Frontex, in Italia e Ue per la prima volta sbarchi dei migranti sotto controllo

Roma – Non è ancora un dato strutturale e non si può ancora scrivere la parola fine, perché la situazione in Africa è “delicatissima”, la Libia resta in “condizioni di fragilità” e non è affatto escluso, come ricordano gli 007, che terroristi e foreign fighters in fuga dalla Siria possano utilizzare i canali dell’immigrazione illegale per raggiungere l’Europa. Ma per la prima volta Italia e Ue, all’unisono, guardano al fenomeno migratorio con meno preoccupazione: “è sotto controllo” dicono sia il ministro dell’Interno Marco Minniti sia il direttore esecutivo di Frontex Fabrice Leggeri.

A spingere verso l’ottimismo sono i numeri dei migranti che sfidano il Mediterraneo centrale. Cifre che, ormai da 8 mesi, fanno segnare il segno meno: dall’inizio dell’anno sono arrivate in Italia 5.217 persone, il 48,19% in meno rispetto alle 10.069 sbarcate nel 2017. Un calo che arriva al 60,49% se si guardano i migranti partiti dalla Libia, passati da 9.472 a 3.742. E nel solo mese di febbraio, dice Minniti, “si segna il 90% in meno”. “Stiamo vincendo una scommessa in cui nessuno credeva” ha azzardato solo due giorni fa il titolare del Viminale, con l’Italia che è passata da un approccio emergenziale alla questione ad una “gestione del fenomeno migratorio”. Parole condivise dal direttore esecutivo di Frontex: “la situazione è migliorata ed è sotto controllo” dice Leggeri rivolgendo un plauso all’Italia, che “si sta muovendo nella giusta direzione”.

Ma non solo: il rappresentante di Bruxelles si muove sullo stesso piano del governo italiano anche quando chiede agli Stati membri uno sforzo in più sul fronte rimpatri: “nel 2017 ne sono stati fatti 150mila” ma “se c’è la volontà di allocare maggiori risorse e finanziamenti la situazione può essere migliorata”. Sia Minniti sia Leggeri sanno bene però che la questione non è affatto chiusa. “La situazione non è risolta” ammette il direttore di Frontex secondo cui ora è necessario “guardare alla sostenibilità” delle politiche adottate. E poi c’è il problema dei centri per migranti in Libia, veri e propri lager dove migliaia di persone vivono in condizioni inaccettabili: “Unhcr e Oim stanno operando con risultati eccellenti e io non smetterò di lavorare – ha assicurato Minniti in diverse occasioni – fin quando quelle condizioni di vita non diventeranno accettabili”.

Che i problemi siano ancora tanti lo dicono anche gli 007 nella relazione al Parlamento. Il calo dei flussi, scrivono “non può ancora dirsi indicativo di una definitiva inversione di tendenza”. Per due motivi: la “flessibilità” dei network criminali e la “criticità” in cui versa la Libia, la cui situazione è “fragile, precaria e suscettibile di involuzioni repentine”. Ma c’è un altro aspetto che preoccupa l’intelligence: il calo delle partenze dalla Libia ha visto in parallelo una crescita di quelle dalla Tunisia. Bastano due numeri: nel 2017 l’aumento è stato del 492% rispetto al 2016; quest’anno sono già sbarcati 942 tunisini su 5.217 arrivati. Sbarchi “occulti”, a “piccoli gruppi a bordo di barchini di legno” effettuati sottocosta per evitare i controlli. Una situazione che aumenta “di fatto, la possibilità di infiltrazione di elementi criminali e terroristici”. Più o meno quel che ha ribadito Leggeri: il “rischio” esiste, anche se “non ci sono casi documentati”. Ecco perché il principale compito di Themis, la missione che ha sostituito Triton, è quello di “aumentare la capacità di intercettare” questi barchini.