voli extra-Ue, ma gli Stati membri possono decidere di estenderla ai voli intra-Ue (ad esempio, i voli che si dirigono da uno Stato membro verso un altro o altri Stati membri), notificandolo per iscritto alla Commissione. I Paesi dell’Ue possono inoltre decidere di procedere con la raccolta e il trattamento dei dati Pnr provenienti da operatori economici diversi dalle compagnie aree, come le agenzie di viaggio e gli operatori turistici, che forniscono allo stesso modo servizi di prenotazione di voli.
  • Shengen Information System (Sis): di recente  è stato introdotto un meccanismo che lancia un allarme per attività terroristiche tramite la banca dati di Schengen, appunto lo Schengen Information System (Sis). In questo campo diventa quindi possibile fare controlli anche per indagini in corso sia su persone che oggetti. Possono ora avere accesso a queste informazioni Europol, Eurojust e il nuovo corpo delle Guardie di frontiera Ue. Per la prima volta, poi, si è deciso l’inserimento nel database Schengen anche di tutte le decisioni dei rimpatri dei migranti irregolari. Tra gli ‘allarmi’ a cui avranno accesso tutti i 26 Paesi Schengen (tutti i Paesi Ue tranne Gran Bretagna, Irlanda, Romania, Bulgaria, Croazia e Cipro, più Svizzera, Norvegia e Islanda) si inseriscono anche i “ricercati sconosciuti”, ovvero coloro che hanno commesso un crimine di cui non si conosce l’identità ma di cui si possiede per esempio il dna o le impronte digitali oppure foto o immagini facciali. La banca dati di Schengen, che monitora chi entra, esce e si sposta nell’area di libera circolazione europea, vedrà anche allerte preventive per minori a rischio di sottrazione da parte dei genitori.